Venerdì, 22 Ottobre 2021
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A Singapore arrivano i robot-poliziotto. Mentre Strasburgo chiede una stretta sul "Grande Fratello" delle forze dell’ordine

Il Parlamento europeo contro le tecnologie di identificazione. Che colpirebbero soprattutto minoranze e persone Lgbt

Algoritmi trasparenti, vietate le banche dati private di riconoscimento facciale e l’uso della polizia comportamentale che prende decisioni sulla base degli atteggiamenti delle persone. Questi i punti cardine del testo approvato questa mattina dalla plenaria del Parlamento europeo. L’Aula di Strasburgo ha affermato anche la necessità che i sistemi di intelligenza artificiale in dotazione alle forze dell’ordine e alle autorità di controllo delle frontiere agiscano sotto la supervisione umana. Il tema è finito all’ordine del giorno dell’agenda Ue viste le applicazioni della nuova tecnologia già in uso in altri Paesi. 

Le autorità di Singapore, ad esempio, hanno avviato la sperimentazione dei robot di pattuglia capaci di ‘rimproverare’ le persone che mettono in atto “comportamenti sociali indesiderabili”. I robot-poliziotti, ha spiegato il giornale britannico The Guardian, si aggiungono a “un arsenale di tecnologia di sorveglianza nella città-stato strettamente controllata” che sta alimentando forti preoccupazioni in merito alla privacy dei cittadini. Dalle telecamere a circuito chiuso ai test su lampioni di nuova generazione dotati di sistemi di riconoscimento facciale, Singapore sta assistendo a un'esplosione delle tecnologie per controllare i suoi cittadini. Una sorveglianza di massa ritenuta troppo invasiva dalle associazioni a tutela della privacy e delle libertà civili.

L’intervento dei legislatori europei è mirato a scongiurare che il caso-Singapore possa replicarsi anche nel Vecchio Continente. “I diritti fondamentali sono incondizionati”, ha dichiarato il relatore del testo, Petar Vitanov, esponente bulgaro dei Socialisti & Democratici. “Per la prima volta in assoluto - ha aggiunto - chiediamo una moratoria sul dispiegamento dei sistemi di riconoscimento facciale per scopi di applicazione della legge, poiché la tecnologia ha dimostrato di essere inefficace e spesso porta a risultati discriminatori”. 

La risoluzione adottata è passata con il voto a favore di 377 deputati, 248 contro e 62 astenuti. Nel testo si afferma che molte tecnologie di identificazione in uso già commettono un numero sproporzionato di errori di identificazione e di classificazione, danneggiando soprattutto le persone che appartengono a determinati gruppi razziali o etnici, le persone Lgbti, i bambini, gli anziani e le donne, situazione particolarmente preoccupante nel contesto delle operazioni delle forze dell'ordine e della magistratura. Per garantire il rispetto dei diritti fondamentali, gli algoritmi dovrebbero invece essere trasparenti, tracciabili e sufficientemente documentati, chiedono i deputati, e le autorità pubbliche dovrebbero divulgare le loro applicazioni come software open-source.

“Ci opponiamo chiaramente alla polizia predittiva basata sull'uso dell’intelligenza artificiale, così come a qualsiasi elaborazione di dati biometrici che porti alla sorveglianza di massa”, ha aggiunto Vitanov. “Questa - ha concluso - è una grande vittoria per tutti i cittadini europei”.

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