Venerdì, 22 Ottobre 2021
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A Bruxelles M5s vuole gruppo unico col Pd. Salvini mira a scalzare Meloni dal nuovo centrodestra

I Cinque Stelle, al momento nei Non Iscritti, lanciano segnali ai socialisti, che per ora prendono tempo. La Lega corteggia Orban, fresco del divorzio dal gruppo popolare

La formazione del nuovo governo italiano guidato da Mario Draghi e sostenuto in pratica da quasi l'intero emiciclo, sembra aver dato un'accelerazione alle trattative a Bruxelles, che finora andavano sotto traccia, per un riposizionamento di Lega e Movimento Cinque Stelle, che cercano di guadagnare posizioni di maggiore influenza nel Parlamento europeo.

M5S e socialisti

Dopo mesi di voci di un possibile avvicinamento dei Pentastellati al gruppo socialista, di cui fa parte anche il Partito Democratico, una nota della delegazione della formazione politica guidata da Luigi Di Maio, fa ora pensare che la possibilità sia più che mai reale. “Il Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo ha fatto una chiara e forte scelta di campo testimoniata dalle nostre battaglie per un’Europa più verde, solidale ed equa. Su questi temi registriamo una convergenza positiva con il gruppo dei Socialisti e Democratici, testimoniata da una crescente e robusta affinità nelle scelte di voto”, scrivono la capodelegazione, Tiziana Beghin, e il vicepresidente dell'Aula Fabio Massimo Castaldo. “Il campo e il faro della nostra azione politica è quello dell’esperienza del Governo Conte 2, che con grande responsabilità ha tenuto il Paese unito durante la crisi economica e sanitaria più grave dal dopoguerra ad oggi”, aggiungono, spiegando che l'alleanza con i democratici a Roma potrebbe avere come naturale conseguenza quella anche a Strasburgo.

Le affinità politiche

All'inizio di questa l'M5S non è riuscito a stringere le alleanze necessarie per formare un suo gruppo, cosa che riuscì a fare nella passata grazie a un'insolita alleanza con l'Ukip di Nigel Farage, e per questo i loro 14 deputati finirono nei Non iscritti, anche se poi in seguito a una scissione interna quattro di questi sono passati con i Verdi, e un altro, Marco Zullo, proprio oggi ha ufficializzato il suo passaggio con i liberali di Renew Europa. I Greens sono da sempre il gruppo a cui i Cinque Stelle si sentono più affini, con il 74 per cento dei voti che sono stati in linea nella legislatura, ma un matrimonio non è mai stato celebrato. Con i socialisti la sintonia pure sembra però forte, con i voti che sono stati in sintonia nel ben il 71 per cento dei casi, secondo i calcoli del Cattaneo Institute. Ed è su questa sintonia europea che spinge il M5S affermando di voler proseguire nella “prospettiva” della convergenza rispettando “le modalità e le tempistiche per il rafforzamento di questo asse per il futuro dell’Europa che verranno concordate con i colleghi del Partito Democratico”. E i colleghi dei Pd sul punto sono ancora cauti. Si tratta di un “passaggio politico a cui dobbiamo arrivare con la massima cautela, con una discussione vera”, ha detto tempo fa Massimiliano Smeriglio. Ma insomma le cose sembrano muoversi.

I movimenti a destra

E si muovono molte cose anche nel fronte opposto dell'Emiciclo, quello della destra, dove l'uscita di Viktor Orban dal gruppo popolare ha sparigliato le carte delle alleanze. Se da una parte il premier ungherese è corteggiato dal gruppo dei Conservatori e riformisti europei (Ecr), partito di cui è presidente la leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni, anche Matteo Salvini sta cercando di avvicinarsi a lui, magari addirittura proponendogli di creare un nuovo gruppo insieme, e lasciare così quello di Identità e Democrazia, nel quale al momento siede insieme al Rassemblement National di Marine Le Pen, con cui le relazioni non sembrano più buone come un tempo, come non ottime non sembrano nemmeno quelle con i tedeschi di Alternativa per la Germania. “Stiamo lavorando per creare un nuovo partito al Parlamento europeo. Dialoghiamo con ungheresi e polacchi”, ha detto Salvini in un'intervista a LaChirico, che però potrebbe essere anche solo un tentativo di mostrare la propria influenza (reale o supposta) in Europa.

Scalzare Meloni?

Una fonte interna all'Ecr ha detto a Euractiv che la Lega avrebbe tentato un avvicinamento con loro ma che "la condizione per l'adesione”, sarebbe “quella di cacciare i Fratelli d'Italia", con cui l'alleanza in Italia è finita con il supporto del Carroccio a Draghi, e la conseguente conversione sulla via di Damasco di Salvini all'europeismo. Il cambio in effetti sarebbe vantaggioso, visto che il Carroccio ha 27 deputati e FdI sette. Ma la cosa non sembra così probabile (anche se in politica tutto è possibile). Secondo la fonte il PiS polacco, azionista di maggioranza del gruppo, sarebbe arrabbiato con Meloni per le sue richieste di togliere le sanzioni alla Russia di Vladimir Putin. Ma di certo né Salvini e né Orban sembrano essere degli avversari dell'inquilino del Cremlino. Insomma i contorni delle trattative non sono chiari. L'unica cosa che è certa è che i movimenti nei corridoi di Bruxelles sono frenetici.

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