Accordo Ue su stop a fondi per chi non rispetta Stato di diritto. Ira di Orban: "Ricatto inaccettabile"

Fumata bianca tra Parlamento e Consiglio Ue: blocco delle risorse per i Paesi che non rispettano i criteri di legalità e l'indipendenza dei giudici. Corruzione, frode ed evasione fiscale saranno punite da Bruxelles con un iter di massimo 9 mesi

Viktor Orban - foto Ansa EPA/JOHN THYS / POOL

Dopo tante fumate nere, Parlamento europeo e Consiglio Ue sono riusciti a concordare un meccanismo di tutela dello Stato di diritto capace di bloccare i finanziamenti da Bruxelles ai Paesi che non rispettano i criteri di legalità e l'indipendenza dei giudici. A festeggiare è soprattutto l’Eurocamera, concentrata su questa battaglia dalla scorsa legislatura e che ha segnato un importante successo nel tavolo negoziale con il Consiglio Ue, da sempre più restio ai vincoli sui fondi. Lo sblocco delle trattative è anche una buona notizia per l’Italia e gli altri Stati in attesa del Recovery Fund. Si avvicina infatti l’erogazione dei fondi, ma ora bisognerà fare i conti con la ratifica dei Parlamenti nazionali con quanto deciso in sede Ue. E il disco verde in tempi rapidi è tutt’altro che scontato.

Proteste di Budapest

Il Governo ungherese ha infatti parlato subito di un “ricatto inaccettabile” con riferimento all'accordo preliminare raggiunto da Parlamento e Consiglio Ue. Il meccanismo di tutela dei fondi Ue può essere attivato se una violazione colpisce direttamente il bilancio comunitario, quindi se nel Paese beneficiario si verificano frodi, episodi di corruzione e utilizzo irregolare delle risorse, ma anche quando c'è “un serio rischio” che tali illegalità si verifichino. Lo stop ai fondi potrà dunque prevenire situazioni in cui i fondi dell'Ue potrebbero finanziare azioni in conflitto con i valori dell’Unione stessa. I negoziatori del Parlamento hanno inoltre insistito sul fatto che la frode e l'evasione fiscale dovrebbero rientrare nel meccanismo, includendo sia i casi individuali che le situazioni generalizzate e ricorrenti. È stato perciò incluso un articolo che chiarisce la possibile portata delle violazioni elencando esempi di casi, come minacce all'indipendenza della magistratura, mancata correzione di decisioni arbitrarie e limitazione dei rimedi giuridici, insomma violazioni dello Stato di diritto.

Tempi certi per attivare il meccanismo

Altro punto sul quale insistevano molto gli eurodeputati era la rapidità del meccanismo. Per evitare che la procedura di stop ai fondi si possa arenare nel rimpallo di responsabilità tra istituzioni Ue, si è inserito un massimo di 9 mesi di tempo a disposizione di Bruxelles per adottare misure contro il Paese membro nel quale vengono individuati rischi di violazione dello Stato di diritto. “La Commissione, dopo aver accertato l'esistenza di una violazione, proporrà di attivare il meccanismo di condizionalità contro un Governo dell’Ue”, si legge in una nota del Parlamento. “Il Consiglio avrà quindi un mese di tempo per adottare le misure proposte (o tre mesi in casi eccezionali) a maggioranza qualificata. La Commissione si avvarrà del suo diritto di convocare il Consiglio per garantire il rispetto della scadenza”, conclude l’Eurocamera.

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