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Martedì, 16 Aprile 2024
L'accordo

L'Europa esclude il grano dai dazi: Kiev "salva" 330 milioni

Trovato l'accordo sui limiti alle importazioni di prodotti agricoli dall'Ucraina. Il periodo di riferimento per far scattare le tariffe doganali includerà il periodo pre-bellico

Il grano resta escluso dai beni alimentari provenienti dall'Ucraina "controllati" dall'Ue per proteggere gli agricoltori europei. Ha ceduto in extremis il piccolo gruppo di Paesi che insisteva per inserire anche questo cereale nella lista delle materie prime agricole da tutelare. In testa c'era la Polonia, dove le proteste degli agricoltori vanno avanti da mesi, supportata da Francia e Ungheria. Una modifica importante però c'è stata. Le soglie che faranno scattare i dazi terranno conto delle importazioni medie includendo il periodi pre-bellico (dal luglio 2021), a differenza di quanto originariamente concordato. Dall'inizio della guerra Bruxelles aveva risparmiato ai produttori ucraini il pagamento dei dazi doganali per le merci in ingresso nei mercati europei. Con questo accordo l'Ucraina subirà comunque delle perdite, ma non così gravi come preventivato nel caso in cui nel testo fosse rientrato anche il grano. Secondo gli esperti Kiev avrebbe dovuto rinunciare a circa 331 milioni di euro, sottratti al conflitto contro la Russia. 

Gli Stati che volevano includere il grano

Il 27 marzo gli ambasciatori dei 27 Stati membri Ue hanno dato il via libera alla proroga dello stop ai dazi sulle importazioni alimentari dall'Ucraina. La proroga durerà fino al 5 giugno 2025. Il testo concordato il 20 marzo ha subito ulteriori modifiche, ma l'impianto generale rimane intatto. La riunione del Comitato dei rappresentanti permanenti (Coreper) era slittata di due giorni a causa dell'opposizione da parte di Francia, Polonia e Ungheria su due punti: da un lato questi Stati membri, in parte sostenuti anche dall'Italia, intendevano estendere al 2021 il periodo di riferimento per far scattare i 'freni di emergenza' in caso di perturbazioni del mercato dell'Unione (o di uno solo dei suoi membri).

L'altro nodo centrale riguardava l'inclusione del grano nella lista di prodotti a cui applicare delle soglie di import, al fine di tutelare gli agricoltori europei. A insistere su questo punto c'era soprattutto Varsavia, preoccupata per l'escalation di violenza nelle manifestazioni indette dal settore agricolo e indirizzate contro la concorrrenza "sleale" dei prodotti ucraini. La presidenza belga ha preferito proseguire le consultazioni per due giorni, dal 25 al 27 marzo, per evitare che l'opposizione dei tre Stati facesse saltare del tutto l'accordo. Al termine delle intense negoziazioni il compromesso raggiunto è il seguente: il grano rimane escluso, mentre le soglie per far scattare i dazi faranno effettivamente riferimento anche al 2021. 

Esteso il periodo di riferimento per applicare i dazi

In base al Regolamento, che deve essere approvato anche dal Parlamento, la Commissione avrà l'obbligo di intervenire entro 14 giorni (non più 21) per attivare delle salvaguardie automatiche nel caso in cui un ingresso eccessivo di prodotti ucraini provochi perturbazioni di mercato. Viene esteso, rispetto all'accordo precedente, l'elenco dei prodotti che possono far scattare i 'freni di emergenza', includendo avena, mais, semole e miele. Per quanto riguarda il grano ed altri cereali, Bruxelles è tenuta solo a rafforzare il monitoraggio sulle relative importazioni. Per l'attivazione dei 'freni di emergenza' il periodo di riferimento va adesso dal primo luglio 2021 a tutto il 2023. In sostanza l'esecutivo Ue sarà obbligato a reintrodurre delle tariffe più elevate solo se le importazioni di pollame, uova, zucchero, avena, mais, semole e miele, dovessero superare i volumi medi degli ultimi due anni e mezzo. 

Importazioni schizzate con la guerra

Secondo gli analisti, se anche il grano fosse stato incluso nella lista dei prodotti da tutelare, le perdite sarebbero state di oltre 331 milioni di euro. Una "mazzata" per le casse di Kiev, che sfrutta questi introiti per tenere in vita il suo esercito nel conflitto con la Russia. "Qualsiasi restrizione significa meno entrate economiche per il Paese e quindi meno sostegno alla nostra difesa. E dobbiamo ancora trovare quei soldi da qualche parte", aveva affermato il ministro dell’Agricoltura Mykola Solskyi. Per capire meglio l'impatto dell'accordo andiamo a vedere le cifre. Nel 2021 venivano importate 76 mila tonnellate di pollame, mentre nel 2023 sono balzate a 173 mila. Per lo zucchero si è passati da 18 mila a 496 mila. Le 50 mila tonnellate di orzo del 2021 sono schizzate a 660 mila nel 2023. Impressionanti le cifre del grano: da 288 mila tonnellate nel periodo pre-bellico si è arrivati a 6,1 milioni di tonnellate nel 2023. Il prodotto importato principalmente era e rimane il mais, passato da 7,4 milioni a 12,9 nel 2023.

Perdite e benefici per l'Ucraina

Fonti diplomatiche hanno fatto trapelare le cifre dei benefici annui per l'Ucraina con l'eliminazione dei dazi. Con il primo accordo ammontavano a 2 miliardi di euro, scesi ad 1,7 miliardi con l'intesa provvisoria del 20 marzo. Con le ultime modifiche i benefici si assesterebbero su una cifra di poco superiore ad 1,6 miliardi di euro. La presidenza di turno del Consiglio dell'Ue, che spetta al Belgio in questo semestre, ha fatto sapere in una nota che il compromesso raggiunto "garantisce un approccio equilibrato tra il sostegno all'Ucraina e la protezione dei mercati agricoli dell'Ue". Il testo modificato dal Coreper sarà presentato al Parlamento Europeo che, salvo obiezioni, procederà con l'iter di approvazione. A Kiev resta però il dubbio che la solidarietà "senza se e senza ma" manifestata originariamente da Bruxelles e dai governi dell'Ue inizi a scricchiolare. 
 

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