L'Ue si deve preparare a un secondo picco di coronavirus: "È solo questione di tempo"

Secondo la principale consulente scientifica dell'Ue il Covid-19 "è ancora tra noi e circola molto più che a gennaio e febbraio. Non è tempo di un rilassamento completo della quarantena"

Foto Ansa - EPA/NEIL HALL

Un ritorno dei contagi di coronavirus in Europa, con gli Stati che sono ormai quasi tutti nella Fase due, è solo quan questione di tempo, ma è abbastanza sicura.

Ne è convinta la dottoressa Andrea Ammon, consulente scientifico di riferimento dell'Ue sull'emergenza Covid-19, in veste di direttrice dello European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc). La questione sul secondo picco “è quando e quanto grande sarà, dal mio punto di vista”, ha affermato la scienziata intervistata dal Guardian. "Guardando alle caratteristiche del virus, e ai dati sull'immunità nella popolazione dei diversi Paesi, tutt'altro che esaltante fra il 2 e il 14% e quindi con un 85 - 90% di persone esposte, la conclusione è che il virus è ancora tra noi e circola molto più che a gennaio e febbraio", ha spiegato la specialista tedesca. "Non voglio dare un quadro apocalittico ma dobbiamo essere realisti, non è tempo ora di un rilassamento completo", ha avvertito la dottoressa.

In riferimento alle accuse secondo cui l'Europa avrebbe capito troppo tardi la gravità della pandemia, la dottoressa ha sostenuto che solo alla fine di gennaio è diventato chiaro che il virus che stava causando un elevato numero di vittime nella città cinese di Wuhan poteva essere trasmesso da uomo a uomo. È stato per questa ragione che il 26 gennaio l'Ecdc ha consigliato ai governi di rafforzare le capacità dei loro servizi sanitari per timore che venissero sopraffatti. "Abbiamo sottolineato che questi programmi devono essere aggiornati. E in particolare, le strutture ospedaliere devono essere pronte e garantire una capacità di sovraccarico dei posti letti, in generale, e in particolare quelli delle unità di terapia intensiva", ha spiegato la direttrice dell'Ecdc. "Penso che ciò che si è scoperto è che i governi hanno sottovalutato, a mio avviso, la velocità di diffusione", ha concluso Ammon.

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