Srebrenica, quando l'Occidente lasciò massacrare oltre 8mila musulmani

Ricorrono oggi i 25 anni dal genocidio dei maschi dai 12 ai 77 anni della cittadina bosniaca. Pochi giorni prima dei rastrellamenti, centinaia di persone cercarono rifugio presso la base dei caschi blu olandesi. Ma i soldati europei riconsegnarono i fuggitivi ai carnefici dell'esercito serbo

FOTO: EPA/FEHIM DEMIR

A 25 anni di distanza mancano ancora alcuni pezzi al puzzle degli eventi che hanno portato al massacro di 8.372 persone nei pressi della cittadina bosniaca di Srebrenica, a meno di 500 km in linea d’aria dall’Italia. Le cifre ufficiali delle vittime dei rastrellamenti da parte delle forze serbo bosniache nei confronti della popolazione locale di religione musulmana tengono infatti conto delle persone scomparse in quei giorni maledetti nel luglio dell’estate del 1995. Sebbene il genocidio di ragazzi e uomini adulti ordinato dal generale serbo Ratko Mladic, oggi in carcere, sia avvenuto solo dopo l’ingresso delle truppe nella zona protetta, sulla quale l’Onu aveva il compito di vigilare, le avvisaglie del massacro erano chiare da tempo.

Il tentativo di fuga e la riconsegna ai carnefici

L’uccisione dei cittadini maschi di Srebrenica dai 12 ai 77 anni è avvenuta nel contesto delle guerre jugoslave che hanno segnato il decennio 1991-2001. Il giorno precedente la caduta di Srebrenica, il 10 luglio 1995, a causa dei bombardamenti, migliaia di persone cercarono di scappare al violento destino. Oggi sappiamo che centinaia di bosniaci musulmani cercarono rifugio a Potocari, a sei chilometri da Srebrenica, nella base dei caschi blu olandesi. Il 12 luglio gli olandesi costrinsero i rifugiati a lasciare la base consegnandoli praticamente nelle mani dei carnefici. "Le truppe olandesi hanno agito in maniera illegale nell'evacuazione delle 350 persone", ha stabilito poi la Corte suprema dell'Aja, sottolineando che i caschi blu non fecero il possibile per impedire che finissero nelle mani dei soldati serbo bosniaci. 

Le responsabilità dei Governi occidentali

Nel 2002 il Governo olandese di Wim Kok presentò le dimissioni dopo che vennero riconosciute le responsabilità dei politici e dei caschi blu olandesi nel non aver saputo impedire il massacro. Sulla base di altri documenti solo recentemente resi di pubblico dominio, emergono gravissime responsabilità anche da parte dei Governi dell'epoca di Stati Uniti, Francia e Regno Unito e pure delle stesse Nazioni Unite, che in nome della 'realpolitik' di fatto preferirono non irritare i serbi pur di raggiungere un accordo di pace, come avvenne puntualmente 4 mesi dopo, nel novembre del 1995, nella città statunitense di Dayton.

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L'occultamento della strage

Ancora oggi, i resti delle vittime vengono trovati e identificati. Ai tempi del massacro, per nascondere i crimini, le forze serbe scavarono e dispersero i resti in diverse fosse comuni. Ci sono casi in cui sono stati trovati resti parziali dello stesso individuo in ben cinque siti diversi a chilometri di distanza. Anche nella giornata di oggi, in occasione della commemorazione per il 25mo anniversario della strage, si procederà al seppellimento di altre otto vittime recentemente identificate. 

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