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Sabato, 22 Giugno 2024
Le trattative

Stallo Ue sulla gestione delle crisi come Lampedusa, per colpa degli alleati di Meloni

Il regolamento che obbligherebbe gli Stati ad accettare i ricollocamenti di migranti in situazioni eccezionali frenato dall'opposizione di Ungheria e Polonia. Ma anche Germania e Paesi Bassi hanno perplessità

A Bruxelles è in corso un braccio di ferro tra Parlamento e Consiglio Ue sul nuovo regolamento che dovrebbe aiutare ad affrontare le crisi migratorie come quella di Lampedusa. I deputati hanno deciso di ritirarsi dai negoziati di altri due importanti file della riforma comunitaria delle regole di asilo e accoglienza (il database europeo per le richieste d'asilo Eurodac e lo screening degli arrivi), in protesta con lo stallo tra i governi dell'Ue sul "Regolamento sulle situazioni di crisi e di forza maggiore nel settore della migrazione e dell'asilo". Si tratta di un provvedimento che fa parte del pacchetto del nuovo Patto per le migrazioni e l'asilo presentato dalla Commissione europea nel settembre 2020 e in corso di negoziati.

Misure obbligate di solidarietà e ricollocamenti: il regolamento mancante

Questo regolamento è l'unico che non ha ancora ottenuto il via libera dal Consiglio Ue, che rappresenta i governi degli Stati membri. Il Parlamento europeo ha invece approvato la sua posizione ad aprile. Il regolamento in questione entrerebbe in funzione per fare fronte a "situazioni eccezionali di afflussi massicci" di migranti irregolari. Starebbe alla Commissione il potere di decretare lo stato di crisi avviando così tutta una serie di procedure accelerate per affrontarla, tra cui misure obbligatorie di solidarietà come il ricollocamento delle persone entrare irregolarmente in altri Stati membri, nonché deroghe alle procedure di screening e di asilo.

Cosa cambia (in concreto) con il nuovo accordo sui migranti

"La situazione a Lampedusa sottolinea l'urgente necessità di uno strumento di crisi dell'Ue, che includa misure di solidarietà con i Paesi di primo approdo. Lo stallo in seno al Consiglio sui lavori legislativi relativi al regolamento sulle crisi è quindi davvero deplorevole", ha denunciato la deputata olandese Sophie in 't Veld, coordinatrice del gruppo liberale Renew Europe nella commissione Affari interni, e membro del Gruppo di contatto sull'asilo, che è il gruppo composto dai relatori di tutte le proposte del Patto sull'asilo e sulla migrazione.

oggi al Coreper II, il consesso in cui si riuniscono gli ambasciatori degli Stati membri dell'Ue che fanno le veci dei governi, si è provato a trovare una quadra, ma senza successo, e così probabilmente la palla passerà direttamente nelle mani dei ministri che potrebbero inserire una discussione sul tema al prossimo Consiglio Giustizia e affari interni previsto il 28 settembre.

Il regolamento crisi prevede regole per la gestione di tre tipi di situazioni eccezionali: quando ci si trova di fronte a un numero di sbarchi o attraversamenti della frontiera molto superiore al normale, a eventi eccezioni come ad esempio una pandemia, o ad una 'strumentalizzazione' dei migranti, cioè le creazione artificiale di crisi come è successo in passato quando ad esempio la Bielorussia di Alexander Lukashenko ha spinto di proposito migranti verso l'Europa. Questo regolamento sarebbe utile all'Italia per affrontare emergenze come quella di Lampedusa, con l'isola che è stata travolta da migliaia di sbarchi la scorsa settimana, ma a bloccare le trattative sono soprattutto i due principali alleati del governo di Giorgia Meloni: la Polonia di Mateusz Morawiecki e l'Ungheria di Viktor Orban, che da sempre sono contrari ai ricollocamenti dei migranti, anche i rifugiati che hanno già ricevuto il diritto di asilo.

Gli alleati di Meloni

Questi due Paesi sono contrari a tutto il nuovo Patto sulla migrazione, ma la loro opposizione è stata scavalcata finora scegliendo di procedere a maggioranza in Consiglio Ue, e non all'unanimità come si faceva prima per consuetudine. In quest'ultima battaglia però a quanto pare hanno trovato due alleati potenti (e inaspettati): la Germania e i Paesi Bassi, anche se per motivazioni diverse. I governi di Berlino e Amsterdam sono favorevoli al regolamento, ma non alla parte sulla strumentalizzazione, che è stata inserita dalla presidenza di turno spagnola dell'Ue proprio per provare a trovare una mediazione con Varsavia e Budapest, visto che è una loro richiesta (la Polonia è il Paese verso sui maggiormente la Bielorussia spinse i migranti nel novembre 2021). Ma di fatto la mossa di Madrid pare abbia complicato le cose, contribuendo a creare lo stallo.

"Giorgia Meloni adesso bussi alla porta degli alleati sovranisti che governano in Polonia e Ungheria che stanno bloccando in Consiglio l’approvazione del regolamento crisi", ha dichiarato in una nota Tiziana Beghin, capodelegazione del Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo, che ha ricordato che "questo provvedimento è fondamentale per l’Italia perché prevede il ricollocamento dei migranti in altri Paesi in caso di massicci arrivi".

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