Lunedì, 2 Agosto 2021
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"Il nucleare è verde e meno costoso del solare", asse Ue tra Macron e Meloni

I partiti europei del presidente francese e della leader di Fratelli d'Italia propongono assieme una strategia per ridurre le emissioni di CO2 grazie a un "Rinascimento" dell'atomo, che rimetta le centrali al centro della strategia energetica Ue

I partiti Ue di Renew Europe - il gruppo liberale nato per volontà del presidente francese, Emmanuel Macron - e dei Conservatori e riformisti europei - presieduto dalla leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni - vogliono che l’Europa scommetta sull’energia nucleare per ridurre le emissioni di CO2. Secondo uno studio commissionato dagli eurodeputati centristi e conservatori, le sole fonti energetiche rinnovabili - come il solare o l’eolico - saranno insufficienti a raggiungere l’obiettivo di zero emissioni nette entro il 2050, come previsto dal Green Deal europeo. Di qui la necessità di un “Rinascimento nucleare” per l’Europa che “creerebbe condizioni di parità” con un abbandono delle fonti fossili da sostituire con la fonte energetica ritenuta più economica.

Lo studio

Intitolato “Road to EU Climate Neutrality by 2050”, il rapporto ha esaminato più nello specifico i costi e le necessità di energia eolica e solare paragonate al nucleare nei Paesi Bassi e in Repubblica Ceca. Lo studio conclude che l'energia nucleare è effettivamente più economica di quella eolica e solare e che le energie rinnovabili considerate più ‘pulite’ da sole non sarebbero in grado di soddisfare la domanda di elettricità di tutti i Paesi Ue.

L'alleanza per il nucleare

L’inedita alleanza di eurodeputati pro-nucleare punta il dito soprattutto contro le “sovvenzioni discriminatorie” ovvero quelle “note e nascoste, dirette e indirette, in contanti o in natura, e altri vantaggi a favore dell'energia rinnovabile”. I fondi per l’energia, si legge nello studio, andrebbero invece ripartiti “in modo che il nucleare possa competere in condizioni di parità”.

La Commissione Ue non ci sta

Il piano proposto finora dalla Commissione europea per fare dell’Europa il primo continente neutrale dal punto di vista climatico entro il 2050, secondo lo studio, “dipende da fattori che l'Ue non controlla come i progressi tecnologici, la domanda di energia, il costo del passaggio alla neutralità climatica, lo stato generale dell'economia, la crescita della popolazione e via dicendo”. Ma, almeno finora, l’esecutivo europeo non si è mostrato molto sensibile alle ragioni del nucleare. Frans Timmermans, vicepresidente della Commissione e responsabile del Green Deal, ha più volte messo in guardia sui costi di costruzione delle centrali nucleari che vanno ad aggiungersi ai “gravi svantaggi”, come le importazioni di uranio e il trattamento delle scorie radioattive.

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