Il vaccino anti-coronavirus? Potrebbe arrivare dall'uomo più odiato del calcio tedesco

In Germania, sostengono che Trump abbia voluto comprarne il brevetto con un'offerta miliardaria. L'Ue la finanzia con 80 milioni. Le speranze europee (e non solo) per una cura al Covid-19 riposte nella CureVac di Dietmar Hopp, il magnate fischiato dalle curve di mezza Bundesliga

Da un'azienda dell'uomo più odiato del calcio tedesco potrebbe arrivare il vaccino più atteso dal mondo, quello contro il Covid-19. L'azienda è la CureVac, casa farmaceutica di cui è azionista Dietmar Hopp, imprenditore di successo e presidente dell'Hoffenheim, club che milita nella Bundesliga. Il nome di questa società è balzata agli onori della cronaca negli scorsi giorni, quando un quotidiano tedesco ha pubblicato la notizia secondo cui il presidente Usa Donald Trump avrebbe offerto ben 1 miliardo di dollari per acquisire la CureVac. Il motivo sarebbe un brevetto molto promettente sviluppato dalla casa tedesca che potrebbe essere il primo vaccino contro il nuovo coronavirus. E che il capo della Casa bianca avrebbe voluto ottenere in esclusiva. Ottenendo un secco rifiuto.

Cosa ci sia di vero dietro queste indiscrezioni è difficile da capire, anche perché intorno alla cura per il Covid-19, e in generale dietro le risposte sanitarie a questa emergenza, si sta giocando una guerra d'immagine tra le potenze mondiali. In questo caso, tra Stati Uniti e Germania. E cosi', mentre ieri Washington faceva sapere al globo di aver avviato il primo test di un potenziale vaccino su un volontario, nelle stesse ore i media tedeschi facevano circolare il grande gesto di Hopp, che avrebbe detto 'no' alla richiesta di Trump di avere in esclusiva il brevetto della CureVac: "Stiamo studiando il vaccino contro il coronavirus per aiutare la gente non solo in alcune regioni, ma in maniera solidale in tutto il mondo. E sarei felicissimo se questo risultato potesse essere raggiunto attraverso i miei investimenti a lungo termine in Germania", avrebbe detto Hopp, finora noto alle nostre latitudini per i fischi ricevuti dalla curve degli stadi di mezza Germania, che lo accusano di voler piegate i valori del calcio al vile denaro.

La notizia del presunto rifiuto della CureVac alle pressioni di Trump non è stata confermata dalla stessa casa farmaceutica, ma è servita a ridare alla Germania un 'volto umano' dopo la decisione di Berlino, criticata anche da Bruxelles, di bloccare l'export di mascherine e dispositivi sanitari verso l'Italia. Che pero' la CureVac abbia in mano qualcosa di promettente lo dimostrerebbe la nota della Commissione europea con cui si annunciava un'offerta da 80 milioni di euro. La presidente Ursula von der Leyen e la commissaria per la Ricerca Mariya Gabriel hanno discusso con il management di CureVac tramite videoconferenza. Anche il vicepresidente della Banca europea per gli investimenti (Bei), Ambroise Fayolle, ha partecipato all'appuntamento. Il sostegno arriverebbe sotto forma di una garanzia dell'Ue su un prestito Bei nell'ambito di Orizzonte 2020.

Sempre secondo la Commissione, la CureVac "ha già avviato il suo programma di sviluppo di un vaccino anti Covid-19 e si prevede l'avvio di test clinici a partire da giugno 2020". Fondata nel 2000, CureVac ha già un precedente di successo: a questa società di Tubinga, nel sud-ovest della Germania, si deve lo sviluppo di una nuova tecnologia per superare uno dei maggiori ostacoli all'uso dei vaccini: la necessità di mantenerli stabili senza refrigerazione. Studi preliminari hanno dimostrato che proprio questa tecnologia promette una risposta rapida al nuovo coronavirus. Se dimostrato, spiega la Commissione, "milioni di dosi di vaccino potrebbero potenzialmente essere prodotte a basso costo negli impianti di produzione CureVac esistenti". 

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