L'Olanda manda i malati di Covid in Germania: "Nelle terapie intensive solo 200 posti ancora liberi"

Oltre 10mila casi in un giorno e reparti già a livello di saturazione nei Paesi Bassi. Situazione simile anche nel vicino Belgio, mentre il capo degli ospedali di Parigi avverte: "Seconda ondata peggio della prima"

Oltre 10mila nuovi casi in un giorno, il dato più alto rilevato dall'inizio della pandemia. E soprattutto poco più di 200 posti liberi nelle terapie intensive di tutto il Paese. Una situazione, quella dei contagi di Covid-19 in Olanda, che le autorità non esitano a definire uno "tsunami". Mentre in Francia, il capo degli Ospedali di Parigi ha detto di ritenere "possibile" che la "seconda ondata" della pandemia "sia peggio della prima". Preoccupazioni che fanno il pari con gli allarmi lanciati in altre parti d'Europa, dalla Repubblica ceca al Belgio.

Perché al di là dei contagi, quello che comincia a fare paura ai sistemi sanitari di gran parte dei Paesi Ue è l'improvvisa ed elevata pressione sugli ospedali. Ernst Kuipers, responsabile del Centro di coordinamento per la distribuzione dei pazienti in Olanda, ha snocciolato i dati preoccupanti di degenza dei malati gravi: dei 1.150 posti letto in terapia intensiva che i Paesi Bassi hanno ufficialmente, 463 sono occupati da pazienti Covid-19 e 460 con pazienti con altre patologie che richiedono cure intensive. I ricoveri regolari per Covid sono invece 1.540. Cifre che hanno spinto il governo a chiedere alla Germania di accogliere di nuovo i malati gravi che gli ospedali olandesi non riescono più a gestire (cosa già avvenuta nel recente passato). "La prima ondata è apparsa come un maremoto, ora questo è più uno tsunami. La prima ondata sembra meno alta, ma l'acqua che seguirà è più forte", ha detto Kuipers.

Il vero problema, secondo Kuipers, non è infrastrutturale: a suo avviso, la costruzione di ospedali speciali per pazienti con coronavirus non è una soluzione in questo momento perché, spiega, "il problema non è la mancanza di infrastrutture o attrezzature respiratorie, ma la mancanza di personale", uno scenario che si era già visto lo scorso marzo. Ecco il perché della richiesta di aiuto alla Germania, che pur avendo a che fare con una impennata dei contagi, ha dalla sua una situazione ospedaliera decisamente più solida: solo il Nord Reno-Westfalia, la regione tedesca equivalente in densità di popolazione all'intero Paesi Bassi, dispone di 6 mila posti letto in terapia intensiva per i suoi residenti. 

Anche altri Stati Ue stanno già facendo i conti con la carenza di posti letto. Il direttore generale degli Ospedali di Parigi, Martin Hirsch, ha annullato i giorni di ferie che erano stati programmati da una parte dei dipendenti delle struttire sanitarie della Capitale: "per altri - ha precisato - abbiamo preferito che prendessero delle vacanze adesso, prima di questo temibile mese di novembre". In Belgio, la situazione più preoccupante riguarda gli ospedali di Bruxelles e della Vallonia, tanto che nelle ultime ore si sono intensificati i trasferimenti nei reparti delle Fiandre. 

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