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Domenica, 3 Marzo 2024
Un anno di conflitto

Chi sta vincendo la guerra in Ucraina?

A un anno dall'inizio del conflitto nessuna delle due parti ha ancora avuto la meglio. E mentre cresce il dubbio su cosa significhi la parola 'vittoria', la vera svolta potrebbe arrivare dall'industria bellica

La propaganda è uno strumento di guerra. Per questo nessun rappresentante di Mosca o Kiev ammetterebbe mai che la situazione al fronte si sta mettendo male per il proprio Paese. Eppure, a ormai un anno dall'inizio della guerra, alcuni fatti sono visibili a tutti. Da una parte, la Russia non ha completato quella che si ostina a chiamare 'l'operazione militare speciale', ovvero la sostituzione dell'esecutivo di Kiev con un governo fantoccio filo-russo. Ma nemmeno l'Ucraina ha ottenuto i suoi obiettivi: non ha liberato tutti i territori occupati e tanto meno è stata capace di insidiare il controllo russo in Crimea e nelle aree del Donbas controllate da Mosca dal 2014. Un pareggio? Anche no. 

Le promesse di Putin

Al netto delle interpretazioni sulle origini del conflitto, chi ha ordinato al proprio esercito di aprire il fuoco su un altro Paese è indubbiamente la Russia. Durante la guerra il presidente russo Vladimir Putin ha inoltre promesso più volte la fine delle ostilità presagendo una vittoria, salvo poi correggere il tiro costringendo migliaia di giovani ad andare al fronte. Di qui la valutazione maggioritaria tra gli analisti che il primo anno di combattimenti abbia dimostrato una clamorosa incapacità di Mosca a tenere testa alla resistenza ucraina nonostante l'oggettivo vantaggio russo in termini di mezzi e truppe allo scoppio della guerra. 

La Russia in difficoltà

L'analista di relazioni internazionali Phillips O'Brien della St. Andrews University, ieri citato dal Guardian, si è sbilanciato sostenendo una sostanziale riduzione della capacità militare russa e ha definito, a suo dire, errate le previsioni secondo cui il Cremlino starebbe preparando una nuova offensiva capace di replicare quella delle prime settimane di invasione. "Dallo scorso 24 febbraio l'Ucraina è diventata più forte, ha acquisito sistemi di difesa migliori e sta per ottenerne altri", ha affermato O'Brien, mentre "i russi si sono indeboliti". "Hanno più uomini - ha proseguito l'analista - ma il loro equipaggiamento è peggiore, i loro soldati sono meno addestrati di prima e le loro scorte di munizioni stanno diminuendo”.

La distruzione dell'Ucraina

Le considerazioni di O'Brien, tuttavia, lasciano in secondo piano la location dei combattimenti, un fattore invece messo in risalto da Stephen Kotkin, storico americano esperto di Russia. Intervistato dal New Yorker, il professore della Stanford University ha riassunto in termini estremamente semplici lo stato del conflitto. "Diciamo che possiedi una casa che ha dieci stanze", ha spiegato lo storico. "E diciamo che io faccio irruzione e porto via due di quelle stanze e le distruggo. Inoltre, da quelle due stanze, sto distruggendo le tue altre otto e tu stai cercando di respingermi", ha proseguito Kotkin. "Stai cercando di sfrattarmi dalle due stanze. Mi spingi fuori da un piccolo angolo, mi spingi fuori da un altro angolo, forse. Ma io sono ancora lì e sto ancora distruggendo. E il fatto è che hai bisogno della tua casa", ha continuato riferendosi alla 'casa' ucraina invasa dalle truppe russe. "È lì che vivi. È casa tua e non ne hai un'altra. Io invece ho un'altra casa che ha mille stanze. E quindi, se distruggo la tua casa, stai vincendo tu o sto vincendo io?", ha concluso.

Cosa manca all'Ucraina per entrare nell'Unione europea

La svolta dall'industria bellica

Per quanto possa sembrare semplicistica, l'analisi di Kotkin si basa su precedenti come la guerra in Siria nella quale i contendenti, sapendo di non poter controllare l'intero Paese, si stanno limitando a devastarlo per renderlo incontrollabile per qualsiasi vincitore. Lo storico ha però precisato una possibile svolta che potrebbe arrivare più dall'industria che dal campo di battaglia. "In questo momento siamo in una guerra di logoramento" nella quale "c'è solo un modo per vincere: aumentare la tua produzione di armi e distruggere la produzione di armi del nemico. Non le armi del nemico sul campo di battaglia, ma la capacità del nemico di rifornirsi e produrre più armi. Devi superare la produzione in una guerra di logoramento e devi schiacciare la produzione del nemico", ha concluso Kotkin. Proprio in questi giorni sia l'Unione europea che la Nato hanno messo l'accento sulla necessità di aumentare sensibilmente la produzione di armi e munizioni per far fronte all'ingente domanda ucraina. "La guerra ha cambiato natura e ora è un conflitto di posizione con combattimenti di artiglieria che consumano molte più munizioni", ha detto lunedì il capo della diplomazia Ue, Josep Borrell. "Oggi la Russia spara ogni giorno 50mila proiettili di artiglieria", ha aggiunto per convincere i Paesi Ue a dire sì agli appalti congiunti di materiale bellico.

Le perdite di Mosca

Seppure nessun Paese occidentale abbia in mente di attaccare l'industria bellica russa, a detta di diversi analisti la macchina da guerra del Cremlino potrebbe incepparsi anche da sola. L'International Institute for Strategic Studies britannico di recente ha stimato che la Russia abbia perso il 40-50% della sua flotta di carri armati. Anche le stime delle perdite sul campo di battaglia parlano di ingenti danni per l'esercito russo, con 2.000 soldati morti per ogni 100 metri guadagnati a Est. "Queste cifre dovrebbero essere trattate con cautela", ha precisato il Guardian.

Una guerra impossibile da vincere

Il generale americano Mark Milley si è spinto fino a sostenere che la Russia abbia già perso tatticamente e strategicamente. Tuttavia, l'alto ufficiale Usa ha precisato di ritenere improbabile che una delle due parti sia vicina al raggiungimento degli obiettivi dichiarati. I traguardi fuori dalla portata di entrambi i contendenti avevano già spinto lo stesso Milley a dichiarare lo scorso novembre che quella in Ucraina sarebbe una guerra impossibile da vincere con i soli mezzi militari. Ma perché l'aggressore e l'aggredito si riuniscano attorno allo stesso tavolo per concordare la fine 'non militare' della guerra è necessario che tacciano le armi e che ci sia un riconoscimento reciproco del ruolo dell'interlocutore. Un epilogo attualmente impossibile dal momento che gli scontri continuano da mesi con la stessa ferocia, tanto sul campo di battaglia quanto ai vertici della politica internazionale.

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