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Domenica, 26 Maggio 2024
I dati

Perché un salario minimo a 9 euro non sarebbe il più alto in Europa

Secondo il governo la proposta dell'opposizione non garantirebbe paghe dignitose e sarebbe meglio proseguire con la contrattazione collettiva. Per Marattin (Italia Viva) avremmo uno stipendio base tra i più alti al mondo. Come stanno realmente le cose?

La proposta di introdurre in Italia il salario minimo, avanzata da Partito democratico, Movimento 5 stelle, Azione, Alleanza Verdi-Sinistra e Più Europa, sta dividendo la politica e gli esperti. Per la premier Giorgia Meloni e la maggioranza di centrodestra è meglio continuare con lo status quo, ossia con la contrattazione collettiva, posizione che trova d'accordo imprese e sindacati: secondo i suoi fautori, questo sistema garantisce paghe più dignitose. Tra i sostenitori dello status quo c'è anche Italia Viva: secondo il deputato Luigi Marattin, un salario minimo di 9 euro lordi come quello proposto da Pd e altri sarebbe tra i "più alti del mondo". Una tesi corroborata da analisi di diversi istituti e media, secondo i quali un livello del genere sarebbe tra i più alti (o il più alto) tra i Paesi Ue e Ocse. Ma come stanno realmente le cose? 

Ce lo dice l'Ue?

Nell'Ue, sono 22 gli Stati membri in cui è previsto il salario minimo nazionale. I cinque Paesi in cui non esiste sono, oltre l'Italia, l'Austria, la Danimarca, la Svezia e la Finlandia. Sono stati proprio i governi scandinavi a opporsi all'idea di Bruxelles di introdurre un salario minimo obbligatorio in tutta l'Unione. La direttiva varata nel 2022 prevede infatti che, nell'ottica di garantire paghe dignitose, ogni Paese membro possa optare o per il salario minimo (ma a patto che sia pari almeno al 60% del salario mediano lordo) o per la contrattazione collettiva (a patto che copra almeno l'80% dei contratti). L'Italia, sulla carta, rispetta il parametro sulla contrattazione collettiva (ma ci sono dubbi sui cosiddetti contratti pirata come spiegato qui) e dunque non avrebbe nessun obbligo europeo nell'introdurre il salario minimo.

Contratti collettivi vs salario minimo

Chiarito questo, ha ragione Meloni quando sostiene che la contrattazione collettiva funziona meglio nel garantire salari dignitosi ai lavoratori? Una prima risposta può essere affidata alle statistiche sui lavoratori poveri, ossia su coloro che, detto in soldoni, non guadagnano abbastanza per mantenere se stessi e/o la propria famiglia a un livello superiore alla soglia di povertà (relativa). 

Secondo gli ultimi dati Eurostat, nel 2022 nell'Ue l'8,4% dei lavoratori si trova in questa condizione. In Italia, la quota è nettamente superiore alla media Ue: l'11,5%. Solo Romania, Lussemburgo e Spagna hanno tassi più alti, e sono tutti e tre Paesi dove c'è il salario minimo. Gli altri Stati membri come il nostro dove i livelli salariali sono affidati esclusivamente alla contrattazione collettiva si trovano tutti al di sotto della media Ue. In Finlandia, per esempio, la quota di lavoratori poveri è appena del 2,5%. In conclusione, il confronto europeo ci dice poco su quale strumento, tra salario minimo e contrattazione collettiva, sia più efficace nel garantire paghe dignitose. Al massimo, ci dice che in Italia la contrattazione riduce meno la povertà lavorativa che in Austria o in Scandinavia. E questo trova riscontro anche nei dati dell'ultima indagine Eurofound, l'agenzia Ue per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro.

I salari medi e mediani dei lavoratori poveri nei Paesi Ue con la contrattazione collettiva

Secondo questa indagine, guardando ai 10 lavori con le paghe più basse al gennaio 2023 nei 5 Paesi Ue dove non c'è il salario minimo, lo stipendio mediano più basso è in Italia: lo è in termini assoluti, ma lo è anche a parità di potere d'acquisto, ossia se lo si mette in confronto al costo della vita (in Danimarca è quasi il doppio che da noi). E in confronto a chi ha il salario minimo?

