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Sabato, 25 Giugno 2022
Fisco

Tassare le multinazionali nell’Ue: veto della Polonia sull’aliquota al 15%

Varsavia si oppone all’intera proposta per il mancato inserimento di un regime tributario per le grandi imprese digitali

Il governo polacco ha bloccato l'accordo tra gli Stati Ue sulla tassazione minima delle imprese, che prevede un’aliquota minima del 15% per le multinazionali. Lo stop di Varsavia alla riforma del fisco europeo è bastato, almeno per il momento, a rinviare il provvedimento per la cui entrata in vigore è richiesto il sì unanime dei governi nazionali. “Speriamo di essere in grado di raggiungerlo nel prossimo Ecofin”, ha detto vicepresidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, al termine del Consiglio Ecofin che ha sancito la spaccatura.

I motivi che spingono Varsavia a bloccare l’intesa, per il ministro dell'Economia francese Bruno Le Maire, sono “misteriosi”, dato che “le difficoltà tecniche sono state risolte”. Le Maire ha inoltre ricordato che persino l'Irlanda ha dato il suo ok al provvedimento, nonostante l’attuale posizione di vantaggio economico di Dublino sugli altri Stati membri determinato proprio dal fisco ‘light’ che negli ultimi anni ha attratto importati multinazionali dell’economia digitale, da Apple a Facebook, ad aprire sull’isola la propria succursale europea. “Spero che lo spirito irlandese dia ispirazione”, è stato l’auspicio di Le Maire. 

L'obiettivo della direttiva proposta dalla Commissione è quello di recepire nel diritto dell'Ue la riforma delle norme sulla tassazione internazionale delle società concordata dal quadro inclusivo globale dell'Ocse/G20 sull'erosione della base fiscale e il trasferimento degli utili. L’accordo internazionale approvato da 137 Paesi prevede infatti che le multinazionali non debbano pagare meno del 15% di tasse ovunque sia la loro sede fiscale. Un provvedimento bloccato dal governo di Varsavia che, a detta della sottosegretaria Magdalena Rzeczkowska, vorrebbe vedere subito recepiti entrambi i pilastri dell'accordo Ocse/G20.

Oltre all’aliquota minima al 15% sulle imprese con ricavi annuali superiori a 750 milioni di euro, l’accordo prevede infatti un'imposta sui giganti dell’economia digitale. Un provvedimento per ora lasciato fuori dalla proposta della Commissione.

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