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L'Ema contro gli Stati che autorizzano lo Sputnik: "Giocano alla roulette russa".

Continua il dibattito sul vaccino russo. Sempre più Paesi membri stanno avviando le procedure di autorizzazione, nonostante non sia ancora arrivata l’approvazione ufficiale europea. Il monito dell'Agenzia del farmaco però non è piaciuto ai produttori di Mosca, che chiedono pubbliche scuse.

La presidente del consiglio di amministrazione dell'Agenzia europea del farmaco (Ema) ha definito una "roulette russa" la decisione di alcuni Stati membri dell'Ue di concedere unilateralmente l'autorizzazione al vaccino russo Sputnik V contro il coronavirus senza previa approvazione della stessa agenzia Ue. Una dichiarazione che ha suscitato le proteste dei produttori russi del vaccino, che hanno chiesto pubbliche scuse da parte dell'Ema.

L’agenzia europea ha già iniziato il processo di approvazione e in Germania è partita la produzione. Produzione che potrebbe riguardare anche l'Italia, dato che l'azienda farmaceutica italo-svizzera Adienne Pharma&Biotech ha sottoscritto un accordo con i titolari del brevetto per realizzare il medicinale in due stabilimenti, in Lombardia e nel Centro Italia, forse già a partire da luglio. Contemporaneamente l'Ungheria ha già approvato il vaccino e Praga e Bratislava stanno prendendo la stessa strada, sottolineando che non aspetteranno l'approvazione dell'Ema. L’Austria, la Croazia e la Slovacchia sono intenzionate a seguire un approccio simile. Anche San Marino, non membro ufficiale dell’Ue, ha deciso di affidarsi allo Sputnik V, stanco dei ritardi del piano di vaccinazione europeo contro il Covid-19.

La presidente del consiglio di amministrazione dell'Ema, Christa Wirthumer-Hoche, ha detto all'emittente austriaca che tali decisioni sono “paragonabili a una roulette russa. Sconsiglio fortemente l’autorizzazione perché non ci sono ancora riscontri sicuri su questo vaccino”. La presidente ha tenuto a sottolineare che lo Sputnik V in futuro verrà immesso sul mercato, ma solo dopo “aver esaminato tutti i dati necessari”. Parole che hanno spinto i produttori del vaccino russo a una replica: "Chiediamo le scuse pubbliche da Christa Virtumer-Hohe dell'Ema per i suoi commenti negativi sugli Stati dell'Ue che appoggiano direttamente lo Sputnik V. I suoi commenti sollevano seri interrogativi sulla possibile interferenza politica nel processo di valutazione del vaccino, avviato dall'Ema", si legge in un tweet dei produttori dello Sputnik V.

Il dibattito sullo Sputnik V si è acceso di recente, soprattutto dopo che l'Ue ha dovuto affrontare i gravi ritardi nelle consegne di vaccini da parte delle aziende farmaceutiche con cui Bruxelles aveva firmato i contratti. Mentre alcuni Paesi hanno iniziato a spingere per l’accesso a una più ampia gamma di vaccini, molti altri hanno espresso preoccupazione per le ambizioni politiche nascoste della Russia dietro la spinta per lo Sputnik. L’attuale capo del Partito popolare europeo (Ppe), Donald Tusk, ha recentemente esortato gli europei, tra cui i polacchi, a non essere "ingenui" riguardo alle intenzioni di Mosca e Pechino. E proprio la Polonia potrebbe guidare il fronte degli anti-Sputnik (più per ragioni geopolitiche che strettamente sanitarie).

Alla domanda di Euractiv se la Commissione tenga conto anche delle potenziali implicazioni politiche per quanto riguarda lo Sputnik, il portavoce principale dell’esecutivo europeo, Eric Mamer, ha risposto: "Quando si tratta del processo di valutazione che l'Ema intraprende sulla vaccinazione e l'autorizzazione all'immissione sul mercato, che poi arriva solo a seguito di una valutazione positiva, l'unica considerazione che viene fatta è quella relativa alla salute". Mamer ha anche aggiunto che “questa è l'unica cosa che noi, come organizzazione pubblica responsabile, possiamo prendere in considerazione quando valutiamo un vaccino", ha aggiunto. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, si è recentemente chiesta pubblicamente perché Mosca stia promettendo milioni di vaccini a molti Paesi del mondo, quando non ha ancora vaccinato il proprio popolo. Di contro, Mosca ha accusato la presidente von der Leyen di aver cercato di politicizzare la questione. Un rappresentante della Russia a Bruxelles ha dichiarato che la von der Leyen ha attuato "uno sforzo per politicizzare la questione in modo deplorevole”.

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