Meloni ‘scavalca’ Salvini in Europa: eletta presidente del partito europeo dei Conservatori

La formazione di cui fa parte Fratelli d'Italia sceglie la "donna, madre, cristiana" come leader. Una dimostrazione della popolarità dell'ex ministra che insidia la leadership leghista della destra Ue

Meno di un anno e mezzo fa il leader della Lega Matteo Salvini veniva incoronato dal giornale bruxellese Politico come eurodeputato più influente della legislatura europea 2014-2019. Il carroccio vinceva a mani basse le elezioni europee di maggio dello scorso anno e si aggiudicava il primato continentale di seggi assieme alla Cdu di Angela Merkel e al Brexit Party di Nigel Farage. Con l’addio a Bruxelles dei fautori della Brexit, Salvini restava l’unico leader, incontrastato, della destra europea. In pochi si sarebbero aspettati che a insidiarne la leadership sarebbe stato un altro italiano, anzi un’italiana. 

Giorgia Meloni da ieri è la presidente del Partito dei Conservatori e Riformisti europei. Si tratta della formazione di cui fa parte Fratelli d’Italia e che conta 62 eurodeputati. Non tantissimi, se si considera che solo la Sinistra/Gue ne conta meno, ma con un peso specifico non trascurabile nel risiko politico Ue. I Conservatori si oppongono a Ursula von der Leyen e alla sua Commissione che ha fatto del Green Deal la propria bandiera politica. Ma possono contare sul commissario all’Agricoltura Janusz Wojciechowski, espressione del Governo polacco guidato dal partito PiS (Diritto e Giustizia), con il quale proprio Salvini voleva allearsi all’indomani delle elezioni europee. 

La scelta eleggere Meloni presidente della casa europea dei Conservatori è arrivata dopo il successo della ex ministra dell’ultimo Governo di Silvio Berlusconi alle elezioni regionali della scorsa settimana. Evidentemente l’Ecr (sigla di European Conservatives and Reformists) ha deciso di puntare sulla “donna, madre, cristiana”, come la Meloni stessa si definì un anno fa, per ‘scavalcare’ la personalità degli altri leader della destra europea, a partire dallo stesso Salvini, che assieme agli alleati francesi di Rassemblement National e ai tedeschi di Afd ha dato vita al gruppo parlamentare Identità e Democrazia. 

Una collocazione, quella del partito dell’ex vicepremier, da tempo oggetto di critiche all’interno dello stesso partito fondato da Umberto Bossi. “Se vorremo in futuro governare, Matteo dovrà incontrare Draghi e poi chiedere l’iscrizione al Ppe”, ha detto pochi giorni fa Giancarlo Giorgetti, segnando una netta sterzata nella linea europea del partito, dall’opposizione “dura e pura” all’Europa e alla moneta unica (si veda la campagna elettorale del 2014) all’ingresso nel primo partito Ue, europeista per definizione.

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