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Giovedì, 26 Maggio 2022
Attualità Cina

Musk nella bufera: Tesla sbarca nello Xinjiang, la regione cinese accusata di costringere al lavoro forzato gli Uiguri

Mentre gli Usa e personalità della politica Ue boicotteranno lo Olimpiadi invernali in Cina per la violazione dei diritti umani, l’uomo più ricco del mondo apre una showroom nel luogo simbolo della repressione

La casa automobilista Tesla, specializzata in vetture elettriche, ha aperto una showroom nella regione cinese dello Xinjiang, arrivando a 211 punti di esposizione e vendita in tutta la Cina. La scelta aziendale del gruppo guidato da Elon Musk, attualmente l'uomo più ricco del mondo, ha scatenato l’indignazione delle organizzazioni a difesa dei diritti umani che denunciano da anni la violenta repressione di Pechino ai danni degli uiguri, la minoranza musulmana che vive nella regione. 

Sei mesi fa Amnesty International aveva accusato le autorità cinesi di aver creato nello Xinjiang “un inferno distopico di dimensioni sbalorditive” dove “un numero enorme di persone è stato sottoposto a lavaggio del cervello, tortura e altri trattamenti degradanti nei campi di internamento, mentre altri milioni vivono nella paura in mezzo a un vasto apparato di sorveglianza”. Preoccupazioni che non hanno convinto Musk a tenere fuori la sua casa automobilistica dalla regione, provocando la rabbia di numerosi attivisti. 

“Elon Musk e i dirigenti di Tesla devono considerare i diritti umani nello Xinjiang o rischiano di essere complici”, ha dichiarato al Guardian la rappresentante di Human Rights Watch, Sophie McNeill. “Pechino e le imprese - ha aggiunto l’attivista - puntano da tempo sulla volontà globale di anteporre i profitti ai diritti umani, anche di fronte ai crimini contro l'umanità, ma non dobbiamo permettere che ciò continui anche nel 2022”.

Le violazioni dei diritti umani nello Xinjiang - documentate da numerosi studi e testimonianze, ma sempre negate da Pechino - hanno convinto numerose personalità della politica internazionale a boicottare i Giochi olimpici invernali che si terranno a febbraio in Cina. Tra i più critici c’è anche la ministra degli Esteri tedesca Annalena Baerbock, anche se l’esponente dei Verdi ha più volte chiarito che la sua assenza alle cerimonie di apertura e chiusura dei Giochi è una decisione personale che non rappresenta la posizione del governo di Berlino. 

La decisione di Musk di aprire un salone di esposizione delle celebri auto elettriche nella regione simbolo delle contraddizioni della Cina contemporanea ha raccolto il plauso di tanti utenti su Weibo, il social media più popolare del Paese. Ma la scelta di Tesla mette l’azienda in contraddizione con la linea adottata da Washington nei confronti della difesa della minoranza musulmana in Cina. Il mese scorso, il presidente Usa Joe Biden ha firmato la legge uigura per la prevenzione del lavoro forzato e il governo degli Stati Uniti intende associarsi al boicottaggio diplomatico delle imminenti Olimpiadi invernali di Pechino. Una decisione che, a differenza di quella adottata da Baerbock, rappresenterà l’intero governo Usa.

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