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Lunedì, 20 Maggio 2024
Le critiche / Albania

Perché gli albanesi temono i centri per migranti voluti da Meloni

L'opposizione contesta la cessione di sovranità all'Italia e teme la gestione dei rimpatri. Polemiche sulla scelta di accogliere rifugiati mentre migliaia di giovani abbandonano il Paese

Polemiche immediate in Albania dopo l'annuncio dell'accordo sui centri per rifugiati e richiedenti asilo frutto del patto tra la premier Giorgia Meloni ed il primo ministro albanese Edi Rama. Una volta salvati nel Mediterraneo da navi italiane, queste persone saranno inviate dall'altro lato dell'Adriatico, dove verranno avviate le procedure per verificare se hanno diritto o meno alla protezione internazionale. Oltre ai dubbi sollevati dall'Unione europea nei confronti del governo italiano in merito al rispetto dei diritti umani e ai rischi di una gestione non idonea rispetto agli standard europei, ci sono da valutare anche le reazioni e i dubbi della controparte albanese. Nonostante i rapporti di amicizia che legano i due Paesi, l'opposizione albanese vede di cattivo occhio la scelta del suo primo ministro.

Le aree dove sorgeranno i centri

In base all'accordo stipulato il 6 novembre, le aree interessate saranno due, entrambe a nord del Paese balcanico: il porto di Shengjin (San Giovanni di Medua in italiano) dove verranno costruiti due centri di detenzioni per un totale di tremila posti e l'area di Gjader, un ex aeroporto militare, a pochi chilometri da Schengjin, da dove avverranno i rimpatri. All'interno di centri gestiti dal governo italiano avverrà l’accoglienza, la valutazione e il trattamento dei richiedenti asilo e dei rifugiati. In base alle stime ogni anno potrebbero essere trattate circa 36mila persone. A gestire le procedure di sbarco saranno funzionari italiani e i centri stessi cadranno sotto la giurisdizione di Roma, che sosterrà tutte le spese.

Gratitudine verso l'Italia

In collegamento con Rai1, il primo ministro Rama ha giustificato la scelta sulla base dell'ospitalità offerta dall'Italia agli albanesi in fuga nei primi anni '90: "Questo accordo nasce dalla semplice gratitudine che c'è sempre in me e in tutti gli albanesi nei confronti dell'Italia, e quando l'Italia ci chiede di dare una mano, anche se non possiamo risolvere il grande problema degli immigrati, siamo onorati di darglielo". Il primo ministro ha poi precisato che "tutto è stato fatto secondo i criteri ben definiti dell'Unione Europea". L'Albania non è uno Stato membro dell'Ue, ma un Paese candidato ad entrare nel blocco europeo. L'accordo con Meloni potrebbe rappresentare una mossa di Rama per consolidare un alleato in vista dell'allargamento dell'Ue. Su questo punto si è espressa anche Meloni quando ha affermato in conferenza stampa: "Pur non essendo ancora formalmente parte dell'Ue, l'Albania è un Paese candidato ma si comporta come se fosse già un Paese membro di fatto dell'Unione e questo è uno dei motivi per cui sono orgogliosa del fatto che l'Italia sia sempre stata uno dei maggiori sostenitori dell'ingresso dell'Albania e dei Balcani occidentali nell'Unione".

Contestazioni

A Tirana l'accordo non è stato però accolto di buon grado da tutti. Vari i punti contestati. Innanzitutto viene invocato un deficit procedurale, dato che il primo ministro Rama avrebbe concordato con Meloni la creazione dei centri senza interpellare prima il parlamento albanese. A tuonare contro la scelta del governo è stato Belind Kellici, membro del Partito democratico all'opposizione, accusando che l'accordo è stato raggiunto "senza discussione parlamentare, senza consenso politico, senza analisi pubblica e trasparenza, senza fornire alcun dettaglio sull'accordo firmato, senza chiedere a nessuno". L'altro elemento che desta dubbi è il precedente con la Tunisia, con cui Roma si era accordata nei mesi scorsi per un trattato simile sempre in materia di migranti. Accettato in un primo momento da Tunisi, in seguito il presidente Kaïs Saïed si è tirato indietro.

Il memorandum sui migranti con la Tunisia rischia di saltare

Paradossi

Gli oppositori albanesi notano anche il paradosso di accettare di accogliere rifugiati e richiedenti asilo, mentre dal loro Paese partono ogni anno decine di migliaia di giovani. Ci sono poi questioni tecnico-diplomatiche che destano preoccupazione. Come anticipato, i centri saranno sotto la giurisdizione italiana, per cui Tirana dovrà concedere all'Italia la sovranità su una parte del suo territorio. Infine gli albanesi sono preoccupati per le procedure da avviare nel caso in cui i funzionari italiani stabiliscano che le persone all'interno dei centri non abbiano diritto allo status di rifugiati o richiedenti asilo. A quel punto va capito chi si occuperà dei rimpatri e se possano avvenire senza specifici accordi bilaterali tra l'Albania e i Paesi di destinazione.

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