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Martedì, 28 Maggio 2024
Scarsa trasparenza

"La lobby della plastica è diventata insostenibile", la denuncia dell'eurodeputata italiana

A pochi giorni dal voto sul nuovo regolamento la pentastellata Danzì lamenta la pressione delle industrie di plastica e carta, nonché il moltiplicarsi di incontri non dichiarati dagli eurodeputati

Una pressione insostenibile da parte delle lobby in vista del voto in plenaria sul regolamento sugli imballaggi. La lamenta Maria Angela Danzì, europarlamentare del Movimento 5 Stelle, parlando della situazione a Bruxelles prima del voto previsto sulle norme la settimana prossima. "Le pressioni delle lobby al Parlamento europeo sul regolamento imballaggi hanno superato il limite. Nonostante le nuove e più stringenti regole nate in seguito allo scandalo Qatargate, in questi giorni noi deputati europei siamo stati continuamente avvicinati da lobbisti nei corridoi, alla fine delle riunioni, al bar", ha scritto Danzì in una nota. "Hanno persino appeso alle porte di tutti i nostri uffici oltre 1.500 banner pubblicitari per promuovere le loro attività di lobbying contro le nuove norme sul riutilizzo e il riciclaggio degli imballaggi che verranno votate settimana prossima in plenaria", ha spiegato la parlamentare europea.

Chi si oppone al regolamento

Il nuovo regolamento sugli imballaggi, che punta a migliorare tutta la catena del riciclo e a ridurre contenitori inutili, è stato proposto dalla Commissione europea lo scorso novembre dovrà essere votato la settimana prossima durante la sessione dal 20 al 24 novembre a Strasburgo. La legge è stata avversata dal governo italiano, col sostegno dell'industria della plastica e della carta, che in Italia è molto forte data la presenza di centinaia di aziende del settore. Tra queste ricordiamo ad esempio il Gruppo Seda, fondato ad Arzano in provincia di Napoli nel 1964, che oggi opera in Germania, Spagna, Gran Bretagna e Stati Uniti. Presidente e amministratore del gruppo è Antonio D'Amato, già presidente di Confindustria dal 2000 al 2004.

La Confindustria è stata la prima a reagire negativamente contro le proposte contenute nel regolamento, in particolare sulle quelle che riguardano il riutilizzo e il deposito cauzionale. L'opposizione alla legge viene portata avanti anche dalle confederazioni dell'agroalimentare, che da mesi criticano aspramente il regolamento, provando ad affossarlo. Questioni di igiene, salute e perdita di posti di lavoro sono le principali ragioni addotte dai critici. Altro fronte che si oppone alla legge è quello dei fast food, in particolare dal colosso statunitense McDonald's che teme di dover rinunciare alle enormi quantità di contenitori monouso indispensabili per il suo sistema di ristorazione.

Obblighi di trasparenza

Il lavoro di lobby va avanti da mesi, col moltiplicarsi di incontri supportati dalle aziende di cui sopra. Nelle ultime settimane antecedenti al voto si è intensificato. "Trovo assurdo che appena dieci giorni fa i deputati europei che manifestavano chiedendo il cessate il fuoco a Gaza venivano fotografati dalla sicurezza del Parlamento europeo e oggi nessuno sa chi e come abbia diffuso volantini faziosi e di parte all’interno delle Istituzioni", ha scritto Danzì. L'europarlamentare ha poi ricordato l'obbligo per i deputati europei "a comunicare in modo trasparente gli incontri con i portatori di interesse", sottolineando come "questi avvicinamenti non possono essere un modo per aggirare queste regole". La politica pentastellata ha annunciato che verrà chiesto un intervento alla Presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola e di aprire un'indagine interna "per fare piena luce su queste attività".

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