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La premier finlandese Sanna Marin - foto Ansa EPA/MAURI RATILAINEN

La premier finlandese Sanna Marin - foto Ansa EPA/MAURI RATILAINEN

Altro che modello svedese: l'ultima regione Covid-free d'Europa si trova in Finlandia

Secondo la mappa elaborata dagli esperti Ue, l'area che comprende Ostrobotnia, Pirkanma e Satakunta è ancora verde. Ma anche il resto del Paese mostra una situazione epidemiologica a basso rischio. A differenza della vicina Svezia. Merito del lockdown varato con il sostegno dei cittadini

C'è un'area dell'Europa dove vivono circa 1 milioni di persone e che, nel pieno della seconda ondata di Covid-19, è rimasta l'unica parte dell'Europa considerata, dati alla mano, ancora "verde" dagli esperti Ue, cioè con zero o comunque pochissima casi, e si trova in Finlandia. 

Percentuale di contagi più bassa dell'Ue

Lontano dal clamore mediatico che ha scatenato la Svezia, con il suo lockdown soft che ha diviso il mondo tra gli entusiasti sostenitori del sistema ritenuto rispettoso della libertà individuale, e gli acerrimi critici che condannano quella che ritengono una scelta spietata e insensibile, Helsinki è riuscita a mantenere livelli di contagio cinque volte inferiori alla media dell'Ue, con un impatto minore sulla sua economia e con un decimo del numero di morti a livello pro capite del suo vicino scandinavo. Nelle ultime due settimane, il paese nordico ha registrato 53,9 nuovi casi ogni 100mila abitanti, il tasso di gran lunga più basso nell'Ue secondo i dati del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc). Una cifra incredibilmente bassa rispetto rispetto ai 1.282 della Repubblica Ceca, ma anche ai 745 dell'Italia e ai 485, 139 e 257 delle vicine Svezia, Norvegia e Danimarca.

Secondo picco superato

"La situazione sembrava preoccupante quando si è registrato un rapido aumento delle infezioni" all'inizio di ottobre, “ma è chiaro che il picco è passato” aveva annunciato già alla fine del mese scorso il principale epidemiologo del Paese Mika Salminen. Come racconta l'Afp i funzionari attribuiscono il risultato a fattori come l'azione precoce del governo di Sanna Marin, che ha disposto un lockdown di due mesi a marzo e il divieto di viaggiare dentro e fuori la capitale, che è la città più popolosa dello Stato che comunque conta solo circa cinque milioni e mezzo di abitanti sparsi su un territorio più grande di quello italiano. Da allora, la società è in gran parte rimasta aperta ed è stato sviluppato un efficace sistema di test e tracciamento, che ruota attorno a un'app per smartphone. L'applicazione “Corona Flash”, scaricata 2,5 milioni di volte, cioè quasi dalla metà della popolazione, non ha ricevuto le critiche su questioni di o funzionalità che hanno colpito iniziative simili in paesi dal Regno Unito alla Norvegia.

Fiducia nelle istituzioni

Come altrove nei paesi nordici, gli alti livelli di fiducia nei confronti dell'autorità hanno fatto sì che vi sia stata poca resistenza alle misure del governo. E così non solo i finlandesi hanno seguito le regole, ma una ricerca del Parlamento europeo ha rilevato che il 23% degli intervistati nel paese ha affermato che il confinamento ha effettivamente migliorato le loro vite, anche probabilmente a causa della relativa facilità di passare al lavoro a distanza nella società altamente digitalizzata. "L'economia è strutturata in modo che non sia necessario che una grande parte della forza lavoro finlandese sia sul posto di lavoro", ha detto all'AFP Nelli Hankonen, professore associato di psicologia sociale all'Università di Helsinki. Ma anche il carattere nazionale dei finlandesi, spesso caratterizzato come riservato e amante della vita all'aria aperta, potrebbe aver avuto un ruolo. "Nella cultura finlandese non siamo molto socievoli. Ci piace stare da soli ed essere un po' isolati", ha detto Hankonen.

I problemi del Paese

Ma non è tutto oro quello che luccica. La solitudine della quarantena ha esacerbato i problemi di salute mentale che già colpiscono una persona su cinque in Finlandia, il tasso più alto nell'Ocse. Il numero di persone per le strade e nei ristoranti della capitale Helsinki sembra quasi lo stesso dei livelli pre-virus, anche se diverse restrizioni sono ancora in atto. L'economia finlandese si è contratta del 6,4% nel secondo trimestre, una percentuale notevolmente inferiore alla media Ue del 14%, ma il colpo per l'industria della ristorazione è stato duro. Con la restrizione della capacità di accoglienza dei locali del 50% e orari di apertura più brevi molte strutture sono state costrette a licenziare dei dipendenti.

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