Martedì, 3 Agosto 2021
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La nuova Commissione Ue in ritardo. Per colpa dell'Italia

Roma non ha ancora comunicato il nome (o i nomi) per il posto che spetta al nostro Paese nell'esecutivo guidato da Ursula von der Leyen. E Bruxelles comincia a perdere la pazienza

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, incontra a Palazzo Chigi per una colazione di lavoro la Presidente eletta della Commissione Europea, Ursula von der Leyen

L'attesa del voto dei militanti 5 stelle sulla piattaforma Rousseau non sta bloccando solo la formazione del nuovo governo italiano, qualora mai dovesse formarsi, ma anche la presentazione della squadra della presidente designata Ursula von der Leyen. L'Italia, infatti, è l'unico Paese a non avere ancora formalizzato il nome (o i nomi) per uno dei 25 portafogli ancora disponibili nella nuova Commissione europea (presidenza e Alto rappresentante sono stati già assegnati e il Regno Unito si è autoescluso dalla corsa in vista della Brexit). Un ritardo che sta di fatto bloccando l'intricata trama di negoziati tra le cancellerie Ue per accaparrarsi le poltrone in palio.

Dopo aver lanciato messaggi di comprensione per la particolare situazione politica del Belpaese, Bruxelles sembra stia cominciando a perdere la pazienza: "Prima avremo i nomi dei candidati proposti, meglio è perché il presidente eletto potrà incontrarli e iniziare la riflessione sul portafoglio sulla base di competenze e esperienze", ha detto la portavoce della Commissione, Mina Andreeva

Del resto, la deadline per la presentazione delle candidature era stata fissata al 26 agosto scorso. Questo per consentire a von der Leyen di valutare bene i vari nomi presentati dagli Stati membri e, in alcuni casi, rivedere alcune proposte. E' successo, per esempio, al primo candidato polacco, sostituito in corsa dal governo di Varsavia pare su richiesta di Bruxelles, e potrebbe accadere a uno dei due esponenti nominati dalla Romania, Dan Nica e Rovana Plumb, che non sarebbero graditi alla presidente. 

Anche l'Italia, come hanno fatto altri Paesi membri, potrebbe proporre due candidati, un uomo e una donna, e questo per venire incontro alla richiesta di von der Leyen di raggiungere un equilibrio di genere nella squadra. Finora, il metodo sembra aver funzionato, tanto che le donne commissario, secondo alcune fonti, sarebbero 12 (presidente compresa) su 25. Romania e Italia, dunque, sarebbero decisive per ottenere la 'quota rosa' posta come obiettivo da von der Leyen. 

Ma Bruxelles ha messo in guardia da calcoli affrettati: "Le proposte non sono ancora definitive, il processo è ancora in corso, e non tutti i nomi che vedete sui giornali saranno necessariamente nella squadra che il presidente presenterà alla stampa e al Parlamento europeo", ha spiegato Andreeva. Il problema è che, al di là dei nomi e del genere, le questioni più spinose riguardano i portafogli da assegnare. E finché il quadro non sarà completo, il puzzle intricato su cui si stanno arrovellando a Bruxelles non potrà essere composto. 

Von der Leyen avrebbe voluto farlo già questa settimana, ma il ritardo dell'Italia sembra avere costretto la presidente designata a rinviare l'annuncio della nuova squadra. I tempi sono sempre più stretti: il processo che porta alla nascita della nuova Commissione prevede, dopo la mediazione tra Stati membri e presidente, le audizioni e i voti di fiducia sui singoli candidati da parte del Parlamento europeo. Non si tratta di un passaggio formale, come ha dimostrato il caso di Rocco Buttiglione, bocciato dall'Aula di Strasburgo dopo la nomina ufficiale da parte dell'allora premier Silvio Berlusconi. 

Nell'attesa che da Roma arrivino indicazioni ufficiali, a Bruxelles circola una lista non ufficiale secondo cui la prossima Commissione europea dovrebbe essere cosi' composta oltre a von der Leyen (Germania): Frans Timmermans (Olanda), Marghrete Vestager (Danimarca), Johannes Hahn (Austria), Didier Reynders (Belgio), Mariya Gabriel (Bulgaria), Stella Kyriakides (Cipro), Vera Jurova (Repubblica Ceca), Kadri Simson (Estonia), l'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza Josepp Borrell (Spagna), Silvye Goulard (Francia), Margaritis Schinas (Grecia), Dubravka Suica (Croazia), Laszlo Trocsanyi (Ungheria), Philip Hogan (Irlanda), Virginijus Sinkevicius (Lituania), Nicolas Schmit (Lussemburgo), Valdis Dombrovskis (Lettonia), Helena Dalli (Malta), Janusz Wojciechovski (Polonia), Elisa Ferreira (Portogallo), Ylva Johansson (Svezia), Jutta Urpilainen (Finlandia), Maros Sefcovic (Slovacchia), Janez Lenarcic (Slovenia). 

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