Lunedì, 20 Settembre 2021
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Niente test o quarantena per chi si vaccina: l'Ue apre al 'passaporto sanitario' per riprendere a viaggiare

La proposta è sostenuta soprattutto dalla Grecia e anche la presidente della Commissione Von der Leyen la ritiene fattibile. I leader decideranno la settimana prossima

Su proposta della Grecia, i leader europei discuteranno giovedì prossimo della possibile introduzione di un ‘passaporto’ per i vaccinati che permetta di viaggiare nell’Ue senza restrizioni. L’idea esposta dal premier greco Kyriakos Mitsotakis in una lettera alla Commissione europea non è comunque quella di permettere di viaggiare ai soli passeggeri ai quali è stata somministrata la dose immunizzante. Atene mira invece a “garantire il ripristino più rapido possibile della libertà di movimento” incentivando i cittadini a vaccinarsi, quindi garantendo - ad esempio - che chi ha già ricevuto le dosi non debba fare un test o sottoporsi alla quarantena una volta che si reca in un altro Paese dell’Unione. 

L'apertura dell'Ue al passaporto

La proposta potrebbe sembrare di particolare interesse per i Paesi ad alta vocazione turistica, come appunto la Grecia, ma ha già visto l’appoggio anche di Stati nordici come la Danimarca, che intende introdurre il certificato per vaccinati al più presto. Il crescente favore verso la proposta ha convinto anche la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ad aprire all’idea di un certificato lasciapassare. “Penso che sia importante”, ha affermato questa mattina la tedesca durante un incontro con alcuni media portoghesi, “e, come ho detto, dobbiamo avere un requisito medico che dimostri che le persone siano state vaccinate”. Come precedentemente affermato dai portavoce della Commissione, il tema verrà discusso durante la videoconferenza dei leader Ue in programma per giovedì prossimo. “Qualunque cosa si decida” la prossima settimana “sia che dia priorità o accesso a determinati beni, è una decisione politica e giuridica che dovrebbe essere discussa a livello europeo”, ha aggiunto la presidente della Commissione.

Incentivo necessario alla vaccinazione

Nonostante le aperture, alcune capitali avrebbero espresso preoccupazioni legate alla possibile discriminazione a danno di chi non ha la fortuna di accedere presto alle prime dosi consegnare dalle case farmaceutiche agli Stati membri. A convincere i leader a dire sì a una forma di incentivo per chi si vaccina potrebbe essere però la variante inglese del virus, che ha già portato a nuove misure di confinamento in diversi Paesi Ue, a partire da Francia, Germania, Olanda e Belgio. Nel corso della trasmissione Piazza Pulita andata in onda ieri sera su La 7, il virologo Andrea Crisanti ha infatti messo in luce i rischi collegati alla variante inglese non solo con riferimento ai nuovi contagi, ma anche riguardo alla campagna vaccinale. “La variante inglese sicuramente si trasmette molto più efficientemente” e ci sono indicazioni “su una sintomatologia più grave, ma non ci sono ancora abbastanza dati per affermarlo”. “Il fatto che si trasmetta più velocemente ha un impatto sul vaccino”, aggiunge Crisanti, perché “se noi abbiamo l’R0 del 2.6, come quello della variante che ha colpito l’Italia, forse con il 70-75% si raggiunge l’immunità di gregge”. Se invece “si alza l’R0 a 3.5 ci vuole l’85-90% della popolazione vaccinata”. “Un problema completamente diverso, anche dal punto di vista legale, perché per raggiungere quei livelli bisogna introdurre l’obbligatorietà del vaccino”, ha avvertito il virologo.

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