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Venerdì, 21 Giugno 2024
Il summit Ue

Perché Polonia e Ungheria contestano la linea Ue sui migranti

Il vertice di Granada si è concluso con una dichiarazione congiunta dei 27 paesi, tranne che sul capitolo dell'immigrazione. Il casus belli? La decisione sul regolamento delle crisi migratorie deciso a maggioranza qualificata e non all'unanimità. Meloni però getta acqua sul fuoco

Ungheria e Polonia "sono d'accordo" con la linea italiana sulle migrazioni, la lotta ai flussi irregolari: il blocco al passaggio della dichiarazione a 27 di Granada sulla materia è motivato dalla loro protesta per una decisione, quella sul regolamento delle crisi migratorie, decisa a maggioranza qualificata, anziché "all'unanimità". Lo spiega la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, a margine del Consiglio Europeo informale a Granada. Un consiglio che ha visto Polonia e Ungheria contestare apertamente la linea sui migranti. Tanto che al termine del vertice la 'Dichiarazione di Granada' firmata dai 27 stati è stata approvata all'unanimità in tutte le sue parti tranne che in quella relativa ai migranti, sostituita da una dichiarazione del presidente del Consiglio Ue Charles Michel.

Nel testo firmato da Michel si legge che "la migrazione è una sfida europea che richiede una risposta europea" e la "migrazione irregolare deve essere affrontata immediatamente e in modo determinato. Non permetteremo ai trafficanti di decidere chi entra nell’UE" si legge. L'Europa, continua Michel, perseguirà "un approccio globale alla migrazione che combini una maggiore azione esterna, partenariati globali reciprocamente vantaggiosi con i paesi di origine e di transito, affrontando le cause profonde della migrazione (...)". 

Nel pomeriggio i leader di Polonia e Ucraina avevano rilasciato dichiarazioni di fuoco. "Io sono il primo ministro della Polonia, sono responsabile della sua sicurezza e di quella dei suoi cittadini. Quindi, da politico responsabile, rifiuto ufficialmente l'intero paragrafo delle conclusioni del vertice riguardanti l'immigrazione" ha scritto su X il premier polacco Mateusz Morawiecki. "La Polonia è e rimarrà sicura sotto il governo del PiS (Prawo i Sprawiedliwość, il partito conservatore di cui Morawiecki è esponente, ndr)".  

Il post di Mateusz Morawiecki

Il premier ungherese Viktor Orban, arrivando al Palacio de Congresos di Granada, aveva invece spiegato che Polonia e l'Ungheria "sono state totalmente lasciate fuori, quindi, dopo questo, non c'è alcuna possibilità di trovare alcun tipo di accordo sulle migrazioni. Politicamente è impossibile. Non c'è accordo sulle migrazioni perché in precedenza abbiamo deciso" che le questioni relative alle migrazioni sarebbero state decise all'unanimità, ma "la proposta" sul regolamento sulle crisi migratorie "è stata spinta" a maggioranza qualificata nel Consiglio Ue (Polonia e Ungheria hanno votato contro; Repubblica Ceca, Slovacchia e Austria si sono astenute). 

Meloni e i bilaterali con Morawiecki e Scholz

Una versione dunque che combacia con quella riferita da Meloni. Nel pomeriggio la premier ha parlato personalmente con il primo ministro della Polonia, Mateusz Morawiecki. I due leader, ha fatto sapere Palazzo Chigi, si sono "lungamente" intrattenuti sui temi in agenda, "a partire dal sostegno europeo all’Ucraina, dai temi della sicurezza e difesa, dalla resilienza e competitività della base industriale europea, alle prospettive del processo di allargamento dell’Unione, nonché sui temi migratori". Meloni ha avuto anche un colloquio (a quanto sostiene proficuo) con il cancelliere tedesco Scholz con cui pure nelle ultime settimane c'erano state delle tensioni. Secondo Palazzo Chigi, Scholz ha confermato a Meloni il "sostegno" della Germania al "lavoro" fatto dall'Italia nei confronti della Tunisia". 

Meloni e Scholz al vertice di Granada. Obbligatorio citare la fonte LaPressePalazzo ChigiFilippo Attili

Meloni: "L'immigrazione va fermata, sono tutti d'accordo"

Al termine del vertice Meloni si è detta "soddisfatta di quello che sta accadendo a livello europeo. Per chi conosce le dinamiche un po' di quello che accade qui dentro - ha detto -, oggi obiettivamente ci troviamo in un Consiglio Europeo in cui 27 Paesi sono d'accordo sul fatto che la priorità è fermare l'immigrazione illegale, a partire dalla dimensione esterna". 

"Questo è indubitabile - ha proseguito Meloni facendo il punto con la stampa  - dopodiché bisogna essere bravi nell'implementazione. È la ragione per cui abbiamo organizzato questa iniziativa, che coinvolge anche esponenti al di fuori dell'Ue, ma non dell'Europa, a partire dalla Gran Bretagna di Rishi Sunak, che prevede cose molto concrete che vanno fatte per ottenere alcuni obiettivi, il primo dei quali è combattere le reti dei trafficanti, che ancora oggi vengono definite da vari esponenti del Consiglio e dalla presidente della Commissione Europea come delle organizzazioni criminali, che vanno combattute come tutte le organizzazioni criminali, e un lavoro molto importante e complesso che va fatto sulle cause della migrazione in Africa". 

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