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Giovedì, 30 Maggio 2024
Lo scontro / Svezia

"Bruciare il corano non è reato": la Svezia non cede al ricatto della Turchia sulla Nato

Stoccolma: "Rispettiamo i patti con Ankara, ma difendiamo la libertà di espressione"

Bruciare il corano non costituisce un reato, né un rischio per l'ordine pubblico. Lo ha stabilito la giustizia svedese dopo il caso dell'estremista anti-islamico Rasmus Paludan, che a inizio gennaio ha dato fuoco a una copia del libro sacro per i musulmani davanti all'ambasciata turca di Stoccolma. L'iniziativa aveva suscitato le forti proteste della Turchia, che da mesi blocca l'accesso della Svezia alla Nato. La decisione dei giudici rischia adesso di complicare ancora di più la strada di Stoccolma verso l'Alleanza atlantica.

Il caso è rimbalzato a Bruxelles, nel giorno in cui la Finlandia è entrata ufficialmente a far parte della Nato. Helsinki aveva avviato i negoziati nel giugno scorso insieme alla Svezia, ma a differenza dei vicini scandinavi ha incontrato meno ostacoli sul suo cammino. A complicare il percorso di Stoccolma è soprattutto la questione curda: in cambio del suo assenso sull'adesione alla Nato, la Turchia ha chiesto un maggiore impegno da parte del governo svedese contro decine di rifugiati politici curdi che si trovano nel Paese e che Ankara considera dei terroristi. 

Per superare l'impasse, Turchia e Svezia hanno firmato un memorandum d'intesa in cui Stoccolma si sarebbe impegnata in un maggior contrasto al terrorismo, compreso quello curdo. Il memorandum, però, non ha portato finora a miglioramenti nelle trattative. I dettagli dell'accordo non sono noti, e ciascuna parte tira acqua al proprio mulino. Il presidente turco Recep Erdogan, che in questi mesi è occupato in una delicata campagna per la sua rielezione e che fa della questione curda uno strumento di consenso, ha rimproverato a più riprese la Svezia di non tener fede ai patti. In particolare, Erdogan ha chiesto la consegna alle autorità turche di circa 120 curdi sospettati di terrorismo, rifugiatisi da tempo in Svezia. 

Stoccolma ha replicato che l'estradizione di presunti terroristi non fa parte del memorandum, e che senza un giusto processo da parte del suo sistema giudiziario le espulsioni sarebbero illegali. Già in passato, la giustizia svedese si è occupata delle richieste di Ankara di estradizione di rifugiati curdi, ma le ha respinte sostenendo che tali persone avrebbero corso il rischio di persecuzione in Turchia. Di contro, la Svezia ha concordato di approvare una legge per aumentare il contrasto al terrorismo. "Il primo giugno entrerà in vigore una nuova legislazione, il che significherà che renderemo fortemente difficile e impediremo che il territorio svedese venga utilizzato per attività terroristiche e, naturalmente, anche per il finanziamento di attività terroristiche. Dopodiché, non vediamo che è rimasto nient'altro. Abbiamo svolto la nostra parte del lavoro e il parlamento turco dovrebbe avviare il processo di ratifica", ha detto il ministro degli Esteri svedese Tobias Billstrom dopo aver incontrato a Bruxelles il collega turco Mevlut Cavusoglu.

Ma la questione curda non è l'unico argomento che Ankara usa per bloccare l'accesso della Svezia alla Nato: il caso delle proteste anti-corano sta avendo una vasta eco nell'opinione pubblica turca. Dopo l'episodio di gennaio, la autorità svedesi avevano vietato temporaneamente le manifestazioni anti-Islam, ma la recente sentenza dei giudici della Corte suprema amministrativa ha di fatto autorizzato due nuovi sit-in in cui potrebbero venire bruciati dei corani. "Non è un segreto che il governo svedese ritenga importante la libertà di espressione, è un principio che difendiamo", ha detto Billstrom a proposito del caso. "Nel memorandum che abbiamo firmato con la Turchia non si parla di religione, niente su questo tipo di questioni. Intendiamo fare quanto ci siamo impegnati con il memorandum. Ma niente di più, niente di meno", ha tagliato corto. 

La Svezia, dunque, resiste alle pressioni della Turchia. È probabile che lo stallo continuerà nei prossimi mesi. E molto dipenderà dall'esito delle elezioni presidenziali, oltre che dall'approvazione della legge antiterrorismo a inizio giugno. Stoccolma spera di riuscire a superare il blocco turco ed entrare nella Nato a luglio.

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