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Giovedì, 29 Febbraio 2024
Il braccio di ferro

Lo scontro tra Italia e Francia allontana il Patto Ue sui migranti

Le tensioni sulle ong nel Mediterraneo cancellano i progressi fatti finora sul dossier dei richiedenti asilo. E Meloni rischia di non ottenere nulla da Bruxelles dopo il caso Ocean Viking

Era stata annunciata come la prima occasione del nuovo governo italiano per discutere della questione migratoria ai tavoli Ue e cominciare a lavorare sulle soluzioni. Invece, la riunione di ieri tra i ministri degli Esteri a Bruxelles non ha portato ad alcun passo avanti sul dossier dei richiedenti asilo. Il tema, discusso su esplicita richiesta del governo italiano, si è tradotto in un semplice "scambio di vedute" che si è concluso in "nulla di concreto" ha spiegato al termine della riunione l'Alto rappresentante Ue per la Politica estera, Josep Borrell.

Il sentimento che aleggia tra i governi europei dopo il duro scontro tra Roma e Parigi sulla nave Ocean Viking è che il negoziato sul nuovo Patto Ue per la migrazione e l'asilo, anziché fare passi avanti, si trovi in un vicolo cieco. Il chiarimento tra Sergio Mattarella ed Emmanuel Macron sarà pure servito a ricucire i rapporti tra i due Paesi, ormai ridotti a un continuo scambio di accuse prima dell'intervento del Quirinale. Ma, dopo la crisi innescata dai venti giorni in mare delle quattro navi ong cariche di oltre mille migranti in cerca di un porto sicuro nel Mediterraneo, il clima non è certamente quello di cui si avrebbe bisogno per arrivare al compromesso sul nuovo Patto Ue sulla migrazione e l'asilo. 

La proposta della Commissione, che potrebbe portare alla nascita di un sistema legislativo (dunque non più su base volontaria) di solidarietà tra i Paesi Ue sulla gestione dei migranti, giace sui tavoli della diplomazia europea da oltre due anni. Dopo il braccio di ferro tra Roma e Parigi sull'accoglienza dei richiedenti asilo, anche i pochi passi avanti degli ultimi mesi nelle trattative tra i governi Ue sono un lontano ricordo. 

Persino il meccanismo volontario di solidarietà introdotto a giugno per il ricollocamento di fino a 8mila migranti nel primo anno di funzionamento sembra essersi ritorto contro l'Italia, che rischia di non ricevere più offerte d'aiuto da parte degli altri Paesi Ue finché Giorgia Meloni non convincerà i partner europei di non voler scaricare su di loro il peso dei flussi migratori verso l'Italia. Anche perché, in Europa, l'arrivo di persone senza documenti è un problema che va ben oltre la rotta mediterranea. 

I dati pubblicati da Frontex poche ore prima del confronto in Consiglio Ue sui migranti offrono la giusta prospettiva del fenomeno migratorio in Europa: se da una parte il flusso dal Mediterraneo centrale verso l'Italia nell'ultimo anno è aumentato del 59% superando quota 85mila arrivi, attraverso la rotta balcanica il numero di ingressi illegali è salito del 168% arrivando a quasi 128.500 persone. L'incremento riguarda anche i flussi tramite il Mediterraneo orientale (+122% per oltre 35mila persone) e persino dal Canale della Manica (+70% per oltre 62mila persone). Dati che smontano la narrazione dell'Italia "lasciata sola" dai Paesi Ue ad affrontare l'arrivo di tutti i migranti verso il continente. 

Antonio Tajani, all'esordio a Bruxelles come capo della Farnesina, ha descritto lo scambio con gli altri ministri degli Esteri "un confronto sereno e senza fratture, dove è emersa la volontà di trovare una soluzione comune".  Ma all'incontro mancava la ministra degli Esteri francese, Catherine Colonna, impegnata al G20 a Bali. A rappresentare Parigi c'era la sottosegretaria Laurance Boone, che prima della riunione ha rimarcato "l'importanza dell'unità europea, della responsabilità per le vite umane e la solidarietà". "E ne approfitterò per ringraziare gli undici Paesi che aiutano la Francia ad accogliere i rifugiati arrivati la scorsa settimana", ha aggiunto facendo riferimento proprio ai naufraghi a bordo dell'Ocean Viking. 

Come può finire lo scontro Italia-Francia sui migranti

"Questa situazione è pessima per l'Europa, per l'Italia, per la Francia, per tutti", ha tagliato corto il ministro degli Esteri lussemburghese, Jean Asselborn, diventato famoso in Italia per lo scontro con l'allora ministro dell'Interno, Matteo Salvini. Abbandonando i toni combattivi nei confronti dei governi che respingono i migranti, il lussemburghese ha sostenuto che "nessuno sarà in grado di risolvere da solo e in modo umano" la nuova pressione ai confini dell'Unione. "Abbiamo bisogno dell'Europa, di una politica migratoria europea, e questo è ciò che manca", ha constatato con amarezza prima di ricordare che, in ogni caso, "il diritto internazionale e il diritto del mare vanno rispettati". "Dobbiamo affrontare seriamente il pacchetto migratorio proposto ma purtroppo mi pare che ciò non stia avvenendo" ha concluso Asselborn.

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