Dal Mes al Sure, l'Italia potrebbe ottenere 90 miliardi

Secondo un'analisi dell'agenzia Agi, il pacchetto di misure anticrisi concordato dall'Eurogruppo assegnerebbe al nostro Paese quasi un quinto degli aiuti complessivi. Ma il governo ha già fatto sapere che non intende chiedere i 36 miliardi del Meccanismo europeo di stabilità

Il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri

Mes, Sure, Bei. Per gli italiani sono delle sigle con cui stanno cominciando ad avere familiarità. E che a seconda del punto di vista, possono essere un aiuto o un cappio al collo. A ogni modo, dietro questi acronimi si celano i tre pilastri su cui Paesi della zona Euro hanno trovato un primo accordo. E che, a volerli sfruttare tutti e tre, potrebbero portare alle casse dell'Italia circa 90 miliardi. Quasi un quinto dell'intero ammontare dell'operazione anticrisi. 

I tre pilastri

Le cifre, scrive l'Agi che ha fatto i calcoli, sono ballerine. I tre pilastri ammonterebbero a 500 miliardi: il Sure, il piano di garanzie contro la disoccupazione, una sorta di cassa integrazione europea, dovrebbe arrivare 100 miliardi. La Bei, la Banca europea per gli investimenti, dovrebbe immettere liquidità per le imprese con 200 miliardi. E infine c'è il tanto controverso Mes, che darebbe tra i 200 e i 240 miliardi di prestiti per affrontare l'emergenza sanitaria.

Secondo l'Agi, l'Italia potrebbe ottenere dal Sure fino a 20 miliardi per finanziare gli ammortizzatori sociali. Dalla Bei, dovrebbero arrivare tra i 32 e i 24 miliardi, dal momento che normalmente il nostro Paese è tra i maggiori beneficiari dei fondi di questa banca (nel 2019 è stato il primo per risorse accaparrate, il 17,3% degl investimenti complessivi). Infine, c'è il Mes che potrebbe portare al Paese un contributo di circa 36 miliardi. Soldi che pero' il governo non intende attivare, stando alle dichiarazioni del premier Giuseppe Conte

Niente Mes?

Il fatto che non ci siano condizionalità come memorandum e Troika qualora venissero richiesti i fondi del Mes, non pare soddisfare il governo, anche per via dei malumori del M5s e delle pressioni esterne di Lega e Fratelli d'Italia. E cosi' gli occhi sono tutti puntati sulla riunione del 23 aprile tra i capi di Stato e di governo dell'Ue. Quando si capirà di più sulla consistenza del Recovery fund, il fondo voluto dalla Francia come strumento per finanziare la cosiddetta 'fase 2' ossia il rilancio dell'economia dopo le prime misure di emergenza. 

Il Recovery fund

Il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri dice che sarebbero necessari 1.000 miliardi. Che è più o meno quello che la Commissione europea aveva previsto di spendere tra il 2021 e il 2027 per il Green new deal, ossia la strategia per la riconversione verde dell'economia Ue. Oggi come allora, le questioni sono sempre le stesse: come verrà finanziato questo fondo? Sarà ricavato dal bilancio Ue (per esempio attingendo a fondi già esistente come quelli strutturali o per l'agricoltura) o sarà aggiuntivo? Chi lo gestirà? Tutte domande a cui si cercherà di dare risposta il 23 aprile.

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Di sicuro, la Germania e l'Olanda saranno ancora al centro dell'attenzione, perché se il criterio di finanziamento sarà quello del reddito nazionale lordo, saranno loro a dover sborsare il grosso delle risorse. La cancelliera Angela Merkel avrebbe rassicurato Conte sulla volontà tedesca di concedere la massima solidarietà possibile. E anche il governo olandese potrebbe abbassare i toni. L'importante è che non si parli di eurobond. 

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