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Martedì, 21 Maggio 2024
Ma nessuna misura concreta / Israele

Dopo oltre cinque mesi di guerra l'Ue chiede (quasi) un cessate il fuoco a Gaza

I leader dei Ventisette sono riusciti a superare le divisioni e accordarsi su delle conclusioni in cui invitano anche Israele a non lanciare un attacco a Rafah che "peggiorerebbe la situazione già catastrofica"

A Gaza serve una "immediata pausa umanitaria che porti a un cessate il fuoco sostenibile". È questa la formula con cui l'Unione europea ha (quasi) chiesto un cessate il fuoco nella Striscia, martoriata da oltre ormai cinque mesi di guerra. Il messaggio, finemente elaborato per non scontentare nessuno, è il frutto di lunghe e difficili trattative per convincere i Paesi più vicini a Israele, tra cui l'Ungheria e la Repubblica Ceca ma anche la Germania, ad accettare finalmente una presa di posizione sul conflitto che ha portato già alla morte di oltre 30mila palestinesi, in gran parte civili. E per evitare che questo bilancio continui a salire, i leader dei Ventisette chiedono anche a Tel Aviv di "non lanciare un'operazione di terra a Rafah", sostenendo che "peggiorerebbe la già catastrofica situazione umanitaria e impedirebbe la fornitura di servizi di base e assistenza umanitaria, di cui c'è urgente bisogno", ricordando che "oltre un milione" di civili palestinesi hanno trovato rifugio nell'area.

Nelle conclusioni del Consiglio europeo, i leader sottolineano che la situazione umanitaria a Gaza è "catastrofica" e ha "effetti sproporzionati sui civili, in particolare sui bambini", rimarcano "l'imminente rischio di carestia provocato dall'ingresso insufficiente di aiuti" e definiscono "essenziale" l'accesso umanitario "per tutte le vie". "Gaza è sull'orlo della carestia, una crisi umanitaria di proporzioni catastrofiche. Devono entrare l'equivalente di 500 camion al giorno di aiuti", ha chiesto la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, che finora si è sempre astenuta da dichiarazioni che potessero sembrare troppo critiche nei confronti di Israele.

Molto divisi tra di loro dopo l'attacco senza precedenti lanciato da Hamas contro Israele il 7 ottobre, i Ventisette non erano riusciti in due precedenti vertici, a dicembre e febbraio, a concordare i termini di una dichiarazione congiunta, con l'ultimo testo in materia che risaliva al 27 ottobre. Il testo adottato oggi (giovedì 21 marzo) segue la decisione degli Stati Uniti, annunciata sempre oggi, di sottoporre al voto del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite una bozza di risoluzione che insiste sulla necessità di un "cessate il fuoco immediato", e che ha aiutato a spostare anche la posizione degli europei più riluttanti.

Ue sblocca i fondi Unrwa, da Israele ancora nessuna prova delle accuse all'Onu

I leader Ue hanno anche riaffermato il loro sostegno all'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (Unrwa), sottolineando che i suoi servizi a Gaza e nella regione sono "essenziali". Tel Aviv ha accusato 12 dipendenti dell'Agenzia nella Striscia, su circa 30mila, di complicità con Hamas negli attacchi del 7 ottobre. Nonostante Israele non abbia reso pubbliche le prove dietro queste accuse l'Onu ha lanciato un'inchiesta interna e una seconda indagine che sarà condotta da un gruppo indipendente. Diverse nazioni, tra cui Stati Uniti, Regno Unito e Italia, hanno sospeso i contributi per un totale di 450 milioni di dollari all'agenzia, in un momento in cui più di due milioni di abitanti di Gaza stanno soffrendo la fame, e ancora non li hanno sbloccati, in attesa delle conclusioni dell'inchiesta interna.

La guerra è scoppiata il 7 ottobre quando i commando di Hamas infiltrati da Gaza hanno compiuto un attacco senza precedenti nel sud di Israele, che ha causato la morte di almeno 1.160 persone, la maggior parte delle quali civili. Secondo Israele, circa 250 persone sono state rapite e 130 sono ancora in ostaggio a Gaza, 33 delle quali si pensa siano morte. L'esercito israeliano ha lanciato un'offensiva che finora ha causato 31.988 vittime a Gaza, in gran parte civili, donne e bambini, e una catastrofe umanitaria ormai insostenibile.

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