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Giovedì, 18 Agosto 2022
Guerra Russia-Ucraina

Ancora stallo sullo stop Ue al petrolio russo. Von der Leyen: “Non mi aspetto l’ok dei leader”

Bruxelles si piega all’altolà di Orban, che ha chiesto di “non discutere” il tema delle sanzioni a Mosca al vertice europeo della prossima settimana

Ennesima fumata nera a Bruxelles sullo stop Ue alle importazioni di petrolio russo. La misura contenuta nell’ultimo pacchetto di sanzioni a Mosca proposto a inizio maggio dalla Commissione europea non ha ancora trovato il sostegno dei governi nazionali. E di certo non lo troverà la settimana prossima quando i ventisette leader si incontreranno a Bruxelles per un summit europeo straordinario. Ad ammetterlo è la stessa presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che il 4 maggio scorso ci aveva messo la faccia, annunciando il pacchetto di sanzioni dalla plenaria del Parlamento europeo.

“Penso che non sia un argomento appropriato da risolvere al Consiglio europeo” di lunedì e martedì prossimo “perché quello di cui stiamo discutendo è un argomento molto tecnico”, ha detto la presidente in un’intervista al quotidiano online Politico. Anche nelle ultime ore si sono infatti riproposti i problemi “dei Paesi senza sbocco sul mare che necessitano di forniture alternative tramite gasdotti” per fare a meno delle importazioni dalla Russia. Ma a mettersi di traverso, a dirla tutta, è il solo governo dell’Ungheria. 

Il premier magiaro, Viktor Orban, ha infatti ribadito oggi pomeriggio il suo no a “discutere il pacchetto di sanzioni a livello di leader in assenza di un consenso”. Un dibattito che “sarebbe controproducente”, ha scritto il leader ungherese in una lettera al presidente del Consiglio europeo, Charles Michel. Inoltre, il dibattito “evidenzierebbe solo le nostre divisioni interne senza offrire una possibilità realistica di risolvere le differenze. Pertanto, propongo di non affrontare questo problema al prossimo Consiglio europeo”, è stata la richiesta di Orban, alla quale ha risposto von der Leyen con l’intervista. 

“Bisogna parlare degli investimenti nei gasdotti, per aumentare l'offerta e di raffinerie che devono essere aggiornate, oltre a investimenti ed energie rinnovabili”, ha promesso la presidente andando incontro alle richieste del governo di Budapest. Orban nelle scorse settimane aveva infatti invocato un piano dai 15 ai 18 miliardi di euro di investimenti per liberare il Paese dalla dipendenza dal petrolio russo. 

“C'è un elemento politico che potrebbe essere discusso: quanto gli altri ventisei governi nazionali sono disposti a concedere come investimento all’Ungheria”, ha concluso von der Leyen. Una discussione che si preannuncia tutt’altro che serena e conciliante.

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