Recovery fund a rischio per il 2021: a Bruxelles non c'è accordo

La distanza tra Parlamento e Consiglio è di 39 miliardi. Ma l'Eurocamera chiede anche nuove tasse Ue per evitare buchi di bilancio. Dopo il botta e risposta, è arrivata la rottura che allontana l'arrivo dei fondi

Non c’è pace per il Recovery Fund, oggi al centro di uno scontro istituzionale tra Parlamento e Consiglio Ue. A tre mesi dal lungo vertice europeo nel quale i 27 leader di Governo hanno deciso di mettere da parte le antipatie per convergere sull’obiettivo comune della ripresa economica, l’iter legislativo del maxi-piano di aiuti si trova ancora alle battute iniziali. Parlamento e Consiglio Ue, co-legislatori in materia di bilancio, non sono ancora arrivati a un accordo sul finanziamento dei programmi ‘bandiera’ come l’Erasmus o Horizon Europe. Nelle ultime ore uno stizzito botta e risposta tra le due istituzioni ha messo in luce un aspro scontro che rischia di mandare all’aria l'intero compromesso, o per lo meno di ritardare ulteriormente l’arrivo dei tanto attesi fondi per la ripresa. 

Il problema della partita negoziale in corso è che c’è così tanta carne al fuoco che nessuna delle due parti vuole cedere per non trovarsi a bocca asciutta nei prossimi sette anni. Il Recovery Fund viene infatti considerato dal Consiglio Ue all’interno dello stesso ‘pacchetto’ assieme al quadro finanziario pluriennale, il bilancio europeo che determina la politica economica di Bruxelles dal 2021 al 2027. Di qui la necessità di concordare al più presto i tetti di spesa per i singoli programmi europei oltre all’indicazione su dove reperire le risorse.

Il Consiglio ritiene accettabile l’accordo di luglio e vorrebbe lasciarlo invariato. Ma a quella trattativa non ha preso parte il Parlamento, che da mesi chiede di essere coinvolto e avverte che la propria funzione non si limita a convalidare quanto deciso dalle altre istituzioni. Andando nel dettaglio, la distanza tra Consiglio e Parlamento europeo è di quasi 39 miliardi di euro. Gli eurodeputati non solo vogliono integrare di 26 miliardi i programmi ‘bandiera’, ma anche inserire nel bilancio altri 12,8 miliardi che corrispondono a una prima stima sugli interessi dei fondi che la Commissione chiederà ai mercati per finanziare i sussidi del Recovery Fund. Gli eurodeputati intendono, insomma, salvaguardare la solidità del bilancio europeo per mettere i contribuenti al riparo da eventuali tasse future per ripianare i possibili buchi che aprirebbe la maxi emissione di titoli Ue prevista per gennaio. 

Un altro punto di forte contrasto tra le due istituzioni Ue è quello delle risorse proprie, ovvero delle imposte il cui gettito finisce nelle casse di Bruxelles per finanziare il bilancio comune. Il Parlamento propone di inserire altre sei tipologie di risorse proprie secondo un calendario ben preciso che possa portare all’Ue tutte le somme necessarie a finanziare il Recovery Fund e un bilancio ambizioso per i prossimi sette anni. Gli eurodeputati chiedono l’introduzione dal 2021 di una plastic tax e una revisione del sistema Ets per lo scambio di quote di emissioni inquinanti, dal 2023 di una digital tax e di un meccanismo di aggiustamento alle frontiere delle emissioni carboniche, dal 2024 di una tassa sulle transazioni finanziarie e dal 2026 della CCCTB (base imponibile consolidata comune, una tassa societaria minima per tutte le imprese con sede nell’Ue). Tra gli altri capitoli irrisolti c’è l’introduzione - anche questa richiesta dal Parlamento - di un meccanismo che sanzioni i Paesi Ue che non rispettano lo Stato di diritto e la supervisione degli eurodeputati sull’intero bilancio che somma il quadro finanziario pluriennale al Recovery Fund.

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Per venire incontro alle richieste dell’Eurocamera, il Consiglio ha proposto negli ultimi giorni un aumento dei finanziamenti dei programmi per una somma totale “di una cifra”, dunque di massimo 9 miliardi di euro. Un’offerta subito rispedita al mittente con una lettera dell'europarlamentare belga Johan Van Overtveldt, presidente della commissione Bilanci dell’Eurocamera, che definisce le proposte del Consiglio “inaccettabili per il Parlamento”. La contro-replica è arrivata nella serata di ieri con un tweet del portavoce della presidenza tedesca di turno del Consiglio. “Deplorevole che il Parlamento oggi abbia perso l'occasione di portare avanti i negoziati sul bilancio”, ha scritto il portavoce Sebastian Fischer, che ha poi difeso la proposta di compromesso avanzata da Berlino. Dopo quest’ultima presa di posizione è arrivata la rottura, almeno formale, dei negoziati tra le due istituzioni. Il portavoce dell’Eurocamera Jaume Duch ha infatti annunciato che la trattativa tra Parlamento e Consiglio, si è “interrotta”. “Senza una proposta praticabile da parte della presidenza tedesca per innalzare i tetti, è impossibile fare passi avanti”, è stato il commento amaro del rappresentate del Parlamento. 

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