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Lunedì, 8 Agosto 2022
Coronavirus

Ue: “Covid malattia professionale”. Cosa cambia per chi si ammala sul lavoro

La Commissione europea chiederà a tutti gli Stati membri di riconoscere la patologia nella legislazione nazionale per tutelare lo staff di assistenza socio-sanitaria e a domicilio

Riconoscere il Covid-19 come malattia professionale nei settori più a rischio e dunque assegnare un’indennità a chi lo contrae nel luogo di lavoro. Questa la richiesta che arriva dalla Commissione europea dopo che il Comitato consultivo dell'Ue per la sicurezza e la salute sul luogo di lavoro (Ccss) ha chiesto di riconoscere il Covid come malattia professionale nei settori dell'assistenza socio-sanitaria e dell'assistenza a domicilio.

L’organismo consultivo mette assieme rappresentanti degli Stati membri, dei lavoratori e dei datori di lavoro. All’interno della decisione si precisa che il riconoscimento del Covid come malattia professionale, in un contesto pandemico, va esteso anche ai settori non sanitari in cui sono maggiori le attività con un rischio accertato di infezione.

“Mentre è chiaro che il Covid-19 ha sollevato problemi di salute in generale, è anche chiaro che questa malattia può essere contratta sul posto di lavoro”, si legge nel testo della raccomandazione del Ccss. “Questo è in generale il caso in cui i lavoratori assistono le persone che hanno contratto la malattia, come nel settore sanitario e sociale”, si precisa ancora.

“La Commissione - ha dichiarato il commissario europeo al Lavoro, Nicolas Schmit - aggiornerà la sua raccomandazione sulle malattie professionali al fine di promuovere il riconoscimento del Covid-19 come malattia professionale da parte di tutti gli Stati membri”. Dopo tale passaggio da parte dei singoli Paesi Ue, potranno essere riconosciuti diritti specifici in base alle normative nazionali, come il diritto all’indennizzo, a favore dei lavoratori dei settori pertinenti che hanno contratto la malattia sul luogo di lavoro.

“Il riconoscimento e l'indennizzo delle malattie professionali sono di competenza nazionale”, ha precisato la Commissione europea. Nei lavori preparatori della raccomandazione, la maggior parte degli Stati membri ha comunicato alla Commissione di aver già riconosciuto il Covid-19 come malattia professionale o infortunio sul lavoro, conformemente alle rispettive normative nazionali. 

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