Secondo Eurofound, il salario mediano dei 10 lavori con le paghe più basse nel nostro Paese è di 1.241 euro lordi al mese. In termini assoluti, siamo vicini al salario minimo in Spagna e Slovenia, ma lontani da Francia (poco più di 1.700 euro mensili) e lontanissimi da Germania, Belgio, Olanda e Irlanda (tra i 1.900 e i 2.000), senza considerare il Lussemburgo (quasi 2.400). Le cose non vanno meglio, anzi peggiorano, se si guarda alla classifica dei salari a parità di potere d'acquisto: la paga mediana per i lavoratori peggio pagati d'Italia resta uguale (1.238 euro mensili), ma veniamo scavalcati dai salari minimi di spagnoli (1.300 euro circa) e polacchi (1.249 euro), mentre francesi e tedeschi restano a debita distanza (con uno stipendio minimo mensile rispettivamente di circa 350 e 600 euro in più). La nostra classifica peggiora ancora se si guarda ai tre lavori pagati meno nel Paese, dove la busta paga mensile lorda media è di appena 976 euro (a parità di potere d'acquisto, solo 8 Paesi Ue fanno peggio).

Il salario minimo più alto d'Europa?

L'introduzione di un salario minimo a 9 euro come proposto da buona parte dell'opposizione ci renderebbe improvvisamente il Paese con il salario minimo più alto d'Europa? Assolutamente no (ma anche relativamente). Il motivo è presto spiegato: l'affermazione di Marattin e altri, corroborata da alcuni fact checking, si riferisce al confronto tra il salario minimo e il salario mediano dei lavoratori a tempo pieno in un determinato Paese. In base ai dati Ocse relativi al 2021, i 9 euro all'ora proposti da Pd e M5s, tra gli altri, rappresenterebbero il 75% del salario mediano in Italia, una percentuale tra le più alte tra gli Stati Ocse e la più alta tra quelli Ue.

Questo confronto, che si basa sul metodo di calcolo del salario minimo usato dall'Ue nella sua direttiva, non vuol dire però che improvvisamente i lavoratori italiani con gli stipendi più bassi diventerebbero di colpo i meglio pagati in Europa (o tra i meglio pagati al mondo). Semmai, potrebbe essere un indizio del fatto che i salari nel nostro Paese non sono adeguati, e non che 9 euro all'ora è un valore eccessivo. Del resto, negli ultimi 30 anni, i salari reali degli italiani si sono ridotti anziché aumentare, caso unico nell'Ue. 

Cosa succederebbe con l'introduzione dei 9 euro minimi all'ora? Partiamo dalla paga mensile base, che sarebbe di circa 1.485 euro lordi con la proposta dell'opposizione. In termini assoluti, e stando agli ultimi dati Eurostat sui salari minimi, ci piazzeremmo al settimo posto nell'Ue nella classifica dei salari minimi (sopra la Spagna, ma indietro rispetto a Germania e Francia). A parità di potere d'acquisto, guadagneremmo una posizione (sesti), ma resteremo sempre distanti dai francesi (circa 100 euro in più al mese) e dai tedeschi (350 euro in più). Se poi nella classifica inseriamo anche i Paesi Ue con la contrattazione collettiva (qui il salario minimo corrisponderebbe alla mediana dei salari delle 10 categorie con gli stipendi più bassi secondo Eurofound), allora l'Italia scenderebbe al decimo posto.

Chiarito che con il salario minimo a 9 euro non ci trasformeremo nel Lussemburgo o nella Germania in quanto a salari di base, un ultimo sguardo possiamo rivolgerlo ai lavoratori poveri di casa. Come dicevamo, secondo Eurofound, il salario mediano dei 10 lavori con le paghe più basse nel nostro Paese è di 1.241 euro lordi al mese. Si tratta, tra gli altri, di colf, badanti, commessi, addetti alle pulizie, camerieri, maestri d'asilo, agricoltori e corrieri. Con il salario minimo, la loro paga lorda mensile salirebbe di circa 240 euro. Parliamo di un aumento del 19%. Un rialzo eccessivo?

Salari minimi nell'Ue a confronto

Come dicevamo prima, i salari reali degli italiani sono calati del 2,9% dal 1990 al 2020 anziché aumentare come avvenuto ovunque nel resto dell'Ue. La recente impennata dell'inflazione non ha migliorato il trend: la crescita delle buste paga è stata tra le più basse nell'Ue e ha compensato per meno della metà l'aumento dei prezzi. Una dinamica che pesa soprattutto sui lavori più poveri.

Secondo Eurofound, le 10 categorie con gli stipendi più bassi in Italia hanno visto crescere complessivamente i loro salari minimi del 3,4% tra il gennaio 2022 e il gennaio 2023 (per alcuni non ci sono stati adeguamenti), una crescita simile a quella degli altri Paesi Ue dove c'è solo la contrattazione collettiva. Negli Stati Ue dove c'è il salario minimo, invece, gli aumenti dello stipendio di base sono stati ovunque più alti: in Francia la crescita in un anno è stata del 6,6%, in Spagna dell'8%, in Germania addirittura del 22%. 

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