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Il giallo dell'impianto AstraZeneca olandese: rimasto finora fermo, ora scatena la guerra tra Ue e Uk

L'azienda Halix, che ha un appalto per la produzione delle dosi di Oxford, aspetta da tempo il via libera dell'Ema, che forse potrebbe arrivare questa settimana, ma Londra è in pressing perché le venga consentito di comprarle visto che restano nei magazzini inutilizzate

La guerra tra Unione europea e il Regno Unito sui vaccini ha un nuovo campo di battaglia. Si tratta dell'impianto olandese di Halix che si trova a Leiden, una delle due strutture (insieme allo stabilimento belga di Seneffe) che grazie a un subappalto è diventata una delle fonti principali delle produzioni delle dosi di AstraZeneca e Oxford. Il problema è che l'impianto non ha ancora ricevuto l'ok dall'Agenzia europea del farmaco, e quindi le sue fiale non possono essere vendute ancora negli Stati membri.

Per questo il governo di Boris Johnson ha chiesto che gli sia permesso almeno di esportarle verso la Gran Bretagna, richiesta che è stata però rigettata, con il via libera che si spera possa arrivare a breve. "Da Londra insistono per ottenere le dosi prodotte nell'impianto olandese ma non funziona così. Ciò che verrà prodotto ad Halix andrà all'Ue", hanno riferito fonti europee riportate dalla Reuters. L'impianto è indicato da AstraZeneca sia nel contratto firmato con Bruxelles che con quello firmato con Londra ma senza l'ok dell'Ema, che si attende da settimane e forse potrebbe arrivare proprio questa, le consegne non possono partire. E visto che l'Ue sta minacciando lo stop alle esportazioni di dosi verso il Regno Unito, accusato di fare a sua volta la stessa cosa, la tensione sta salendo alle stelle.

"La Commissione europea saprà che il resto del mondo la sta guardando, su come si comporta su questa faccenda, e se i contratti vengono interrotti e gli impegni non mantenuti, sarà una cosa molto dannosa per la reputazione di un blocco commerciale che si vanta di rispettare lo Stato di diritto", aveva detto in precedenza il ministro della Difesa, Ben Wallace su Sky News, rispondendo a una domanda sulla minaccia del presidente della Commissione Ursula Von der Leyen di bloccare le esportazioni verso il Regno Unito. Giovedì i capi di Stato e di governo dei Ventisette si riuniranno proprio per provare a trovare una via d'uscita dal caos vaccini, ma sulla strategia da utilizzare rimangono forti differenze tra le capitali, differenze che potrebbero impedire una presa di posizione forte.

La Commissione europea, che ha coordinato l'ordine dei vaccini per i 27 Paeesi membri, sostiene che il punto chiave è la reciprocità. Dall'Europa sono state esportate circa 35 milioni di dosi dalla fine di gennaio, di cui 10 milioni in Gran Bretagna, ma la Gran Bretagna non ne aveva esportata nessuna, nonostante due strutture britanniche incluse nel contratto dell'UE con AstraZeneca.

Come riporta DW la compagnia anglo-svedese ha stretto patti con diversi produttori in Europa per aumentare la produzione del suo vaccino che al momentoè prodotto e commercializzato solo in Belgio grazie agli impianti della Novasep, che produce le dosi che poi vengono confezionate a Dessau, nella Germania orientale, da IDT Biologika e da Catalent ad Anagni, in Italia. Il gruppo farmaceutico spagnolo Insud Pharma effettuerà anche servizi di riempimento e confezionamento delle fiale per il vaccino nella regione spagnola di Castilla-La Mancha. Anche l'unità tedesca dell'azienda farmaceutica russa R-Pharm si è impegnata a produrre il vaccino nel suo sito di Illertissen, nel sud della Germania. Sempre nel Paese la cinese Wuxi Biologics potrebbe potenzialmente utilizzare un'ex fabbrica Bayer a Wuppertal per produrre il vaccino mentre fuori dal continente, in India, andranno presto gli esperti dell'Ema per certificare gli impianti locali di AstraZeneca che producono il vaccino di Oxford, lì ribattezzato Covishield, e che a maggio potrebbe già arrivare in Europa. Il colosso farmaceutico prevede di fornire fino a 3 miliardi di dosi in tutto il mondo entro la fine di quest'anno. L'Ue ha già ha versato un acconto di 336 milioni di euro per garantire fino a 400 milioni di dosi del vaccino.

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