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Sabato, 18 Maggio 2024
La nuova norma

Nei nostri mercati ancora troppi prodotti realizzati dagli schiavi moderni, anche bambini

Secondo l'Oil nel mondo i lavoratori forzati sono ancora 27 milioni, di cui 3,3 milioni sono minori. Approvato un nuovo regolamento Ue che prevede più controlli sulle catene di approvvigionamento nei Paesi terzi

Negli scaffali dei nostri negozi arrivano ancora troppi prodotti che sono il frutto del lavoro forzato, anche minorile. Per porre un argine a questo fenomeno l'Unione europea ha proposto un nuovo meccanismo che prevede maggiori e più serrati controlli. Ieri  (martedì 5 marzo) Consiglio e Parlamento Ue hanno raggiunto un accordo sul regolamento che prevede il divieto assoluto di prodotti realizzati con lavoro forzato nel mercato comunitario, così come la loro esportazione verso Paesi terzi. Le autorità competenti avranno il compito di valutare i rischi di lavoro forzato utilizzando diverse fonti di informazione e, in caso di sospetto, avviare un'indagine.

Secondo la definizione dell'Organizzazione internazionale del lavoro (Oil), il lavoro forzato è "ogni lavoro o servizio estorto a una persona sotto minaccia di una punizione o per il quale detta persona non si sia offerta spontaneamente". L'Unione europea ora mira a fare la sua parte per porre fine a questa schiavitù che coinvolge approssimativamente 27,6 milioni di persone in tutto il mondo, di cui 3,3 milioni di minori, secondo quanto riportato dall'Oil. "È spaventoso che nel 21esimo secolo la schiavitù e il lavoro forzato esistano ancora", afferma Pierre-Yves Dermagne, ministro dell'Economia e del Lavoro del Belgio, Paese con la presidenza di turno dell'Ue. "Questo crimine orribile va sradicato e il primo passo consiste nello smantellare il modello di business delle imprese che sfruttano i lavoratori", ha aggiunto nel commentare l'accordo raggiunto con il Parlamento. 

Secondo le nuove norme, le autorità nazionali o la Commissione (se coinvolti Paesi terzi), indagheranno su sospetti casi di lavoro forzato nelle catene di approvvigionamento aziendale. In caso di conferma, i prodotti incriminati saranno prontamente ritirati dal mercato e dai marketplace online, mentre le imprese responsabili saranno soggette a sanzioni pecuniarie. 

"Questo provvedimento Impedirà ai prodotti del lavoro forzato di entrare nel nostro mercato. E contiene diversi riferimenti a interventi riparatori. Si tratta di un passo avanti verso il commercio equo e solidale e la pulizia delle catene di approvvigionamento, dando priorità ai diritti umani", ha esultato l'eurodeputata liberale olandese, Samira Rafaela, relatrice del testo per l'Aula, secondo cui "questa legge è una pietra miliare nel campo dei diritti umani". I beni confiscati seguiranno un destino diverso: potranno essere donati, riciclati o, se non riutilizzabili, distrutti. Parte integrante di questa nuova legislazione è la creazione di un Portale Unico sul Lavoro Forzato, progettato per offrire informazioni aggiornate sui divieti in atto e sui settori a rischio, nonché per fornire supporto alle aziende che intendono agire in modo etico e responsabile.

Inoltre, la Commissione istituirà un database contenente informazioni verificabili e aggiornate sui rischi legati al lavoro forzato, compresi i rapporti delle organizzazioni internazionali. Su richiesta del Parlamento sarà redatto un elenco dettagliato di settori economici e aree geografiche notoriamente colpite da questo fenomeno, il quale servirà come criterio di valutazione per l'avvio di future indagini. La decisione finale su eventuali divieti, ritiri e smaltimenti dei prodotti spetterà all'autorità che ha condotto l'indagine. Tuttavia, una volta presa da un'autorità nazionale, questa decisione sarà riconosciuta e applicata in tutti gli altri Stati membri, secondo il principio del reciproco riconoscimento.

 "La diffusione dei prodotti del lavoro forzato sul nostro mercato sta diventando sempre più evidente, soprattutto con i prodotti realizzati con il lavoro forzato degli Uiguri. Stiamo combattendo per un'Ue che non giri le spalle alle persone e alla loro dignità. È giunto il momento di porre fine a questa forma di schiavitù moderna", ha dichiarato l'eurodeputata socialista portoghese Maria-Manuel Leitão-Marques, altra relatrice del testo per l'Aula.

Affinché il regolamento entri in vigore, servono il via libera formali da parte del Parlamento e del Consiglio Ue. I Paesi membri avranno poi tre anni per iniziare ad applicare le nuove norme.

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