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Domenica, 27 Novembre 2022
Rincari e stipendi

Quei Paesi europei dove i salari sono aumentati più dell'inflazione (spoiler: non c'è l'Italia)

In 6 Stati Ue le buste paga sono cresciute più del costo della vita. Altrove è il contrario, ma con differenze non da poco. Come quelle tra Germania e Sud Europa

Ci sono sei Paesi dell'Unione europea dove l'aumento dei salari ha superato (per ora) quello dell'inflazione prevista per il 2022. Altri hanno quasi compensato il caro vita con la crescita delle buste paga. Ma nella maggioranza degli Stati Ue, in media, i prezzi sono aumentati il doppio rispetto agli stipendi. In alcuni casi, come l'Italia, anche più del doppio. Ecco perché i sindacati europei stanno facendo pressioni sulla Commissione Ue e sulle organizzazioni imprenditoriali per evitare una crisi sociale su vasta scala nel Vecchio Continente.

Confrontando i dati dell'Eurostat sulle variazioni dei salari tra il secondo trimestre del 2022 e lo stesso periodo del 2021, e le previsioni della Commissione europea sull'inflazione attesa quest'anno, emergono profonde divisioni tra i vari Paesi del blocco. In Ungheria, per esempio, i salari sono cresciuti del 14,9% a fronte di un'inflazione attesa dell'11,8%. Dinamica simile in Bulgaria, mentre in Estonia le buste paga sono quasi raddoppiate rispetto al caro vita. Anche in Romania, Crozia e Malta, gli adeguamenti degli stipendi hanno superato, anche se non di molto, l'inflazione.

C'è poi un gruppetto di Stati membri dove salari e caro vita sono andati quasi di pari passo: la media degli aumenti degli stipendi in Polonia è stata dell'11,1%, a fronte di una inflazione stimata al 12,2%. In pratica, la crescita delle buste paga polacche ha compensato circa il 90% dei rincari dei prezzi. In Austria e Portogallo, questa compensazione è arrivata all'80%. Bene anche la Germania, dove il 'recupero' dei salari (+5,5%) sull'inflazione (+7,9%) si attesta al 70%.

salari Q2 2022-2

L'Italia, come dicevamo, fa parte del novero dei Paesi dove il caro vita supera di gran lunga la crescita degli stipendi: se le buste paga hanno fatto segnare un +3%, l'inflazione attesa è del 7,4%. In sostanza, gli aumenti dei salari hanno compensato solo il 40% dei rincari, contro una media Ue del 54%. In Francia, tale compensazione è stata del 54%, in Spagna del 25%. Lo stesso vale per Paesi ricchi come Olanda e Svezia, dove però i lavoratori partivano da buste paga decisamente più generose di quelle dell'Italia, dove i salari sono stati praticamente fermi per circa 30 anni.

La battaglia sindacale in Europa

La questione dello scostamento tra salari e inflazione in Europa è al centro dei colloqui in corso oggi a Bruxelles tra istituzioni Ue, sindacati e associazioni di imprenditori. La Confederazione europea dei sindacati (Ces) e IndustriAll Europe, le due organizzazioni che riuniscono i sindacati dei 27 Stati Ue, chiedono a Commissione e governi europei misure per sostenere gli aumenti degli stipendi, adeguandoli il più possibile ai rincari dei prezzi. Magari prendendo ad esempio quanto fatto dalle stesse istituzioni Ue, dove i salari nel 2023 cresceranno in media dell'8,2%. I datori di lavoro, però, non sono d'accordo, sostenendo che anche le imprese stanno affrontando il rischio di chiudere i battenti a causa dell'aumento dei costi energetici.

Su un punto, sindacati e imprenditori sembrano d'accordo: servono più sostegni a livello Ue per l'economia. I sindacati chiedono che Bruxelles metta a punto una sorta di Sure bis, ossia la creazione di un fondo alimentato con bond europei per sostenere lavoratori in difficoltà e promuovere la formazione per le nuove competenze digitali e verdi. E' una proposta avanzata anche da un pezzo della Commissione europea e da alcuni Stati membri, tra cui l'Italia. Ma per ora, nel piano anti crisi della presidente Ursula von der Leyen, tale misura non trova spazio, anche (se non soprattutto) per le resistenze dei frugali.

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