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Sabato, 4 Febbraio 2023
Nuovi equilibri

La Nato riapre le porte all'Ucraina e mette la Cina nel mirino

I ministri dell'alleanza tornano a Bucarest dove nel 2008 promisero un futuro euratlantico a Kiev e alla Georgia, invasa pochi mesi dopo dalla Russia. Probabile la linea dura su Pechino ma i governi sono divisi

"Ucraina e Georgia diventeranno membri della Nato". Quattordici anni dopo la promessa storica dei Paesi dell'Alleanza atlantica, finora non mantenuta, i ministri degli Esteri della Nato si incontreranno a Bucarest, la città dove venne sottoscritto l'impegno. Il luogo della riunione che si tiene oggi e domani nella capitale romena ha un alto valore simbolico dal momento che la Nato sembra intenzionata a rinnovare la promessa che nel 2008 scatenò l'ira di Vladimir Putin. A stretto giro il capo del Cremlino definì quella apertura "una minaccia diretta" alla Russia, che pochi mesi dopo invase la Georgia.

Più aiuti a Kiev

Il dossier Ucraina è destinato a tenere banco nella riunione che inizia questa mattina e che vedrà tra gli invitati, per la prima volta, il ministro degli Esteri della Moldavia. Le discussioni tra i ministri saranno dedicate all'aumento del supporto militare a Kiev e alla necessità di continuare a sostenere il Paese invaso dalla Russia senza entrare in diretto conflitto con Mosca. Tra le decisioni più attese c'è il rafforzamento del lato orientale dell'Alleanza atlantica ma anche la fornitura extra di beni civili come carburante, farmaci e mezzi necessari a passare l'inverno. Molti ucraini dovranno affrontare la stagione fredda senza elettricità, visto che le ultime azioni militari del Cremlino si sono concentrate proprio sulle infrastrutture energetiche. Tra i messaggi espressi nelle ore precedenti alla riunione da Jens Stoltenberg, segretario generale dell'alleanza, c'è la garanzia che "le porte della Nato sono aperte" e che "la Russia non ha potere di veto" sull'adesione di nuovi Paesi.

Il veto turco

Chi invece il potere di veto ce l'ha - e lo fa pesare - è la Turchia. Ankara non ha ancora ratificato l'adesione di Svezia e Finlandia alla Nato fruttando la regola dell'unanimità tra Paesi dell'alleanza militare per l'adesione dei nuovi Stati membri per ottenere risultati da rivendicare nella politica interna, a partire dalla repressione della minoranza curda. Ma l'adesione degli scandinavi alla Nato è stata decisa al vertice di Madrid di giugno scorso e col passare dei mesi stanno aumentando le pressioni sul governo turco. Di qui un incontro trilaterale organizzato a margine della riunione tra il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, e i suoi omologhi svedese e finlandese. Anche nelle ultime settimane Ankara ha accusato Stoccolma ed Helsinki di offrire rifugio ai militanti curdi che considera "terroristi". "Il processo sta procedendo positivamente, ma ci sono ancora passi da fare. La Svezia è il Paese che deve fare di più", ha affermato Cavusolglu facendo capire che Ankara detterà nuove condizioni. 

La "sfida" cinese

Poi c'è la Cina. Le relazioni tra i Paesi dell'alleanza e il gigante asiatico sono sempre state ambigue e scoordinate tra loro. Adesso, questa è la novità, i trenta governi Nato sono pronti a riconoscere la Cina come "una sfida" nel documento finale della riunione. Un passo avanti ancora troppo timido secondo gli Stati Uniti, che speravano di trovare la sponda dell'intera Nato per la loro politica strategica di contenimento del dragone. Ma nulla pare più difficile che allineare tra loro le posizioni dei trenta Paesi che variano dalle pessime relazioni tra Pechino e la Lituania - quest'ultima mesi fa scatenò l'ira cinese accettando l'apertura di un ufficio di rappresentanza diplomatica di Taiwan - al rinnovato 'feeling' tra la Germania e il suo primo partner commerciale, dimostrato dal bilaterale in Cina tra il cancelliere tedesco Olaf Scholz e il presidente cinese Xi Jinping. Il dossier Cina sarà sul tavolo a Bucarest, dove i colloqui offriranno l'antipasto dello scontro interno che potrebbe tormentare la Nato per i prossimi anni, con lo scenario di uno scontro aperto su Taiwan sempre più realistico.

Perché la Cina ha paura di uscire dalla strategia zero-Covid 

"La guerra in Ucraina - ha avvertito Stoltenberg - ha dimostrato la nostra pericolosa dipendenza dal gas russo. Quindi dobbiamo valutare la nostra dipendenza da altri regimi autoritari, senza dimenticare la Cina". Pechino, ha aggiunto il segretario generale, "non condivide i nostri valori" ed è responsabile di "violazioni dei diritti umani" e "repressione", mentre cerca di "controllare le infrastrutture critiche" negli altri continenti. Parole che preannunciano una linea dura della Nato verso Pechino, anche se resta da vedere quanti governi ribadiranno queste affermazioni.

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