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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Eurocamera

La rivolta dei deputati contro lo stop allo smart working al Parlamento Ue

La presidenza dell'Eurocamera ha deciso di ripristinare l'obbligo di presenza dei parlamentari per la plenaria di Strasburgo. Ma un quarto dell'Aula non ci sta

Mentre in molti Paesi europei si intensificano le restrizioni legate al Covid-19, il Parlamento europeo reintroduce l'obbligo di presenza per gli eurodeputati nella plenaria che si terrà la prossima settimana a Strasburgo. La decisione non è andata giù a circa 180 deputati (un terzo dell'intera Aula), che hanno scritto una lettera di protesta al presidente David Sassoli, il quale, tra l'altro, tornerà lunedì all'emiciclo dopo mesi di assenza a causa di una polmonite. 

Con lo scoppio della pandemia, l'Eurocamera aveva deciso di sospendere le riunioni plenarie a Strasburgo, dove i 705 eurodeputati si recano in media una volta al mese per votare risoluzioni e altri atti parlamentari. Il resto delle attività, come è noto, si svolge a Bruxelles. A causa dei lockdown e delle restrizioni ai viaggi, il Parlamento ha provveduto a organizzare riunioni e sessioni di voto online. Da giugno, con il ritorno a Strasburgo, si è invece optato per un formato ibrido: una parte dei deputati in presenza e il resto da remoto. Questo ha consentito a diversi parlamentari di non avere contraccolpi economici, dato che buona parte del loro stipendio è calcolato sulla presenza "fisica" alle votazioni in plenaria. 

La "flessibilità" del Parlamento è cominciata però a scricchiolare a fine ottobre. Prima, l'ufficio di presidenza ha introdotto l'obbligo del Green pass per entrare all'Eurocamera, valido per funzionari e visitatori, ma anche per i deputati. Non sono mancate le proteste, tra cui il ricorso di alcuni parlamentari no-vax, come l'ex leghista Francesca Donato, sul quale il Tribunale Ue dovrebbe pronunciarsi a breve. Nell'attesa, pochi giorni fa, la decisione dei vertici del Parlamento di eliminare la formila ibrida, e ripristinare l'obbligo di presenza fisica a Strasburgo. Pena la perdita del gettone.

Stavolta, la decisione dell'Eurocamera ha trovato un fronte più vasto di oppositori: sono quasi 180 quelli che hanno sottoscritto una lettera, scritta dai deputati tedeschi Angelika Niebler e Daniel Caspary, in cui si chiede di tornare al "regime speciale", ossia il connubio tra il tradizionale lavoro in presenza e la partecipazione a distanza. "La situazione Covid sta peggiorando in tutti gli Stati membri", hanno scritto i deputati tedeschi nella lettera a Sassoli. "Siamo preoccupati di avere 705 membri che votano in presenza in plenaria la prossima settimana", hanno evidenziato.

L'allarme non sembra infondato: negli ultimi giorni, riporta Politico, più di 80 deputati e dipendenti sono risultati positivi al Covid-19. Ufficialmente, il Parlamento mantiene la sua decisione. "La situazione pandemica è costantemente monitorata con attenzione", ha detto un portavoce del Parlamento. "Siamo soddisfatti di essere stati in grado di andare verso una situazione più vicina al normale lavoro del Parlamento senza ridurre le garanzie sanitarie per tutti coloro che lavorano qui".

Ma la furia dei deputati, iniziata la settimana scorsa durante la mini-plenaria a Bruxelles, si intensifica. "In tutta Europa, i numeri stanno esplodendo e proprio mentre stiamo entrando nella quarta ondata, il Parlamento sta rinunciando a tutte le precauzioni e facendo sedere i deputati gomito a gomito, è ridicolo", ha detto Daniel Freund, un deputato tedesco dei Verdi. "Ci sono molte opportunità di funzionamento ibrido", ha aggiunto. "Ora tutti i progressi che abbiamo fatto nella modernizzazione del Parlamento sono fuori dalla finestra".

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