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Domenica, 26 Giugno 2022
Stato di diritto

L'Ue cede al ricatto della Polonia: i fondi del Pnrr in cambio dell'ok di Varsavia sulla tassa alle multinazionali

Il governo polacco tiene in ostaggio da mesi il Consiglio Ue sul testo per imporre l’aliquota minima al 15% per le grandi aziende. Una strategia che ha spinto Bruxelles a scendere a compromessi sullo Stato di diritto

Dopo un lungo braccio di ferro, il governo conservatore ha avuto la meglio su Bruxelles. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, il 2 giugno sarà a Varsavia per annunciare il via libera del Pnrr polacco e dunque l’erogazione dei fondi Ue destinati al Paese. La Polonia dovrebbe dunque avere accesso a 23,9 miliardi di sussidi e 12,1 miliardi di prestiti previsti dal suo Recovery plan presentato alla Commissione europea il 3 maggio 2021. 

L’esecutivo Ue ha aspettato oltre un anno per dare l’ok al piano polacco a causa delle violazioni dello Stato di diritto contestate al Paese. Ma il ricatto di Varsavia di bloccare i provvedimenti Ue che richiedono il voto all’unanimità ha convinto la Commissione a scendere a compromessi sui principi.

Questa settimana il governo polacco ha infatti dimostrato come l’ostruzionismo di un solo esecutivo sia capace di bloccare l’intera macchina legislativa Ue. In occasione della riunione del Consiglio Ecofin, l’esecutivo di Varsavia ha ribadito il veto, già esercitato un mese e mezzo fa, sulla decisione attesa da mesi di recepire a livello europeo l’accordo sulla tassazione minima globale. 

L’intesa internazionale approvata da 137 Paesi prevede la fissazione di un'aliquota minima al 15% da applicare a tutte le grandi multinazionali ovunque si trovi la loro sede fiscale. Varsavia ha detto no alla proposta sostenendo che andrebbe integrata con il cosiddetto ‘primo pilastro’ dell’accordo globale sulla tassazione minima, volto a redistribuire le basi imponibili tra gli Stati in modo da assicurare una più equa ripartizione del gettito proveniente dalle grandi aziende. 

Ma alcune fonti Ue citate dalla stampa internazionale, hanno accusato Varsavia di tenere in ostaggio le nuove regole sulla tassazione societaria per costringere la Commissione europea a dare l’atteso ok al Pnrr polacco, e dunque il via libera ai fondi del Next Generation EU. La Commissione finora non aveva approvato il piano polacco per via del mancato rispetto da parte di Varsavia degli impegni presi in sede Ue sullo Stato di diritto, ad esempio sulla promessa di rimozione della camera disciplinare per i magistrati ritenuta illegittima dalla Corte di giustizia dell’Ue.

Non è dato a sapere se l’accordo raggiunto dopo un anno di negoziati tra la Commissione e il governo di Mateusz Morawiecki includa la rimozione dell’organismo disciplinare per i magistrati ritenuto illegittimo o altre garanzie sul rispetto dello Stato di diritto. Negli ultimi anni la Polonia è finita più volte sotto accusa anche per le presunte violazioni della libertà dei media o dei diritti delle minoranze. Resta il dato che dopo l’esercizio del potere di veto ai tavoli Ue, il governo di Varsavia è riuscito ad ottenere ciò che voleva.

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