Il Recovery fund non basta, vogliamo il Mes: banche, agricoltori ed edili in pressing sul governo

In una lettera congiunta, una serie di lobby italiane chiedono di attivare tutte le risorse disponibili, compresi, anche se non li citando espressamente, i prestiti del Meccanismo europeo di stabilità. Ecco il perché di questo appello

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il presidente di Confindustria Carlo Bonomi (S) al teatro alla Scala per l'assemblea di Assolombarda, Milano, 3 ottobre 2019. ANSA/FILIPPO ATTILI UFFICIO STAMPA PALAZZO CHIGI

"Esortiamo il governo, il Parlamento e le forze politiche a utilizzare fin da subito tutte le risorse e gli strumenti che l'Europa ha già messo a disposizione, a partire dai fondi per sostenere i costi diretti e indiretti dell'emergenza sanitaria. Non farlo sarebbe una scelta non comprensibile e comporterebbe una grave responsabilità verso il Paese, i suoi cittadini, le sue imprese". E' quanto chiedono Abi, Alleanza delle cooperative italiane, Ance, Cia - Agricoltori italiani, Coldiretti, Confagricoltura, Confapi, Confindustria, Copagri, in una nota congiunta. Ossia le lobby tricolore di banche, costruttori, imprese agroalimentari, ma anche Pmi e gandi gruppi industriali. Il messaggio indiretto, anche se non lo citano espressamente, è che il governo attivi il Mes, il Meccanismo europeo di stabilità così come modificato per far fronte all'emergenza coronavirus: tassi di interesse al minimo e condizionalità leggere. 

Per banche e imprese, dunque, il Recovery fund (o NextGeneration che dir si voglia) non basta nell'immediato. L'Italia ha bisogno di liquidità in tempi brevi per affrontare i contraccolpi del lockdown e dell'emergenza sanitaria, e le risorse del piano di rilancio presentato pochi giorni fa dalla Commissione europea arriveranno non prima del 2021. Il piano, infatti, è collegato al bilancio pluriennale dell'Ue, che va ancora negoziato tra gli Stati membri e che comunque partirà il prossimo anno. Soldi in cassa da anticipare Bruxelles non ne ha, se non quelli dei fondi europei non spesi dai Paesi e una sorta di 'fondo ponte' da 11,5 miliardi. Nell'insieme, l'Italia potrà puntare al massimo ad avere un assegno entro la fine dell'anno poco al di sotto dei 3 miliardi. Niente a che vedere con i 36 miliardi del Mes.

Va aggiunto che i fondi del Mes potranno essere spesi solo per la sanità, ma è chiaro che coprire i costi di questo settore con i prestiti del Meccanismo europeo di stabilità permetterebbe al governdo di avere più risorse da investire altrove.  Da qui l'appello del fronte che va dalle banche agli agricoltori: "Il piano di rilancio presentato dalla Commissione europea è rilevante e positivo, anche considerato l'ammontare delle risorse che potrebbero essere destinate all'Italia. La cui disponibilità non è però immediata", scrivono. "Il negoziato richiederà, infatti, ancora alcuni mesi, così come sarà necessaria la presentazione da parte del nostro Governo di un solido e credibile piano di riforme per accedere alle risorse", si sottolinea nel testo. "Lo stato drammatico e le prospettive molto incerte della nostra economia richiedono interventi forti e immediati per sostenere la domanda di imprese e famiglie e rilanciare gli investimenti pubblici", si aggiunge.  

Le lobby, ribadiamo, non citano il Mes. Non lo fanno perché consapevoli del fatto che dal punto di vista politico è come toccare una mina. Se Lega e Fratelli d'Italia, insieme a un pezzo consistente del M5s, sono contrari perché lo considerano il braccio armato dell'austerity, dall'altra parte il Pd e Forza Italia, renziani compresi, si dicono favorevoli ad attivarlo sottolineando i tassi bassi e le condizionalità quasi nulle della linea di credito creata appositamente per la crisi del coronavirus. Le differenti vedute rischiano di spaccare il governo in un momento più che delicato. 

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Il premier Giuseppe Conte lo sa e finora ha resistito alle pressioni sull'attivazione del Mes. Poco tempo fa aveva spiegato che essere l'unico grande Paese Ue a chiedere il prestito potrebbe mandare un segnale sbagliato ai mercati: l'Italia verrebbe considerata a rischio, lo spread salirebbe e l'effetto positivo del prestito verrebbe annullato dai contraccolpi sul debito pubblico. Diverso se anche Francia e Spagna manifestassero l'intenzione di ricorrere al Mes, ma pochi giorni fa il ministro dell'Economia di Parigi ha escluso questa ipotesi e anche da Madrid non arrivano segnali in tal senso. 

I contrari al Mes nella maggioranza, come l'eurodeputata 5 stelle Rosa D'Amato, chiedono piuttosto di coprire le necessità immediata con un ulteriore sforzo da parte della Banca centrale europea. L'appuntamento è per giovedì 4 giugno, quando Francoforte dovrebbe annunciare un aumento del Pepp, il programma di acquisto titoli della Bce (o bazooka che di si voglia). Finora sono stati stanziati 750 miliardi di euro. "Diciamo che un rialzo di 250 miliardi di euro, a 1.000 miliardi, deluderebbe i mercati, mentre un aumento intorno ai 500 miliardi, specie se accompagnato da una sua estensione di circa 6 mesi, da dicembre 2020 a giugno 2021, prolungherebbe l'attuale fase positiva delle borse europee, tornate ai livelli pre-lockdown, grazie soprattutto alla proposta di Recovery fund europeo lanciata dalla Commissione Ue", scrive l'Agi. 

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