rotate-mobile
Giovedì, 30 Maggio 2024
Lo scontro / Italia

La Germania beffa ancora l'Italia su Ong e migranti

Al Consiglio Ue Affari interni passa un compromesso sul regolamento per la gestione delle crisi che piace a Berlino ma che ha fatto infuriare il governo di Giorgia Meloni. Si lavora a trovare un'intesa

Su migranti e Ong è ancora scontro tra Germania e Italia, con la battaglia che questa volta si è spostata sul regolamento Ue per la gestione delle crisi come quella avvenuta a Lampedusa. Il testo era bloccato da tempo a Bruxelles a causa dell'opposizione della Germania ma ora, grazie a una nuova mediazione proposta dalla presidenza semestrale spagnola, il veto tedesco è stato superato con una modifica che però ha fatto infuriare il governo di Giorgia Meloni. L'ultimo colpo di teatro è avvenuto al Consiglio Ue Affari Interni. Tra i punti all'ordine del giorno c'era il "Regolamento sulle situazioni di crisi e di forza maggiore nel settore della migrazione e dell'asilo", un provvedimento che fa parte del pacchetto del nuovo Patto per le migrazioni e l'asilo, la riforma che dovrebbe riscrivere le regole dell'accoglienza, presentato dalla Commissione europea nel settembre 2020 e in corso di negoziati.

Stallo Ue sulla gestione delle crisi come Lampedusa

Il regolamento in questione entrerebbe in funzione per fare fronte a "situazioni eccezionali di afflussi massicci" di migranti irregolari. Starebbe al Consiglio con un voto a maggioranza (cosa sempre sostenuta da Berlino) il potere di decretare lo stato di crisi avviando così tutta una serie di procedure accelerate per affrontarla. In particolare consentendo di estendere la durata della detenzione dei migranti alle frontiere esterne del blocco (fino a 40 settimane), consentendo procedure più rapide e semplificate per l'esame delle domande di asilo per un numero maggiore di persone, ma soprattutto grazie a dei meccanismi di ricollocamento obbligatori dei migranti per aiutare il Paese di primo ingresso. La parte che più di tutte interessa all'Italia. Ma c'è un inghippo.

Il regolamento di crisi prevede regole per la gestione di tre tipi di situazioni eccezionali: quando ci si trova di fronte a un numero di sbarchi o attraversamenti della frontiera molto superiore al normale, a eventi eccezioni come ad esempio una pandemia, o ad una 'strumentalizzazione' dei migranti, cioè le creazione artificiale di crisi come è successo in passato quando ad esempio la Bielorussia di Alexander Lukashenko ha spinto di proposito migranti verso l'Europa o il Marocco verso la Spagna.

L'Italia vorrebbe che anche le Ong possano essere accusate di strumentalizzazione, cosa alla quale la Germania si oppone in maniera vigorosa. "Salvare le persone dall'annegamento in mare è un obbligo giuridico ed europeo", ha sottolineato la ministra degli Esteri tedesca, Annalena Baerbock durante una conferenza stampa a Berlino con il l'omologo italiano Antonio Tajani, in visita nel Paese. "I soccorritori civili in mare nel Mediterraneo svolgono una missione che salva vite umane", e nonostante le "opinioni divergenti sul finanziamento" di queste associazioni, il pagamento dei fondi di sostegno tedeschi a tre di loro è "imminente", ha annunciato.

E visto che a Bruxelles il ministro Matteo Piantedosi ha lasciato in anticipo la riunione del Consiglio Ue, senza rilasciare dichiarazioni alla stampa, a spiegare la posizione italiana è stato Tajani a Berlino, che ha indicato come l'Italia non abbia "detto no", e abbia "soltanto preso tempo per esaminare dal punto di vista giuridico i contenuti di questa proposta". Il nostro Paese insomma prende tempo per provare a strappare qualche concessione. Già a luglio non era stata raggiunta la maggioranza necessaria per l'adozione di questo regolamento con Ungheria, Polonia, Austria e Repubblica Ceca avevano votato contro e Germania, Slovacchia e Paesi Bassi che si erano astenuti.

Dopo l'ultima mediazione con il sì della Germania, anche se, per ipotesi, votassero contro il regolamento Austria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Olanda, Italia (che hanno alcuni dubbi), Polonia e Ungheria (che sono del tutto contrari all'intera riforma), la posizione negoziale passerebbe ugualmente a maggioranza qualificata, perché avrebbe 20 Stati a favore (15 è il minimo), con il 66,57% della popolazione (65% è il minimo).

'Blocco navale' senza navi: così naufraga la strategia Ue anti migranti voluta da Meloni

È chiaro che per un tema come l'immigrazione, non avere l'Italia a bordo certo non sarebbe un ottimo segnale. "Le migrazioni sono un fenomeno europeo, è una sfida europea, a cui facciamo fronte e in questo senso cerchiamo di fare in modo che la maggioranza si più ampia possibile. Per garantire ciò stiamo facendo ogni sforzo per chiudere l'accordo con la maggioranza più ampia", ha dichiarato al termine della riunione Fernando Grande-Marlaska, ministro dell'Interno della Spagna, Paese che ha la presidenza semestrale del Consiglio Ue, e che quindi gestisce le trattative.

"Credo che avremo un accordo" sul regolamento Ue sulle crisi migratorie "prima del summit di Granada", la riunione informale in Spagna dei capi di Stato e di governo dell'Ue del 6 ottobre. Per approvarlo, dal punto di vista tecnico, basterà un voto degli ambasciatori dei Ventisette al Coreper, il consesso che riunisce i rappresentanti permanenti dei governi a Bruxelles.

Continua a leggere su Europa.Today.it

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

La Germania beffa ancora l'Italia su Ong e migranti

Today è in caricamento