Giovedì, 29 Luglio 2021
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Rivolta dei deputati del Parlamento Ue: “Non andiamo a Strasburgo, non c’è il Green pass”

Una lettera di protesta inviata al presidente Sassoli mette in evidenza i pericoli del viaggio da Bruxelles alla sede francese: “Un rischio sanitario per il personale e le rispettive famiglie”

“Troppa fretta”. Sessanta eurodeputati hanno scritto una lettera di protesta al presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, contro la decisione di riprendere le sessioni plenarie a Strasburgo. L’Eurocamera, secondo i Trattati Ue, dovrebbe riunirsi almeno una volta al mese nella sede francese, mentre il lavoro quotidiano delle varie commissioni parlamentari può svolgersi nella sede belga di Bruxelles. Ma la pandemia ha messo fine allo spostamento mensile di eurodeputati e funzionari, che si sono riuniti solo nella capitale belga da quando è iniziata la pandemia.

La scelta della presidenza del Parlamento di tornare nella sede francese a partire dalla sessione plenaria prevista la settimana prossima non è piaciuta a una lunga lista di eurodeputati secondo i quali spostarsi da Bruxelles a Strasburgo “significa che un numero elevato di personale viaggerà senza aver avuto l'opportunità di ricevere la vaccinazione e, quindi, senza immunità dal coronavirus”, si legge in un lettera citata dalla testata Politico. Secondo il giornale online brussellese, ai primi sessanta firmatari si sono aggiunti diversi eurodeputati che hanno allargato il fronte dei contrari alla trasferta.

“L'obbligo per il personale di ritorno di sottoporsi a una quarantena di almeno 7 giorni conferma il rischio sanitario previsto per loro, le rispettive famiglie e la società intera”, si legge ancora nella lettera. “Inoltre, la quarantena obbligatoria dopo tali viaggi di lavoro influirà fortemente sulla vita personale” dello staff “e delle loro famiglie”. Un rischio che potrebbe “essere evitato se la sessione si tenesse a Bruxelles”, dove il Parlamento europeo si riunisce da oltre un anno a questa parte.

“Un leggero ritardo nel riportare il Parlamento europeo nella sua sede a Strasburgo - secondo gli europarlamentari che hanno firmato la lettera -  non farebbe tanta differenza sul lavoro parlamentare” mentre “potrebbe avere un impatto negativo sulla credibilità del Parlamento agli occhi delle nostre società”, è l’avvertimento dei firmatari, contrari alla trasferta nel periodo precedente all’entrata in vigore del Green pass, ovvero del certificato digitale Ue per il Covid approvato nelle ultime settimane per riprendere a viaggiare all’interno dell’Unione. 

Tra i nodi da sciogliere del ritorno dei deputati a Bruxelles c’è anche quello delle regole nazionali da rispettare. Diversi parlamentari, assieme al rispettivo staff, dovranno infatti tenere a mente le norme anti-contagio applicate nel Paese in cui vorranno recarsi dopo la trasferta di lavoro a Strasburgo. Chi, ad esempio, vorrà tornare in Belgio - Paese di residenza della stragrande maggioranza dei funzionari - dovrà sottoporsi a un test molecolare e a una settimana di quarantena.

Alla lettera degli eurodeputati si è aggiunta anche una dichiarazione di protesta da parte di Iratxe Garcia Perez, presidente del gruppo parlamentare dei Socialisti & Democratici. ”Sappiamo - ha scritto la politica spagnola - che il Parlamento europeo dovrebbe tenere la sua sessione plenaria a Strasburgo non appena le condizioni lo consentiranno”. Tuttavia, il rientro a giugno nella sede francese sembra ancora prematuro per la leader socialista, dal momento che a Strasburgo “c’è ancora il coprifuoco” e “tutte le persone che viaggiano avranno bisogno di un test Pcr”. “Avrebbe più senso andare a luglio”, ha spiegato Garcia Perez, secondo la quale “la sicurezza sanitaria deve venire prima di ogni interesse politico”.

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