Sabato, 13 Luglio 2024
Il caso / Svezia

Come i roghi del Corano aiutano i dittatori dei Paesi islamici

Non si fermano le azioni di protesta contro il libro sacro dell'Islam in Svezia e Danimarca. Stoccolma e Copeanghen ora vogliono fermarle per ragioni di sicurezza nazionale

Svezia e Danimarca potrebbero decidere di vietare i roghi del Corano. Il primo ministro svedese Ulf Kristersson e la premier danese Mette Frederiksen hanno espresso tutta la loro preoccupazione per questo tipo di azioni dimostrative che da qualche mese vengono organizzate con cadenza sospetta da estremisti di destra e rifugiati, i quali sostengono di essere fuggiti da regimi di Paesi a maggioranza islamica. Il problema è che quello che dovrebbe essere un atto di accusa contro il fondamentalismo, si sta trasformando in un fruttuoso strumento di propaganda per questi stessi regimi. Dando anche sponda alla Turchia e alla Russia. A danno, in particolare, di Stoccolma.

Rischi per la sicurezza

"Siamo nella situazione di sicurezza più grave dalla Seconda guerra mondiale e sappiamo che sia gli Stati che gli individui possono trarre vantaggio da questa situazione", ha scritto Kristersson su Instagram. In precedenza, il governo danese aveva annunciato che avrebbe preso in considerazione provvedimenti legali per vietare i roghi del Corano davanti alle ambasciate straniere. Le religioni possono essere criticate, ha affermato il ministro degli Esteri danese Lars Lokke Rasmussen. "Ma - ha aggiunto - se ti trovi di fronte a un'ambasciata straniera e bruci un Corano o davanti all'ambasciata israeliana bruci la Torah, metti in pericolo la sicurezza collettiva del Paese.

Il riferimento di Rasmussen è alle azioni dei Patrioti danesi, gruppo di estrema destra dallo scarso seguito, che però ha attirato i riflettori internazionali dopo aver bruciato copie del Corano davanti alle ambasciate di Paesi come Turchia e Egitto, provocando la reazione diplomatica di Ankara e Il Cairo. Copenaghen, del resto, ha già un conto aperto in materia: nel 2005, il disegnatore Kurt Westergaard pubblicò delle vignette su Maometto che portarono a proteste nel mondo musulmano, con assalti alle ambasciate danesi. Dieci anni dopo, dopo aver pubblicato quelle vignette, la sede della rivista satirica francese Charlie Hebdo fu presa d'assalto da un commando terroristico: nell'attentato morirono 12 persone.

Strumento di propaganda

Più che la Danimarca, però, è la Svezia oggi al centro delle crescenti campagne di odio orchestrate in Iran, come in Iraq, fino in Turchia. Qui, a usare il rogo del Corano non è solo l'estrema destra anti-immigrazione. A dare fuoco alle polveri, in tutti i sensi, è stato tale Salwan Momika, un rifugiato iracheno di religione cristiana che, bruciando le pagine del libro sacro dell'Islam, dice di voler denunciare le atrocità commesse nel suo Paese nel nome di questa religione. Lo ha fatto a fine giugno, davanti la principale mosche di Stoccolma. Dopo il suo gesto, centinaia di persone hanno assaltato la sede dell'ambasciata svedese a Baghdad al richiamo del leader sciita iracheno. Proteste anche in altri Paesi dal Medio Oriente all'Asia, passando per il Maghreb. Il leader turco Recep Erdogan ha usato l'episodio per alzare la posta nei difficili negoziati per l'adesione della Svezia nella Nato, appesa proprio al via libera di Ankara. 

Secondo Elisabeth Braw, editorialista di Foreign policy, Erdogan non è l'unico leader del mondo islamico che sta cercando di ottenere guadagni politici dai roghi del Corano in Europa. Il capo supremo dell'Iran, l'Ayatollah Ali Khamenei, sta alzando la voce contro i roghi in Svezia per "distogliere l'attenzione" dalle proteste in corso nel suo Paese a sostegno dei diritti delle donne. "Il governo svedese dovrebbe sapere che sostenere i criminali contro il mondo dell'Islam equivale a schierarsi in battaglia per la guerra", ha dichiarato Khamenei qualche giorno. Anche in Iraq, il Paese da cui proviene Momika, l'autore del rogo di Stoccolma che ha scatenato le proteste, il governo sta usando tali episodi per riconquistare i consensi che sta perdendo per via dell'inflazione galoppante. 

Chi è Momika

Fattori che non sembrano preoccupare Momika, il quale ha rilanciato le sue azioni bruciando in queste ore una copia del Corno davanti al Parlamento svedese. Ma chi è Momika? Fino a giugno si sapeva molto poco di lui: arrivato in Svezia nel 2018 e aveva presentato domanda di asilo. Un'inchiesta di France24 ha però svelato che Momika non è un richiedente asilo qualsiasi: in Iraq apparteneva a una milizia cristiana all'interno delle Brigate dell'Imam Ali, un'organizzazione militante legata all'Iran. In un video scovato da France24, Momika si autodefinisce il capo di questa milizia. Stando sempre all'inchiesta della tv francese, l'uomo aveva lasciato l'Iraq non perché perseguitato da fondamentalisti islamici, ma per via di una lotta di potere con un'altra milizia cristiana. "Quali che siano le motivazioni di Momika, le sue provocazioni in Svezia stanno dando ai regimi in Iran e in Iraq un'opportunità unica per reindirizzare la frustrazione dei cittadini lontano da se stessi", scrive Braw. 

La disinformazione russa

Infine, c'è la Russia. I roghi, come dicevamo, stanno complicando il cammino di Stoccolma verso la Nato, vista come una forma di protezione da eventuali ritorsioni russe nell'ambito della guerra in Ucraina. I leader svedesi hanno ribadito che sono contrari alle offese verso l'Islam, come ad altre religioni. E che le manifestazioni di chi brucia il Corano sono autorizzate non per il loro contenuto specifico, ma perché lo prevedono le leggi sulla libertà di espressione sancite dalla Costituzione. Ma online circolano articoli che spesso riportano titoli in cui la Svezia sembra voler incentivare i roghi. L'intelligence svedese ha documentato circa 1 milione di articoli pubblicati sulla Svezia e sui roghi del Corano, un numero straordinario. "Questi atti sono spesso riportati in modo del tutto impreciso, con l'obiettivo di danneggiare la Svezia e gli interessi svedesi e talvolta con l'invito diretto a farlo", ha osservato il ministro Carl-Oskar Bohlin in una conferenza stampa il 26 luglio. "Gli attori sostenuti dalla Russia stanno attivamente amplificando dichiarazioni errate secondo cui lo stato svedese è dietro la profanazione dei libri sacri", ha spiegato Bohlin nella conferenza stampa, aggiungendo che le accuse "sono mosse con l'obiettivo di causare divisione e indebolire la posizione internazionale della Svezia".

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