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Bruxelles minaccia azioni legali contro Merkel e Orban: "Basta stop ai confini"

La Commissione europea ha inviato una lettera di richiamo a Germania, Belgio, Danimarca, Finlandia, Ungheria e Svezia contro "i divieti di entrare o uscire dagli Stati". I blocchi tedeschi stanno provocando problemi anche al Brennero, passaggio strategico per l'export italiano

In vista dell'Eurosummit di questa settimana, la Commissione Ue alza la voce contro i blocchi unilaterali alle frontiere decise da sei Stati membri per ragioni sanitarie. Ma che stanno provocando problemi ai trasporti in tutta l'Unione, compreso in Italia, il cui export si trova a fare i conti con le code a cascata che stanno intasando il Brennero. Una situazione diventata insostenibile anche secondo Bruxelles, che ha inviato una lettera a Germania, Belgio, Danimarca, Finlandia, Ungheria e Svezia affinché revochino le restrizioni trovando soluzioni alternative per garantire trasporti e viaggi. Se non lo faranno, scrive la Commissione, potrebbe aprirsi una lunga battaglia legale. 

"Andati oltre"

"Abbiamo chiesto a tutti gli Stati membri di tornare alla corretta applicazione della raccomandazione adottata dal Consiglio" in materia di "libertà di movimento di persone e beni nell'Unione europea" e "abbiamo mandato una lettera a sei Stati membri sul divieto di ingresso e uscita dal Paese perché si è andati troppo oltre" rispetto a quanto stabilito in sede Ue, ha confermato il commissario europeo alla Giustizia, Didier Reynders, a margine del Consiglio Affari generali di ieri. Secondo Reynders, va bene "scoraggiare i viaggi ma non si possono vietare gli spostamenti da uno Stato membro all'altro". "Abbiamo chiesto ai sei Paesi di pensare a un approccio alternativo al blocco dei camion al confine", ha concluso il commissario. 

Il coordinamento saltato

A dicembre, i leader avevano concordato un approccio comune per evitare blocchi alle frontiere. L'approccio si basava sull'adozione di una mappa comune del rischio con restrizioni ad hoc per le regioni più colpite valide per tutti gli Stati membri. In sostanza, l'accordo era di garantire trasporti e viaggi in condizioni quasi normali tra le regioni a basso rischio contagi, limitando le aree con la situazione sanitaria peggiore. Le resistenze delle autorità locali (come i governatori del Nord Est in Italia) e la diffusione delle varianti del Covid-19 hanno mandato all'aria il piano. Tanto che la cancelliera Angela Merkel, secondo quanto riporta la Bild, ha avvertito i suoi che il Paese rischia una terza ondata per via delle varianti e che pertanto i confini vanno sigillati il più possibile.

Il tappo del Brennero

La Germania, del resto, è stata uno dei primi Stati membri a riattiavare i controlli: Berlino richiede ai camionisti che entrano nel Paese dalla Repubblica Ceca e dalla regione austriaca del Tirolo, etichettati ad alto rischio a causa della presenza di mutazioni, di pre-registrarsi e portare con sé la prova di un recente test negativo per il coronavirus. I blocchi agli ingressi dal Tirolo si sono riversati sul confine tra Austria e Italia, visto che Vienna ha attivato controlli simili per i camionisti in arrivo dal nostro Paese. Misure simili sono state prese anche in Belgio, Danimarca, Finlandia, Ungheria e Svezia. Il Belgio ha anche vietato i viaggi non essenziali attraverso i confini.

Le corsie verdi

I blocchi hanno riportato indietro le lancette alla prima fase della pandemia, quando la Commissione, per ovviare al caos ai confini interni dell'Ue, istituì le corsie verdi per i trasporti e per alcune categorie di lavoratori. "Affinché il sistema delle corsie verdi funzioni a terra, i lavoratori dei trasporti non dovrebbero essere tenuti a mettersi in quarantena e, inoltre, i test dovrebbero essere l'eccezione assoluta", ha spiegato il vicepresidente della Commissione Maros Sefcovic, rispondendo indirettamente anche agli appelli lanciati dalle categorie produttive italiane.

Il passaporto greco

Se da un lato c'è chi sembra eccedere nella cautela sui trasporti, dall'altro c'è chi invece spinge con forza per riattivare il più possibile i viaggi, in particolare quelli turistici. La Grecia, in particolare, chiede da settimane che venga riconosciuto a livello europeo l'uso di passaporti vaccinali per consentire alle persone di viaggiare: chi si vaccina, in altre parole, potrà andare in vacanza senza sottoporsi a quarantena o altre restrizioni, cosa che di fatto sta bloccando le prenotazioni. Una proposta che lo stesso Sefcovic ha smontato, per il momento: secondo l'Ecdc, l'agenzia europea per le malattie infettive, ha detto il commissario, "attualmente non ci sono prove che una persona vaccinata non possa essere ancora infettata e continuare a trasmettere la malattia". Un punto deve essere chiaro, ha ribadito: "la vaccinazione non deve diventare una precondizione affinché i cittadini dell'Ue possano esercitare i loro diritti fondamentali alla libera circolazione. Perché la libera circolazione deve rimanere possibile a condizione che siano soddisfatti i requisiti di test o di quarantena", ha affermato.

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