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Martedì, 7 Febbraio 2023
Mediterraneo

Italia isolata a Bruxelles sui migranti: "Niente solidarietà Ue se non accoglie navi ong"

Ministri riuniti a Bruxelles per discutere degli arrivi in aumento dal Mediterraneo. Francia, Germania e Spagna difendono le operazioni di soccorso in mare dei volontari

L'incontro organizzato a Bruxelles per chiarirsi in sede Ue sulla gestione dei migranti nel Mediterraneo è cominciato con un aut aut. "Se l'Italia non accoglie le navi" cariche di naufraghi "e non accetta il diritto del mare sul porto sicuro, non ha senso che gli altri Paesi facciano i ricollocamenti". A dettare le condizioni al suo arrivo al Consiglio Ue straordinario sul dossier migranti è stato il ministro francese dell'Interno, Gerald Darmanin, tra i protagonisti del braccio di ferro tra Roma e Parigi sulla nave ong Ocean Viking. Il concetto non viene ripetuto con toni così netti da altri Paesi ma anche la Germania sembra intenzionata a difendere il diritto delle ong di salvare vite nel Mediterraneo. 

Il nodo ong

Anche secondo il ministro spagnolo Fernando Grande-Marlaska "bisogna salvare vite anzitutto impedendo che vengano messe a rischio e, in secondo luogo, con le operazioni di search and rescue (ovvero di ricerca e salvataggio) che sono un dovere" per chi le svolge "e un diritto delle persone in situazione di pericolo". "Su questo ci vuole coordinamento tra gli Stati, le istituzioni e le organizzazioni private", ha aggiunto il ministro di Madrid. Ma ad escludere un ruolo Ue più forte nei rapporti con le ong, come richiesto dal governo italiano, è stato lo stesso esecutivo europeo.

Giorgia Meloni è capace di governare?

Nei rapporti tra navi dei volontari e Paesi Ue "il ruolo della Commissione è limitato", ha tagliato corto la commissaria agli Affari interni Ylva Johansson. Tuttavia, "come precisato nel Piano d'azione" presentato pochi giorni fa "la Commissione è pronta a riattivare il gruppo di coordinamento Sar (Search and rescue) includendo i Paesi di bandiera" delle navi "i Paesi rivieraschi e le ong per trovare il migliore coordinamento possibile tra questi attori diversi", ha aggiunto. Non esattamente il risultato che sperava di ottenere il governo di Giorgia Meloni. 

Il modello Minniti

Come spiegato da una fonte qualificata, "nell’incontro a Bruxelles l’Italia esporrà la propria posizione complessiva sul tema della gestione dei flussi migratori dal Nord Africa" e "il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, esporrà la posizione italiana rispetto alle linee programmatiche contenute nel Piano d'azione in 20 punti presentato dalla Commissione europea lo scorso 21 novembre". Come spiegato da Europa Today, il documento non ha aperto direttamente al codice di condotta Ue-ong che sperava di ottenere l'Italia sulla falsariga di quello elaborato dall'ex ministro dell'Interno ed esponente del Partito democratico, Marco Minniti. 

Il 'modello Minniti' per l'Europa: il piano del governo Meloni sui migranti

"L'Italia - ha aggiunto la fonte - è consapevole che l’incontro rappresenta l’inizio di un importante percorso comune in sede Ue per definire e rendere operativi strumenti efficaci per governare insieme il fenomeno, tenuto conto che solo alla nostra frontiera marittima quest’anno sono già arrivati oltre 90mila migranti, con un aumento superiore al 50% rispetto al 2021". A quest'ultima argomentazione hanno risposto diversi Paesi dell'Europa centro-orientale alle prese con l'aumento degli arrivi dalla rotta balcanica, attraverso la quale sono passati oltre 128mila migranti nel solo 2022. 

Centri in Africa

Oltre ai provvedimenti sulle ong, la Commissione ha bocciato l'idea, anche questa italiana, di aprire in Africa centri per le domande d'asilo. "La precedente Commissione ha tentato questo metodo e non ha funzionato e non vedo come possa funzionare adesso", ha detto il vicepresidente della Commissione, Margaritis Schinas, rispondendo a una domanda sui centri extra Ue.

Niente aiuti da Visegrad

All'isolamento italiano rispetto ai principali Paesi europei va aggiunta l'indisponibilità a parlare di accoglienza e ricollocamenti da parte dei governi di Polonia e Ungheria, che dovrebbero essere politicamente più vicini all'esecutivo guidato da Meloni. Quest'ultima, dopo aver incassato i complimenti per la vittoria elettorale da parte del polacco Mateusz Morawiecki e dell'ungherese Viktor Orban, non ha visto arrivare alcuna offerta d'aiuto sul dossier migranti dai governi alleati, che non hanno mai fatto mistero di essere contrari a ogni forma di ricollocamento o solidarietà obbligatoria all'interno dell'Unione.

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