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Lunedì, 16 Maggio 2022
L'indagine

Più importante il lavoro o il clima? Gli italiani in controtendenza rispetto al resto dell'Ue

Il sondaggio Eurobarometro segnala il calo dello scetticismo dei cittadini del Belpaese verso Bruxelles. Ma restano i dubbi sui vantaggi dell’integrazione europea

Gli italiani hanno ben chiare le priorità che chiedono all’Europa di affrontare: salute ed economia. E sebbene la visione generale dell’Ue stia migliorando, rimane un sostanziale scetticismo circa i vantaggi concreti che l’integrazione europea avrebbe comportato nel nostro Paese. A livello europeo, in media, l’Unione è vista positivamente e c’è soddisfazione per il processo d’integrazione. Sono i risultati emersi dall’ultimo sondaggio del Parlamento europeo, l’Eurobarometro dell’autunno 2021, pubblicato oggi.

Stando ai dati, la priorità indicata dal 59% degli italiani è la salute pubblica: molto più della media europea, che si attesta al 42%. È evidente il riflesso della pandemia, che nel nostro Paese ha imposto un pesante tributo di vite umane, mettendo a dura prova il sistema della sanità pubblica. Così come è evidente che gli italiani abbiano apprezzato l’intervento europeo nell’ambito sanitario, con l’acquisto e la distribuzione congiunta dei vaccini contro il Covid-19.

Ma la seconda priorità per gli intervistati del Belpaese è diversa da quella degli altri europei: se la media dei Ventisette posiziona al secondo posto il contrasto alla povertà e all’esclusione sociale (40% contro il 36% nazionale), in Italia è più importante il sostegno all’economia e la creazione di nuovi posti di lavoro, al 46% (contro il 32% a livello Ue). Medaglia di bronzo, sia in Europa che in Italia, alla lotta al cambiamento climatico: 39% e 37% rispettivamente. Da notare, dunque, che in Italia il lavoro è più importante della lotta al cambiamento climatico, il contrario di quanto mostrano le medie Ue. 

Quanto all’appartenenza all’Unione, gli italiani sono più tiepidi dei loro “colleghi” europei, anche se si registra un trend in crescita. È infatti solo il 44% degli italiani a giudicare l’appartenenza all’Ue “un bene” per il proprio Paese, contro una media europea del 62%. Il nostro dato nazionale, però, è aumentato di 5 punti rispetto all’anno precedente, mentre quello aggregato europeo è in calo di un punto. Di contro, gli italiani che ritengono l’appartenenza all’Ue “un male” sono 14 su 100, ben di più dei 9 su 100 della media europea, ma è interessante notare la platea dei “neutrali”: 41% per l’Italia, 28% per l’Ue a Ventisette.

Per il 63% dei nostri connazionali, l’Italia ha tratto dei vantaggi dall’ingresso in Ue, contro la media europea del 72%, mentre per il 32% non ne ha tratto alcuno (23% media Ue). Questo colloca l’Italia al terzultimo posto, a pari merito con Francia e Grecia e appena prima di Bulgaria e Austria. Nonostante la distanza tra i dati nazionali e quelli aggregati sia sensibile, sono comunque notevoli gli 11 punti percentuali che ha guadagnato in un anno in Italia la risposta positiva, appena più di quelli persi dalla risposta negativa (-10%).

A quanto pare, per gli italiani l’appartenenza all’Ue ha dato al Paese una voce più forte nel mondo (27% contro la media europea del 20%) ed è stata utile per la gestione del cambiamento climatico (22% contro 16%). Ma sono rilevanti soprattutto le aree dove il dato nazionale è minore rispetto a quello aggregato: gli italiani sono meno convinti dal fatto che l’Ue abbia migliorato lo standard di vita (10% contro 17%) e che abbia contribuito alla crescita economica (22% contro 30%).

Ad ogni modo, in termini generali il sostegno dei cittadini all’Ue è aumentato durante la pandemia da Covid-19. Gli intervistati hanno mostrato un forte interesse per il funzionamento concreto dell’Ue: il 43% vorrebbe saperne di più su come vengono spesi i fondi europei ed il 30% sulle conseguenze delle politiche europee nel proprio Paese. Quasi un terzo degli intervistati (32%) ha scelto la democrazia come primo valore da difendere, seguita dalla libertà d’espressione (27%) e dalla tutela dei diritti umani (25%). Per gli italiani al terzo posto va invece l’uguaglianza tra uomini e donne, al 25% (media europea al 24%).

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