"Soldi Ue per comprare le armi di Erdogan", il M5s porta il caso a Bruxelles

L'eurodeputata Ferrara scrive all'esecutivo comunitario: “Vogliamo sapere la verità. Sarebbe gravissimo se la Turchia avesse usato fondi per fini militari in Siria” 

Courtesy European Union

“L’Europa è davvero complice degli orrori di Erdogan?”, se lo chiede il Movimento 5 Stelle in relazione all'inchiesta dell’EIC, il consorzio investigativo europeo, e pubblicata in Italia da L’Espresso, secondo cui la Turchia avrebbe utilizzato oltre 80 milioni stanziati dall’accordo sui migranti per acquistare strumentazioni militari, fra cui mezzi militari blindati, apparecchi per la sorveglianza e navi per il pattugliamento delle frontiere. Per fare luce sulla vicenda il gruppo 5 Stelle al Parlamento europeo ha presentato alla Commissione europea una interrogazione urgente “per fare chiarezza”. “I soldi degli europei non possono essere usati dai dittatori per fare le guerre”, ha affermato in una nota la delegazione del Movimento 5 Stelle annunciando l'interrogazione di cui la prima firmataria è Laura Ferrara.

L'interrogazione

“Vogliamo sapere la verità. Sarebbe gravissimo se Erdogan avesse usato fondi europei per fini militari in Siria. La Commissione europea sta effettuando tutti i dovuti controlli?”, si è chiesta Ferrara sottolineando che “ci sono dubbi sull’impiego di oltre 80 i milioni di euro forniti alla Turchia dall’Ue che sarebbero serviti per l’acquisto di materiale bellico usato dall’esercito turco nella guerra ingaggiata con la popolazione curda in Siria”. L’ Unhcr, ha ricordato l'eurodeputata, “ha denunciato il peggioramento della crisi umanitaria e nuovi esodi a causa dei feroci combattimenti di Afrin”. “L’Europa è nata per far tacere le armi, Juncker sembra averlo dimenticato”, ha concluso Ferrara.

La Corte dei conti Ue avvia audit 

Intanto, la Corte dei conti europea ha avviato l'indagine sull'uso dei fondi che l'Ue ha assegnato alla Turchia per la gestione dei rifugiati. Si tratta delle risorse stanziate in seguito all'accordo del gennaio 2016 e ammontando al momento a 3 miliardi di euro, di cui 1 miliardo proveniente dal bilancio dell’Ue e 2 miliardi dagli Stati membri. Gli auditor della Corte intendono appurare se il programma stia fornendo un sostegno efficace.

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