Lunedì, 26 Luglio 2021
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"Quasi 30 milioni di vaccini Astrazeneca sono nascosti in Italia"

Lo rivela la Stampa: si tratterebbe di dosi già pronte per la somministrazione, che sarebbero state segnalate alle autorità italiane dalla Commissione europea. La compagnia anglo-svedese: "Attendono il controllo di qualità. Metà destinate all'Ue e metà ai Paesi poveri"

Ventinove milioni di dosi del vaccino di AstraZeneca, quasi il doppio di quelle consegnate finora ai 27 Paesi Ue, sarebbero conservate in un unico stabilimento che si trova nel cuore dell’Italia, alla Catalent di Anagni. Ha scatenato un putiferio la notizia rivelata da un articolo de La Stampa, secondo cui le dosi non sarebbero destinate agli Stati europei alle prese con i ritardi nella vaccinazione, ma al Regno Unito. Un'ipotesi quest'ultima smentita però dalla stessa compagnia che ha garantito che le fiale sono destinate per metà all'Europa e per l'altra metà al programma Covax in sostegno alle nazioni in via di sviluppo.

Il tesoretto di Anagni

La scoperta del “tesoretto” nascosto nascerebbe, secondo quanto ricostruisce il corrispondente a Bruxelles del quotidiano torinese Marco Bresolin, da una segnalazione della Commissione europea alle autorità italiane. “Le manovre di AstraZeneca – scrive Bresolin - sono state scoperte grazie alla visita del commissario Thierry Breton nello stabilimento di Leida, nei Paesi Bassi, gestito dalla Halix. Si tratta di uno dei due impianti utilizzati dalla casa farmaceutica per produrre il farmaco sul territorio Ue (l'altro è a Seneffe, in Belgio). Il problema è che a oggi non ha ancora ottenuto l'autorizzazione da parte dell'Agenzia europea del farmaco. E senza il via libera dell'Ema le dosi non possono essere consegnate ai Paesi Ue. Questo discorso, però, non vale per il Regno Unito, che infatti negli ultimi mesi dello scorso anno avrebbe importato proprio i vaccini prodotti nello stabilimento olandese”.

Lo stabilimento olandese

La capacità di produzione dello stabilimento di Halix sarebbe di 5-6 milioni di dosi. Londra avrebbe sfruttato questa capacità per accelerare la prima fase della vaccinazione, che ha già coperto buona parte della popolazione adulta. Solo che adesso il Regno Unito ha bisogno alle seconde dosi, necessarie per immunizzare definitivamente i cittadini. Un obiettivo che rischia di venire compromesso in seguito alla stretta dell’Ue sull’export di vaccini prodotti nel suo territorio avviata dal 1 febbraio. 

Come fatto trapelare da tempo, la Commissione europea sospetta che l’anglo-svedese AstraZeneca stia privilegiando le consegne dei suoi vaccini al Regno Unito a scapito dei Paesi Ue. Per portare avanti questa strategia, sostiene La Stampa, Bruxelles sospetta che il gigante farmaceutico abbia prima rallentato volutamente la consegna dei documenti necessari all’Ema per concludere il processo di autorizzazione al commercio del vaccino (arrivato settimane dopo l’ok del Regno Unito). E poi abbia fatto lo stesso giochetto con le carte necessarie all’Ue per autorizzare lo stabilimento olandese. In entrambi i casi, AstraZeneca avrebbe potuto così consegnare le dosi a Londra avendo due valide giustificazioni.

Fine del doppio gioco?

Forte di questo sospetto, il commissario Breton avrebbe segnalato “la situazione alle autorità italiane, che hanno effettuato delle ispezioni nello stabilimento Catalent di Anagni, utilizzato da AstraZeneca per il ‘fill&finish’, vale a dire le operazioni di infialatura”, spiega ancora il giornale torinese. In sostanza, nella filiera transnazionale di produzione, la fabbrica italiana rappresenta l’ultimo step prima dell’invio ai centri vaccinali sparsi per l’Europa e il mondo. “Il primo rapporto spedito a Bruxelles dice che nei frigoriferi dei capannoni del sito laziale ci sono 29 milioni di dosi del vaccino – continua la Stampa - Fonti Ue spiegano che probabilmente non tutte sono state prodotte da Halix, ma si tratta comunque di fiale già pronte per essere iniettate che la casa farmaceutica puntava a spedire nel Regno Unito e non nei Paesi dell'Unione europea”. Un numero enorme, visto che finora AstraZeneca ha consegnato ai 27 Stati Ue appena 17 milioni di dosi: a fine marzo, stando al primo accordo, dovevano essere 120 milioni entro il primo trimestre. L’ultima comunicazione della casa farmaceutica attestava le consegne a 30 milioni. Ma a pochi giorni dalla fine del trimestre, il target resta ancora lontanissimo. 

La risposta di AstraZeneca

In risposta alle rivelazioni AstraZeneca ha affermato che la maggior parte delle dosi erano destinate all'Ue mentre il resto era per i Paesi più poveri forniti dallo schema Covax co-guidato dall'Organizzazione mondiale della sanità. “Non ci sono esportazioni attualmente pianificate se non verso i Paesi Covax. Ci sono 13 milioni di dosi di vaccino in attesa che il rilascio del controllo di qualità venga inviato a Covax come parte del nostro impegno a fornire milioni di dosi ai paesi a basso reddito", ha affermato la società, aggiungendo che i restanti 16 milioni saranno spediti in Europa questo mese e ad aprile. "Il vaccino è stato prodotto al di fuori dell'Ue e portato allo stabilimento di Agnani per essere infialato", ha spiegato ancora un portavoce, e per questo le dosi sarebbero rimaste in attesa del via libera. "E' sbagliato parlare di accumulo", e se le dosi erano ferme nello stabilimento "è solo perché attendevano il controllo di qualità", ha garantito la compagnia.

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