Domenica, 19 Settembre 2021
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Gli svizzeri dicono "no" a multinazionali più responsabili ed etiche

Bocciati i referendum per l'introduzione di due proposte di iniziativa popolare, una che mirava a rendere le imprese con sede nel Paese responsabili per reati ambientali e di sfruttamento, anche quando commessi all'estero. L'altra chiedeve lo stop a finanziamenti nel settore delle armi

Multinazionali più responsabili ed etiche? No, grazie. Gli elettori della Svizzera hanno respinto il referendum per l'introduzione di due proposte di iniziativa popolare che miravano a rendere le imprese con sede nel Paese responsabili per reati ambientali e di sfruttamento, anche se commessi all'estero, e a vietare investimenti finanziari nelle società produttrici di armi e materiale bellico. Nessuno dei due quesiti ha raggiunto la doppia maggioranza dei votanti totali e dell'approvazione di tutti i 26 cantoni e semi-cantoni richiesta per le modifiche della Costituzione.

I due quesiti

Il quesito più atteso, quello che chiedeva alle aziende elvetiche di rispettare i diritti umani e gli standard ambientali internazionali anche all'estero, ha ottenuto una maggioranza, seppur risicata, del 50,7%, ma si è affermato solo in nove cantoni. A questo punto dovrebbe entrare in vigore un progetto più limitato già approvato dal Parlamento, a meno di un nuovo referendum.

La consultazione era stata promossa da alcune ong e associazioni e avrebbe permesso di intentare una causa in Svizzera anche per violazioni degli standard ambientali o dei diritti umani che si fossero verificate in una filiale estera dell'azienda. Il referendum sulle armi promosso da Gruppo per una Svizzera senza esercito e dai Giovani Verdi puntava a impedire il finanziamento di produttori di armi e materiale bellico nel mondo ma è stato respinto dalla maggioranza dei votanti (57,45%) oltre che dei Cantoni. 

Imprese contro (con qualche defezione)

"Sono estremamente delusa, ma comunque questa iniziativa ha ricevuto un sostegno incredibile, dando vita a un dibattito molto ampio, un dibattito sano, che pone la questione dei valori che vogliamo garantire in un'economia globalizzata”, ha dichiarato Lisa Mazzone, rappresentante dei Verdi svizzeri, partito tra i sostenitori del "sì". Contro le due proposte di legge si sono invece schierati il governo federale e le organizzazioni imprenditoriali, secondo cui, qualora approvate, tali norme avrebbero messo a rischio gli interessi economici svizzeri.

Non tutti gli imprenditori svizzeri hanno però sostenuto le posizioni delle associazioni di categoria: un gruppo di 280 leader d'azienda, tra cui Hugo van Buel della Cla-Val, 

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