Mercoledì, 20 Ottobre 2021
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"La Polonia sta uscendo dall'Ue", la sentenza della Corte suprema di Varsavia allarma Bruxelles

I giudici supremi polacchi non riconoscono la superiorità del diritto europeo sui temi della giustizia. L'opposizione: "Rischio Polexit concreto"

Alcune parti della legislazione dell'Unione europea non sono compatibili con la Costituzione della Polonia. Lo ha stabilito la Corte suprema di Varsavia. Una sentenza che ha anche, se non soprattutto, un valore politico: l'Unione europea "non ha voce in capitolo" sulla giustizia polacca e non ha il diritto di interferire in certi aspetti della vita pubblica della Polonia, ha detto Jaroslaw Kaczynski, capo del partito di governo PiS (Diritto e giustiza), per molti il vero leader del Paese. Il quale fino a pochi giorni fa, proprio in vista del pronunciamento dell'organo supremo della giustizia polacca, aveva negato qualsiasi intento del governo di Varsavia di allontarsi dall'Unione europea. Parole che contrastano con i tanti che, nell'ex Paese del blocco sovietico come a Bruxelles, parlano invece di un rischio Polexit sempre più concreto.

Già, perché la sentenza della Corte suprema polacca potrebbe essere il punto di non ritorno del braccio di ferro che va avanti da anni tra Varsavia e Bruxelles, secondo quanto denunciano gli esponenti della Piattaforma civica, il partito europeista che si oppone al PiS. Le tensioni tra la Polonia, entrata nell'Ue nel 2004, e la Commissione europea riguardano diversi campi, dal Green deal alla geopolitica (leggi rapporti con Usa e Nato), ma la forma più eclatante che hanno preso riguarda per l'appunto la giustizia e più in generale lo Stato di diritto. Tutto ha origini con una serie di riforme della giustizia portate avanti dal governo a guida PiS, partito che in Europa ha preso il posto dei Tory britannici nella guida dell'Ecr, la destra conservatrice di cui fa parte anche Fratelli d'Italia.  

Tali riforme sono state contestate a più riprese dalla Commissione europea, in particolare quella che introduce un nuovo organo disciplinare all'interno della Corte suprema. Per il governo polacco, queste riforme servono a combattere la corruzione e a estirpare i giudici dell'era comunista. Per Bruxelles e gli oppositori del PiS, l'organo disciplinare è invece lo strumento in mano al governo per controllare la magistratura. La Corte Ue ha stabilito che, per come vengono nominati i giudici che lo compongono, esso viola la normativa comunitaria e ha invitato la Polonia a modificare la riforma.

La risposta di Varvavia è stata affidata alla stessa Corte suprema polacca, la quale, lo scorso luglio, ha prima rigettato il pronunciamento della Corte Ue, ritenendolo contrario alla Costituzione. E poi, su richiesta del premier Mateusz Morawiecki, ha stabilito che la giustizia europea non può entrare nel merito delle leggi polacche: "Il tentativo della Corte europea di giustizia di essere coinvolta nei meccanismi legislativi polacchi viola la norme che assegnano la priorità alla Costituzione e le norme che rispettano la sovranità nell'ambito del processo di integrazione europea", si legge nel giudizio della Corte suprema.

In altre parole, i giudici costituzionali di Varsavia sostengono che il diritto europeo viene dopo quello polacco. Un portavoce del governo ha aggiunto che le leggi e le sentenze europee hanno valore solo in quelle aree "esplicitamente ed espressamente previste dai Trattati dell'Ue". La giustizia, dunque, non rientrerebbe in questa area.

Di diverso avviso l'opposizione e buona parte del blocco. "Il mancato riconoscimento delle sentenze della Corte europea di giustizia è di fatto una strada verso la Polexit", ha commentato Borys Budka, esponente di Piattaforma civica. Dello stesso avviso il Partito popolare europeo. La Commissione Ue, per ora, si è limitata a dire che la sentenza ha sollevato "serie preoccupazioni". "La Commissione non esiterà a fare uso dei suoi poteri ai sensi dei trattati Ue per salvaguardare l'applicazione uniforme e l'integrità del diritto dell'Unione", ha affermato in una nota.

Bruxelles ha finora rinviato l'avvio del Recovery plan della Polonia (24 miliardi di euro in sovvenzioni e 12 miliardi di euro in prestiti) proprio in attesa di chiarimenti sullo Stato di diritto da parte di Varsavia. La leva dei fondi, per il momento, non sembra aver portato il PiS a ripensamenti sulla sua linea dura nei confronti dell'Ue. Se questo porterà la Polonia fuori dal blocco è difficile da stabilire adesso. In un recente sondaggio tra gli elettori del PiS, solo l'8% pensa che alla fine la Polexit si concretizzerà davvero.

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