Venerdì, 22 Ottobre 2021
Attualità

Il Parlamento europeo contro i "pregiudizi algoritmici" dei nuovi software della polizia

Secondo i deputati le tecnologie di sorveglianza sono discriminatorie e violano la privacy

Il Parlamento europeo vuole “forti salvaguardie” sull’utilizzo da parte delle forze di polizia delle tecnologie di sorveglianza basate sull’intelligenza artificiale (IA) e sui dati biometrici. Secondo gli eurodeputati, tali tecnologie non sono ancora pienamente efficaci: al contrario, troppo spesso portano a risultati discriminatori, oltre che a violazioni della privacy.

Evitare le discriminazioni

In una risoluzione approvata Strasburgo, l'Eurocamera invoca “la supervisione umana e un chiaro quadro giuridico” per quanto riguarda l’utilizzo degli strumenti di intelligenza artificiale da parte delle forze dell’ordine e di controllo delle frontiere. Gli eurodeputati vogliono evitare il rischio di “pregiudizi algoritmici”, che, sostengono, danneggiano già alcuni gruppi (minoranze etniche, comunità Lgbt+, minori, donne ecc.) a causa di “errori di identificazione e di classificazione”. A garanzia del rispetto dei diritti fondamentali, Strasburgo chiede che gli algoritmi siano resi trasparenti e tracciabili, divulgati come software open-source e sufficientemente documentati. Allo stesso tempo, i soggetti monitorati dai sistemi di IA devono avere facile accesso ai ricorsi in sede giudiziaria.

Privacy e diritti fondamentali

Oltre al problema della discriminazione, c’è ovviamente anche quello della privacy. L’Europarlamento vuole un divieto permanente sull’utilizzo di dati biometrici per il riconoscimento automatico delle persone negli spazi pubblici. I cittadini, sostengono i deputati, non possono essere monitorati finché non sono sospettati di aver commesso un crimine. Anche le banche dati private e la polizia predittiva (basata sull’analisi dei dati comportamentali) sono finite nel mirino di Strasburgo, così come i cosiddetti sistemi di punteggio sociale. Al punto che la camera ha spronato la Commissione ad avviare procedure d’infrazione contro i Paesi membri che si trovassero in violazione di queste disposizioni. 

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