Giovedì, 24 Giugno 2021
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Ex dirigenti pubblici assunti dalle lobby: maxi inchiesta sulle porte girevoli nell'Ue

Il Mediatore europeo ha annunciato un'indagine per far luce sui casi di funzionari di alto livello della Commissione passati tra le fila di multinazionali e società di consulenza. Spesso con chi controllavano quando lavoravano per Bruxelles

L'ingresso del Berlaymont, la sede centrale della Commissione europea a Bruxelles

Prima il caso dell'ex direttore esecutivo dell'Eba, l'autorità europea di controllo del settore bancario, che adesso lavora per coloro che un tempo contollava. Poi, quello dell'ex dirigente dell'Agenzia europea della difesa, che ha lasciato un'ottima posizione nel settore pubblico per passare all'Airbus, il gigante dell'aeronautica, impegnato anche in campo militare. Senza dimenticare l'ex commissario Ue, Gunther Oettinger, che lavora per una società di consulenza che ha tra i suoi clienti la stessa Commissione, oltre che multinazionali il cui business dipende (e non poco) dalle politiche di Bruxelles. Tutti casi di "porte girevoli", ex politici o funzionari pubblici passati tra le fila dei privati. E su cui adesso il Mediatore europeo vuole vederci chiaro.

L'organo di garanzia dei cittadini, istituito dal Parlamento europeo e guidato da Emily O'Reilly ha annunciato l'avvio di "un'indagine ad ampio raggio sul modo in cui la Commissione gestisce i casi delle cosiddette 'porte girevoli' tra il suo personale", si legge in una nota. "L'indagine fa parte di un monitoraggio rafforzato sul modo in cui" l'esecutivo europeo "attua gli obblighi etici per il personale dell'Ue che si trasferisce nel settore privato". 

Già, perché le norme ci sono, soprattutto dopo lo scandalo dell'ex presidente della Commissione José Barroso, passato rapidamente dai vertici Ue a quelli di ben 21 consigli di amministrazione, tra cui quello di Goldman Sachs, la banca d'affari che con i suoi titoli tossici ha contribuito a far esplodere la prima grande crisi economica del nuovo Millennio. Condannabile da un punto di vista etico, Barroso non lo era da quello formale. E così nel 2018, Bruxelles ha deciso di dotarsi di un codice di condotta: dopo 2 anni dalla fine del loro mandato, gli ex membri della Commissione non possono lavorare per lobby e società di cui si sono occupati durante il loro incarico pubblico. Lo stesso vale per i funzionari d'alto livello, anche se il periodo è di un anno. In generale, tutti coloro che hanno lavorato per la Commissione, entro un lasso di tempo variabile a secondo del ruolo, devono informarla prima di accettare un nuovo incarico privato e ottenere l'ok preventivo dell'istituzione.  

Si tratta di standard che difficilmente si ritrovano negli ordinamenti nazionali dei Paesi membri, Italia comprese. Ma a quanto pare, per quanto elevati, qualcosa non funziona: il quotidiano Politico, per esempio, ha fatto notare che nel 99% dei casi, ex funzionari di alto livello hanno ottenuto l'ok a incarichi privati dopo aver lasciato quello pubblico. E in molti casi, il legame tra le mansioni svolte all'interno della Commissione e quelli all'esterno sollevava quantomeno alcuni sospetti. Come il caso di Carles Esteva Mosso: da alto dirigente dell'Antitrust di Bruxelles ha gestito delicati fascicoli sugli aiuti di Stato. Lasciato l'incarico, è passato subito a un'importante società di consulenza legale. Che si occupa proprio, tra le altre cose, di aiutare le aziende a difendersi dalle indagini dell'Antitrust Ue sugli aiuti di Stato.

Per tutte queste ragioni, il Mediatore ha annunciato una maxi inchiesta in cui verranno esaminate proprio le autorizzazioni date dalla Commissione ai suoi ex funzionari: in totale, verranno analizzati 100 fascicoli relativi a "dirigenti di alto livello e di medio livello", che "riguardano un totale di 14 direzioni generali (i ministeri di Bruxelles, ndr), oltre a tutti i gabinetti dei commissari, il servizio giuridico della Commissione, il segretariato generale, il gruppo di esperti interni e il comitato per il controllo normativo".

Per O'Reilly, fare luce sulle porte girevoli "è importante per mantenere la fiducia nelle istituzioni dell'Ue. Qualsiasi percezione che le norme non siano applicate correttamente rischia di sollevare dubbi sul fatto che l'amministrazione europea stia agendo pienamente nell'interesse pubblico", ha detto il Mediatore.

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