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Migranti, Sassoli a Orban: "No fondi Ue a chi non accoglie"

Il presidente del Parlamento europeo chiede di imporre la condizionalità, chi non accetta i ricollocamenti non può pretendere soldi comunitari

Fare parte dell'Unione europea vuol dire essere disposti a dare e non soltanto voler ricevere. È un messaggio indirizzato al premier ungherese, Viktor Orbán, ma non solo, quello che arriva dal presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, secondo cui “se un Paese non ricolloca” i migranti in arrivo sulle coste italiane, greche e spagnole allora “non prende fondi" europei.

Fondi solo con i ricollocamenti

L'Ungheria, insieme ai Paesi di Visegrad, è da sempre contraria a questo principio che è stato ribadito anche dal recente accordo di Malta con Francia e Germania. "Prendi i soldi della coesione ma partecipi a riforme ad esempio sulla politica dell'immigrazione. Tanti paesi si fanno belli con i soldi dei cittadini europei, a Varsavia o a Budapest ci sono tantissime opere pubbliche fatte con i soldi dei cittadini europei. Allora mettiamoci una condizionalità”, ha detto l'esponente del Partito democratico intervistato a Circo Massimo su Radio Capital. "Facciamo questa battaglia. È bello farsi le metropolitane con i soldi dei cittadini europei, ma deve essere anche bello dare solidarietà ai Paesi che ne hanno bisogno o fare politiche per la lotta ai cambiamenti climatici o rispettare lo Stato di diritto", ha continuato il presidente dell'Europarlamento.

L'accordo di Malta

Riferendosi all'accordo di Malta Sassoli lo ha definito “un primo passo”, un compromesso che “ha dei limiti evidenti, come il criterio della volontarietà”, ma “già il fatto che alcuni Paesi abbiamo deciso che sia conveniente affrontare questo tema è obiettivamente interessante. Bisogna continuare e fare in modo che sia conveniente anche per altri entrare in questo meccanismo".

Le modifiche delle regole Ue

Infine il presidente ha aperto alle modifiche delle regole europee: "Dico sì, ma bisogna mettersi in ordine. Se saremo capaci di metterci in ordine, io penso che probabilmente le regole nel tempo verranno cambiate. Che lo facciano e lo chiedano i paesi che devono mettersi in ordine è un errore. Ed è stato un errore del sovranismo. In questo momento bisogna aumentare la fiducia nel proprio paese, e se i conti si rimettono in ordine può cominciare una stagione di riforma di quel patto".

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