Elezioni, in Spagna avanza l'onda "rossa". Mentre l'ultradestra di Vox arranca

I socialisti di Sanchez verso una nuova vittoria, Podemos in crescita. Le europee saranno anche un banco di prova per gli indipendentisti catalani che candidano il loro leader in esilio Puigdemont

Sanchez e Iglesias - Foto Ansa, Ea, Luca Pergiovanni

A neanche un mese dalle elezioni nazionali gli spagnoli si apprestano a tornare alle urne per le europee. La nuova consultazione che si terrà domenica 26 maggio dovrebbe segnare ancora una volta il successo dei socialisti di Pedro Sanchez, che in patria sta ancora lottando però per trovare una maggioranza di governo.

L'onda rossa

I sondaggi li danno addirittura al 30%, in crescita rispetto al 28,7% delle elezioni generali del 28 aprile. E in crescita sono anche gli altr partiti della sinistra, con cui probabilmente il PSOE troverà un accordo per la formazione del nuovo esecutivo di Madrid. Podemos di Pablo Iglesia viene dato al 14%, adue punti in più rispetto all'11,9% delle nazionali. Se a questi numeri si aggiunge poi il 6% di Ahora Republicas, la lista unitaria delle varie sinistre indipendentiste come quella catalana e quella basca, che sono le più forti, dalla Spagna sembra sia in procinto di alzarsi un'onda rossa pronta a raggiungere Strasburgo.

Destra in calo

In controtendenza con quanto succede in altri Paesi europei, la destra populista e nazionalista, rappresentata in Spagna da Vox, è data in calo, scendendo dal 10% del 28 aprile a un più misero 8%, che permetterebbe comunque al partito guidato da Santiago Abascal, che vuole la Spagna agli spagnoli, cattolica e monarchica, che critica l'Europa e combatte l'immigrazione, di fare il suo esordio al Parlamento europeo, conquistando 4 dei 54 seggi riservati al Paese. Dopo aver portato 24 deputati nell'Assemblea di Madrid, non sarebbe comunque un risultato da poco. Ed in leggero calo sono dati anche i centristi di Ciudadanos, i macroniani in salsa spagnola, guidati da Albert Rivera, che si fermerebbero al 15%.

I catalani candidano Puigdemont

Le elezioni europee saranno anche un ulteriore banco di prova per la tenuta del movimento indipendentista catalano dopo le nazionali. Cinque dei leader del tentativo di secessione dell'ottobre 2017, che si trovano attualmente in stato di detenzione con l'accusa di ribellione, sedizione e uso improprio di fondi pubblici nell'organizzazione del referendum sull'indipendenza non riconosciuto dallo Stato centrale, sono stati eletti al Parlamento nazionale e la Corte Suprema gli ha concesso la possibilità di assistere alla prima seduta dell'Aula dove giureranno insieme agli altri eletti. Alle europee a correre sarà invece il leader del movimento indipendentista, l'ex presidente della Catalogna, Carles Puigdemont, che per sfuggire al carcere in Spagna vive in esilio volontario in Belgio. Inizialmente la sua candidatura con Junts per Catalunya era stata vietata ma il tribunale di Madrid ha poi stabilito che ha diritto di correre, e sarà quindi capolista.

Gli animalisti di Pacma ci riprovano

il 26 maggio sulle schede elettorali si potrà anche scegliere il Pacma, il Partito animalista contro i maltrattamenti animali, la formazione degli attivisti vegan che vogliono vietare zoo, circhi, corride, pesca e caccia in tutto il territorio dell’Ue. Alle elezioni nazionali la formazione ha conquistato 300mila voti, pari all'1,25%, non abbastanza per entrare in Parlamento. La loro speranza è di migliorare queste percentuali alle europee e riuscire a strappare così almeno un eletto.

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